Libertà di stampa minacciata in Turchia


tur_sta_333Mentre il governo di Ankara rilascia dichiarazioni per presentare il paese come modello di democrazia e sviluppo, la libertà di stampa in Turchia è costantemente minacciata e gli operatori dell’informazione sono costretti a vivere in un clima di tensione crescente, violenza e minacce.

 

Secondo la European Federation of Journalists (EFJ), sono più di 70 i giornalisti detenuti con l’accusa di appartenere a organizzazioni terroristiche filocurde. Il 17 settembre scorso, a seguito di una missione congiunta che ha coinvolto la Journalists Union of Turkey, l’International Press Institute e la piattaforma internazionale Freedom for Journalists, la EFJ ha diffuso un comunicato stampa dal quale emergono dati preoccupanti. “Se la Turchia non fermerà le sue restrizioni contro giornalisti e media, temiamo che questo possa avere un impatto negativo anche altrove, sia nel resto della regione che in Europa. Per questo chiediamo ai partner turchi di fare pressione sul governo affinché interrompa la sua guerra contro i giornalisti e contro la libertà di stampa”, ha dichiarato Arne König, Presidente dell’EFJ.

Per la Piattaforma di Solidarietà con i Giornalisti Incarcerati, nel 2012 la Turchia ha raggiunto il triste primato del maggior numero di operatori dell’informazione imprigionati al mondo. Negli ultimi mesi gli arresti sono sensibilmente aumentati e questo ha fatto retrocedere il paese di 10 posti nel Reporters International Press Freedom Index (ora è 148mo su 179).

La maggior parte dei detenuti è accusata di appartenere all’Unione delle Comunità Kurde (KCK) e si trova sotto processo per aver diffuso notizie che il governo di Ankara vorrebbe continuare a censurare. La situazione è peggiorata dal 2009, con l’avvio della “KCK Operation” contro l’Organizzazione della Società Civile Kurda che ha portato dietro le sbarre decine di persone collegate, secondo la polizia, a presunte organizzazioni illegali. La Piattaforma ha più volte denunciato come il partito turco al potere, Giustizia e Sviluppo, con la sua politica di violenza e intimidazioni “abusi della legge antiterrorismo”, nel generale disinteresse dei media mainstream europei e internazionali.

“Non ci rassegniamo al fatto che la questione della libertà di stampa in Turchia riscuota un così scarso interesse tra l’opinione pubblica occidentale”, ha dichiarato il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), Roberto Natale, in un incontro sulla libertà di stampa il 2 ottobre a Roma. Nel 2012 la FNSI ha aderito alla campagna europea “Adottiamo un giornalista” che ha lo scopo di portare all’attenzione dei sindacati nazionali di categoria alcuni casi di arresto di colleghi turchi e curdi. “Uno dei due giornalisti adottati da noi, Baha Okar, turco, è stato rilasciato – ha spiegato Natale – mentre il curdo Bedri Adanir rischia fino a cinquant’anni di carcere se le accuse di terrorismo che gli sono mosse saranno confermate”.

//Hüseyin AykolL’iniziativa di Roma è stata organizzata in collaborazione con l’Associazione Europa-Levante, che dal 2001 promuove iniziative di solidarietà e una cultura di rispetto dei diritti umani nell'area mediorientale. Tra gli ospiti presenti, alcune firme del giornalismo italiano, come Stella, La Volpe e 

Remondino, e l’ex caporedattore turco del quotidiano Özgür Gündem, Hüseyin Aykol, che ha scontato dieci anni di prigionia perché accusato di essere un militante filo-curdo.

Aykol dirigeva Özgür Gündem nella prima metà degli anni novanta, quando gli scontri tra i guerriglieri curdi e il governo turco raggiunsero livelli di massima tensione. I giovani colleghi della sua redazione denunciavano le continue violazioni dei diritti umani a Diyarbakir e nel resto del mondo. Alcuni di loro sono stati rapiti, torturati e assassinati, mentre la polizia irrompeva continuamente nella sede del quotidiano sequestrando documenti, attrezzature e filmati.

“Fare giornalismo parlando di curdi ai turchi è sempre stato molto difficile – ha raccontato Aykol nel suo intervento –. Negli anni novanta, prima i nostri colleghi sono stati arrestati, poi l’esercito ha bombardato la nostra redazione e uno ad uno molti collaboratori sono stati uccisi. Lavoro nel settore da 23 anni, come giornalista e come editore, e ogni volta che un giornale è stato chiuso ne abbiamo aperto un altro, con un altro nome, sapendo di andare incontro agli stessi problemi. Ho insegnato giornalismo a molti giovani che ora lavorano nel paese e l’ultimo processo, tuttora in corso, vede imputati 36 dei miei colleghi. Oggi la situazione in Turchia è drammatica. Quasi tutti i giornali sono allineati nel raccontare le stesse notizie e gli altri rischiano sempre di chiudere, per accuse banali e infondate. A marzo Özgür Gündem è stato chiuso per l’ennesima volta ma c’è stata una mobilitazione generale che ha accelerato i tempi di riapertura”.

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Nel suo intervento alla conferenza di Roma, l’avvocato Arturo Salerni, Presidente di Europa-Levante, ha sottolineato come in Turchia la questione della libertà di stampa sia legata al rispetto dei diritti umani fondamentali. “Negli ultimi anni le detenzioni arbitrarie sono aumentate – ha spiegato Salerni –, parliamo di centinaia tra sindaci, amministratori locali, avvocati, leader sindacali, esponenti del settore pubblico e giornalisti. Molti di loro sono in carcere perché curdi, oppure perché considerati simpatizzanti. È importante considerare però che oggi la spinta separatista non è più prioritaria tra le rivendicazioni curde, che negli ultimi tempi si stanno piuttosto orientando verso il riconoscimento dell’autonomia nei paesi dove il loro popolo vive: Iran, Iraq, Turchia e Siria. La situazione della libertà di stampa in Turchia è molto complessa e solleva problematiche politiche di rilevanza internazionale. Con l’inasprirsi dello scontro a seguito delle vicende siriane è fondamentale che il Governo italiano e l’Europa comincino a svolgere un ruolo attivo”.

 


 

Federica Araco

20/10/2012


 

 

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