Beirut, I Love You - A Work in Progress

bey_250La Fondazione Merz presenta la video installazione Beirut, I Love You - A Work in Progress dell’artista Zena el Khalil in collaborazione con il regista Gigi Roccati, parte del progetto ideato da Artissima 19 It’s Not The End Of The World. Il lavoro è frutto dei tre anni di collaborazione nell'adattamento dell'omonimo romanzo pubblicato da Zena el Khalil nel 2008, in un film lungometraggio ancora da realizzare, per la regia di Gigi Roccati.

Il video presentato alla Fondazione Merz svela l'approccio poetico di el Khalil ai temi e ai personaggi del film attraverso immagini documentarie, archivi familiari e una messa in scena filmata tra Beirut e New York. L'installazione è complemento alla sfaccettata natura del progetto Beirut, I Love You e racconta una storia universale di amore tra due migliori amiche, ambientata sulla linea dei conflitti globali, nel crepuscolo del secondo millennio. In un atto di resistenza che rivendica la bellezza contro la costante minaccia della guerra, Zena narra la storia della sua amica Maya, morta poco dopo la fine dell'invasione israeliana del Libano, nel 2006 . Con questo progetto el Khalil mira a rompere stereotipi, costruendo metaforici ponti tra Oriente e Occidente, attraverso il suo approccio unico e umano sul Medio Oriente oggi.

 

Durante l'invasione israeliana del Libano nel 2006, Zena el Khalil iniziò a tenere un blog; beirutupdate.blogspot.com. Nel suo blog, Zena scriveva un resoconto quotidiano della vita sotto le bombe e la stampa internazionale presto la definì la Anna Frank del Libano. Zena fu uno dei primi blogger molto seguiti del Medio Oriente, quasi ad anticipare quello che sarebbe più tardi divenuto il citizen journalism, e l'uso di internet nella primavera araba. Nel suo blog Zena non raccontava solo dell'invasione, ma anche della sua famiglia e della sua migliore amica Maya, alla quale era stato recentemente diagnosticato un cancro. "La prima notte in cui sono cadute le bombe ho iniziato un blog. Se dovevamo morire di una morte senza senso, volevo assicurarmi che il mondo intero sapesse come e perché. Non volevo che diventassimo un altro numero... un'altra statistica senza nome. Ho scritto tutti i giorni e proprio come Sharazade, credevo che condividere le nostre storie potesse tenerci in vita."

Dopo molte pressioni internazionali l'invasione si concluse, ma poche settimane dopo Maya perse la sua battaglia contro il cancro. Come processo di guarigione, Zena ha continuato a scrivere e due anni dopo è nato il libro di memorie dal titolo "Beirut, I Love You". Da allora, el Khalil ha iniziato la collaborazione con il regista italiano Gigi Roccati, per adattare il suo libro in un film lungometraggio. In questo processo, i due hanno partecipato a numerosi laboratori internazionali di scrittura, vincendo tutti e tre i premi di produzione del prestigioso TFL - Torino Film Lab Framework Awards, e aggiudicandosi anche il sostegno del Fondo Europeo allo sviluppo cinema di MEDIA.

It’s Not the End of the World è un progetto concepito e prodotto da Artissima in collaborazione con i principali musei e istituzioni per il contemporaneo del territorio torinese: Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Fondazione Merz, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Palazzo Madama (che ospita il progetto curato da Artissima). It’s Not the End of the World è un percorso unico che riunisce cinque progetti espositivi di cinque rinomati artisti internazionali selezionati da ciascuna delle istituzioni coinvolte: Paola Pivi, Valery Koshlyakov, Zena el Khalil, Ragnar Kjartansson e Dan Perjovschi.

Il titolo, riferimento alla profezia Maya sulla fine del mondo nel dicembre 2012, vuole essere una risposta ottimistica e attiva nei confronti della difficile situazione economica attuale e dei suoi risvolti sulla cultura in generale. Seppur non legati allo stesso tema, i progetti sono accomunati dal desiderio di affrontare in modi diversi l’attuale contesto storico e socio-politico e la posizione dell’opera d’arte rispetto ad esso.

//Zena el Khalil | Zena el Khalil Beirut, I Love You – A Work in Progress (Foto Gigi Roccati)

Zena el Khalil è nata a Londra il 27 aprile 1976, vive a Beirut. Artista visiva, scrittrice e attivista culturale, lavora con una varietà di formati che vanno dalla pittura all'installazione alla performance, dalla tecnica mista al collage, alla scrittura. I temi centrali del suo lavoro includono la questione della violenza e quella della sessualità, utilizzando materiali trovati nella sua città, Beirut. Immagini fotocopiate di miliziani e donne, di civili e familiari sono impreziositi da fiori di plastica, glitter e brillantina, stringhe di luci, keffiyehs colorate, soldatini di plastica, AK-47 giocattolo, arabeschi, perline, tessuti e altri oggetti che possono meglio trasmettere la diversità e il caos della sua città musa e fonte d'ispirazione.

fondazione-merz-logoEl Khalil ha esposto a livello internazionale a New York, San Francisco, Miami, Londra, Parigi, Tokyo e Dubai. Con mostre personali a Lagos, Londra, Monaco, Torino e Beirut. Il suo lavoro è stato anche esibito presso istituzioni come il Mori Art Museum, in Giappone; Institute du Monde Arabe, Parigi, la Fondazione Boghossian, Bruxelles, il Royal College of Art, Londra, la National Gallery di Bosnia ed Erzegovina, Sarajevo; la Barajeel Art Foundation, Emirati Arabi Uniti, l'Institut für Auslandsbeziehungen, Berlino, White Box, Monaco di Baviera e la Fondazione Merz di Torino.

 

 


 

 

 




 

 

 

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