Donne in Algeria, il doppio linguaggio dei numeri

Il CLA (il sindacato dei licei) non va per il sottile: “la condizione sociale della donna algerina è drammatica, è sollecitata solo se c’è un beneficio da trarne, altrimenti non gode di nessuna considerazione da parte della società”, ed esige che la Costituzione sia rivista per eliminare ogni forma di discriminazione.

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Secondo la giurista Aït Zaï del nuovo Observatoire algérien des droits des femmes (Osservatorio algerino dei diritti delle donne), devono essere prese misure “decisioniste”, e altre devono essere accompagnate da un cambiamento di mentalità e dall’eliminazione degli “stereotipi superati sui ruoli e sulle capacità della donna e dell’uomo”.

Zaï rileva la contraddizione tra una società che “si è evoluta” e il codice della famiglia che mantiene sempre la donna in uno stato di “minorità”. Aït Zaï mette il dito nella piaga invocando “la destrutturazione del diritto musulmano, che è un’opera umana” e l’avvio di un “jihad” (sforzo) per consolidare regole più egualitarie. Le algerine hanno superato di slancio le leggi e le istituzioni del loro paese occupando tutti gli spazi accessibili.

Una buona notizia dell’ultimo rapporto dell’Unione Mondiale Interparlamentare (IUP) annuncia che, con il 31,6% delle donne in Parlamento, l’Algeria è il primo paese arabo a superare la soglia del 30 percento delle donne impiegate in questa istituzione, a fronte di una media mondiale del 20,3%.

Questa avanzata dell’Algeria “è un grande risultato in una regione che non è riuscita a mantenere le promesse di cambiamento democratico nei paesi della primavera araba, come l’Egitto e la Libia, e che ha sempre la media più bassa rispetto al resto del mondo con una percentuale del 13,2%”. L’IUP ricorda inoltre che “la Costituzione algerina impone un numero minimo di candidate a seconda della dimensione del distretto di voto. I partiti politici che non rispettano questa quota vedranno le loro liste respinte”, sottolineando “l’altro primato nella storia politica dell’Algeria” ossia “[la nascita di] una lista elettorale esclusivamente femminile”.

“Emploitic”, il principale sito algerino di ricerca lavoro, conferma questa tendenza. Le donne sono il 60 percento dei nuovi diplomati dell’università algerina e superano di gran lunga gli uomini anche nell’insegnamento, nella sanità, negli organi di stampa, con un tasso superiore al 60 percento nel settore della giustizia. Tuttavia, rivela l’inchiesta, per quanto riguarda l’evoluzione della loro carriera e del ruolo nel mondo del lavoro resta ancora molto da fare in termini di crescita professionale e pari opportunità, e anche per quanto riguarda l’accesso ai ruoli decisionali. Alla domanda sul perché lavorino, la maggior parte delle donne intervistate (il 76 percento) ha parlato di “passione personale e indipendenza finanziaria” ma il 46 percento di loro dice di non essere “soddisfatta delle proprie condizioni di lavoro”.

Ma tutti questi aspetti positivi vengono offuscati da una sola cifra: gli oltre 6mila casi di violenza, ossia tra i 16 e i 20 casi al giorno nel 2012, riportati dalla gendarmeria nazionale. Anche là le cifre aumentano, e non certo verso la parità.

 


 

Ghania Khelifi

Traduzione dal francese di Federica Araco

27/03/2013

 

 

 

 

 

 

 

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