Ferite a morte


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Il Manifesto

Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti non è affatto casuale.
Ormai si parla di femminicidio, ovvero un omicidio di massa del genere femminile: “violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna, in quanto donna” (Russel, 1976). E’ un fenomeno spaventoso che riguarda milioni di donne in tutto il mondo, un fenomeno spesso taciuto, o peggio scambiato per generico fatto di cronaca, ma stiamo parlando solo della punta dell’iceberg di una più̀ diffusa cultura di violenza contro le donne. Queste morti “annunciate”, invece, vengono spesso etichettate come i soliti delitti passionali, fattacci di cronaca nera, liti di famiglia.

Le donne muoiono principalmente per mano dei loro mariti, ex-mariti, padri, fratelli, fidanzati o amanti, innamorati respinti. Insomma per mano di uomini conosciuti, membri della famiglia, “amici”, compagni “ fidati”, proprio quelli che dovrebbero far parte della cerchia della loro intimità e sicurezza.

Il dato in Italia è impietoso: muore di violenza maschile (femminicidio) una donna ogni due /tre giorni(!).
E purtroppo nel nostro Paese, mentre parliamo della possibilità di quote rosa in politica, lo Stato ancora non difende come dovrebbe le donne sotto ricatto, molestate, sottoposte a continue minacce, violenze e fisiche e psicologiche dentro e fuori la famiglia, situazioni che, come sa chi lavora in questo campo, sono spesso l’anticamera dei delitti.
I centri-antiviolenza, le reti antiviolenza locali dei servizi si prodigano con passione, ma sono pochi e hanno finanziamenti a goccia dagli enti locali e dallo stato, un rubinetto più chiuso che aperto che non permette mai una seria programmazione sul territorio. Le leggi ci sarebbero ma non sono applicate.

Siamo tutte/i immersi in una cultura che non considera così importante la prevaricazione di un uomo su una donna in quanto basata su stereotipi di genere che condizionano le relazioni nella nostra società. Non esiste nelle scuole un’educazione ai sentimenti, agli affetti, alle relazioni, che aiuti gli adolescenti al rispetto di genere.
Manca ancora un monitoraggio nazionale che metta insieme i dati delle varie associazioni con gli sforzi dei volontari fai-da-te e con quelli delle istituzioni che a diverso titolo hanno a che fare con la violenza contro le donne: quando non si conosce un fenomeno o addirittura lo si disconosce è impossibile affrontarlo.

L’unica luce intermittente ci arriva dalle indagini dell’Istat sulla “Violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori dalla famiglia”, indagini che purtroppo sono episodiche e forniscono solo una stima – seppure scientifica e attendibile – basata su un campione rappresentativo della popolazione.

Bisogna unire gli sforzi, creare una rete così fitta che permetta alle donne di prevenire e combattere questa violenza.
La convenzione NO More! per esempio, frutto del lavoro di diverse associazioni unite per affrontare l’emergenza, indica il percorso che è necessario intraprendere per “richiamare le istituzioni alla loro responsabilità̀ e agli atti dovuti, per ricordare che tra le priorità dell’agenda politica, la protezione della vita e della libertà delle donne non può essere dimenticata e disattesa”.

Il nostro piccolo lavoro teatrale vuol essere uno stimolo, un pugno nello stomaco, un’occasione di riflessione, un tentativo di coinvolgere con una tournée nazionale l’opinione pubblica, i media e le istituzioni, creando nei vari luoghi occasioni di dibattito e discussione.

La drammaturgia è sempre servita ad attirare l’attenzione e a catalizzare le forze, ci piacerebbe tentare e lanciare il cuore oltre l’ostacolo.
In questo cammino noi speriamo, anzi siamo sicure che gli uomini saranno con noi, perché solo insieme potremmo sanare questa ferita.

I tre eventi teatrali sono realizzati in tre luoghi emblematici dell’Italia, a significare il carattere nazionale e trasversale del fenomeno della violenza, ed hanno l’obiettivo di sostenere:

  • la Convenzione No More!
  • la rete dei centri Dire
  • i centri antiviolenza e le associazioni presenti nei territori

Serena Dandini
(in collaborazione con Maura Misiti)


 


 

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