Rivedere Avatar

Avatar nell'(immagi)nazione palestinese : intervista a Yosefa Loshitsky

L'ultimo numero della rivista Third Text¹ presentava un articolo della professoressa Yosefa Loshitsky, intitolato “Cinema popolare, resistenza popolare : Avatar nell'(immagi)nazione palestinese”². L'articolo analizzava come Avatar (2009), film estremamente popolare in Palestina, aveva trovato un eco nella resistenza non violenta dei Palestinesi all'occupazione e alla colonizzazione israeliana. Real/Reel Journal ha discusso con Yosefa Loshitsky della sua appassionante ricerca sulla ricezione di questo film da parte del movimento di resistenza palestinese: Avatar, il film più popolare di tutti i tempi, è infatti stato percepito in modo politicizzato e pertinente per la causa palestinese.

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Lei afferma che Avatar “non si colloca del tutto in quello che si può solitamente chiamare “film politico””. Cos'è un film politico secondo lei ?

Se si vuole schematizzare, potremmo dire che qualsiasi film è politico, o almeno che può essere letto e interpretato in chiave politica. Negli anni sessanta c'è stato un dibattito appassionante sulla definizione del cinema politico. Il lavoro di registi radicali come Jean-Luc Godard illustra bene questo dibattito. La nozione di cinema politico propone un'alternativa alla rappresentazioni tradizionali, poiché non ha per scopo di riprodurre eventi per la cinepresa, ma di produrre eventi che non potrebbero esistere senza la cinepresa. In realtà, nella storia delle teorie del cinema, questo grande dibattito porta sulla lettura ideologica dei film. In questo contesto, certi teorici e critici del cinema hanno affermato che i film più “innocenti” sono, in fondo, i più ideologici, nel senso in cui diffondono e perpetuano l'ideologia dominante come se non posasse nessun problema, come se fosse “naturale”.

 

Come la resistenza popolare palestinese ha manifestato sul campo la sua interpretazione di Avatar ?

Dei contadini palestinesi, degli attivisti e dei membri della resistenza non violenta (tra cui il gruppo israeliano ebreo Anarchici contro il Muro), si sono dipinti il corpo di blu, come il popolo dei Na'vi, durante le manifestazioni settimanali contro il muro dell'apartheid israeliano, nel villaggio di Bilin, vicino a Ramallah, in Cisgiordania, il 12 febbraio 2010.

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Cosa c'è di sovversivo nella trama del film ?

La maggior parte delle persone che hanno visto in Avatar un film sovversivo hanno sottolineato la sua critica del capitalismo predatore, della distruzione dell'ambiente e del pianeta, e della colonizzazione e annientamento dei popoli indigeni. Da questo punto di vista, il film è stato interpretato come una allegoria anticapitalista, antimilitarista, anticolonialista e antimperialista, che difende l'ambiente e i diritti dei popoli indigeni (ma anche quelli degli animali) contro l'alleanza, non così sacra, tra esercito, industria, scienza e tecnologia.

 

La natura è molto importante per il popolo Na'vi: gli alberi di Pandora, che sono al tempo stesso una casa e un luogo sacro, sono un buon esempio. Vi è su questo punto un parallelo tra i Na'vi e i Palestinesi?

Non è sorprendente che il brutale tentativo degli umani di distruggere il paradiso di Pandora, e l'epica battaglia tra autoctoni e colonizzatori che ne scaturisce, abbia un impatto nell'(immagi)nazione palestinese. La natura paradisiaca dei paesaggi palestinesi prima delle prime colonie sioniste è un leitmotiv dell'immaginario nazionale palestinese, in particolare nelle opere del poeta palestinese Mahmoud Darwisch, le cui poesie riflettono i paesaggi palestinesi che la sua famiglia è stata obbligata di lasciare durante la Nakba del 1948. La sua descrizione poetica di questo paesaggio, “con la sua acqua, il suo pozzo, le sue rose, il suo profumo, la sua erba, i suoi boschi e la musica silenziosa del suo suolo”, si è impressa nell'immaginario collettivo dei Palestinesi, tramite la poesia, la letteratura e i racconti orali della Nakba.

 

In Avatar, due scene chiave hanno sicuramente colpito l'immaginario palestinese: la distruzione dell'Albero Casa da parte del popolo del cielo, e la lotta epica tra il colonello dei Marines Miles Quaritch, uomo macchina rinchiuso in un mostruoso bulldozer, e Neytiri, la bella e coraggiosa ragazza del clan dei Na'vi che resiste all'invasione umana. La battaglia si conclude con la vittoria dell'autoctona, un David armato di arco e freccie, contro il super colono, il Golia armato fino ai denti.

 

È Eyal Weizman, architetto e teorico della cultura israeliana, che ha mostrato, nel suo libro Hollow Land : Israel's Architecture of Occupation³, come l'armata israeliana, e soprattutto l'istituto militare OTRI ( Istituto di ricerca di teoria operazionale), mettono in pratica la loro politica di occupazione coloniale e di espropriazione dei territori palestinesi occupati. Questo pensiero si è manifestato pienamente durante la distruzione, da parte dell'esercito israeliano, del campo profughi di Jenine, nel nord della Cisgiordania, nel 2002. Questo “design della distruzione” è messo in pratica con l'aiuto di bulldozer militari, stranamente somiglianti ai bulldozer blindati utilizzati nel film Avatar per distruggere gli alberi e le case dei Na'vi. Con l'intento di evitare perdite di soldati e “nell”incapacità di sottomettere in un altro modo la resistenza, gli ufficiali della Forza di Difesa Israeliana (IDF) hanno dato l'ordine di cominciare a distruggere il campo con giganteschi bulldozer blindati, dei Caterpillar D9, sotterrando i suoi difensori e i civili rimasti sotto le macerie”.

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La macchina da guerra degli umani in Avatar potrebbe essere interpretata come una reminiscenza dell'equipaggiamento della Forza di Difesa Israeliana...

Il bulldozer, simbolo di costruzione nell'ideologia e l'iconografia sioniste, e di distruzione nella vita e nell'immaginario dei Palestinesi, ha un ruolo importante nello sradicamento degli ulivi della Palestina. Avatar, secondo Abdaljawad O. A. Hamayel, “ha mostrato il legame irrefragabile e inflessibile di un popolo con la sua terra, un legame che i Palestinesi comprendono oggi più che mai visto che gli occupanti ci vietano perfino il profumo degli ulivi, un profumo con il quale ogni Palestinese è cresciuto”. La distruzione dell'Albero-casa può solo evocare ai Palestinei l'immagine famigliare dei giganteschi bulldozer blindati, Caterpillar D9, spesso utilizzati dall'esercito israeliano per sradicare gli ulivi palestinesi, alberi centenari volte presenti prima dell'occupazione sionista della Palestina.

 

L'ulivo, simbolo di pace universale, è stato identificato come un nemico nella guerra d'Israele contro il popolo indigeno palestinese. Lo sradicamento di ulivi centenari ha avuto conseguenze disastrose sull'agricoltura, l'economia e l'identità palestinesi. In Palestina, come lo sottolinea Atyaf Alwazir, “l'ulivo è prezioso per la sua presenza storica, la sua bellezza, la sua portata simbolica, ma soprattutto, per la sua portata economica. Gli ulivi rappresentano la principale attività agricola generatrice di reddito per la Palestina, un'attività che fa vivere molte famiglie”. L'ulivo, in quanto emblema della Palestina, è diventato il nemico non solo dell'apparato statale e militare israeliano, ma anche dei coloni ebrei dei territori palestinesi occupati, che senza dare tregua agli agricoltori, hanno reso i raccolti impossibili.

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Il personaggio di Jake è il punto di accesso alla cultura dei Na'vi. Questo ci fa pensare che il pubblico potrebbe identificarsi a lui, ma invece lei afferma che il pubblico palestinese s'identifica direttamente ai Na'vi. Pensate che queste diverse identificazioni possibili determinano l'interpretazione del film ?

Penso che il pubblico (compreso quello palestinese), s'identifica ai Na'vi tramite Jake, un mediatore per lo spettatore. In realtà, Jake diventa autoctono perché s'identifica alla situazione del popolo Na'vi. In questo senso, egli “tradisce” il suo popolo, il popolo del cielo. È il collegamento che ho fatto con il caso Rachel Corrie.

 

Nel caso Rachel Corrie, il bulldozer, simbolo della distruzione della Palestina, non ha mai avuto così tanta visibilità nella coscienza occidentale e in particolare quella americana. Questa cittadina americana membro del Movimento di Solidarietà Internazionale (ISM) è stata uccisa a Rafa, nella striscia di Gaza, proprio da un Bulldozer della Forza di Difesa Israeliana, mentre stava facendo da scudo umano per impedire all'IDF di distruggere una casa palestinese. In Avatar, i giganteschi bulldozer blindati che distruggono le case e la foresta dei Na'vi s'imbattono in Jake, che affronta la minacciosa macchina da guerra per fermare la distruzione. “Continui, se ne andrà”, ordina il Colonello al conduttore del bulldozer che si preoccupa di ferire “uno dei nostri”, un ex Marine americano passato con il nemico, “un traditore” che ha raggiunto la resistenza dei Na'vi contro l'invasione umana.

 

Avatar è stato descritto come un film razzista da certi critici e analisti a causa degli “amalgami” che fa a proposito degli autoctoni (i Na'vi, secondo i critici, sono un “”amalgama degli stereotipi razziali e tribali), e a causa della figura del “Messia bianco” (Jake). Ma sono proprio questi “amalgami” che permettono interpretazioni locali, e modifiche della lotta sul campo. Eppure i Na'vi agiscono come uno specchio dei desideri : rimandano a diversi gruppi l'immagine della loro resistenza locale e la collegano ad altri atti di resistenza simili in diverse parti del pianeta. La natura ibrida degli autoctoni di Avatar permette di vedere come le lotte dei popoli indigeni s'incastrano e come le culture possono resistere al tentativo di nasconderle.

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Lei sa se il film è stato interpretato nello stesso modo dei Palestinesi da altri gruppi o nazioni ?

È una domanda interessante ma non ho abbastanza informazioni al riguardo. Per quanto ne so si dice che Avatar è stato ritirato dagli schermi in Cina perché giudicato sovversivo dalle autorità. Il governo cinese ha temuto che i cittadini “possano fare il collegamento tra la situazione del popolo Na'vi, cacciato dalle sue terre, e le numerose e spesso brutali espulsioni degli abitanti che intralciano la strada dei costruttori”. Evo Morales, il primo presidente autoctono della Bolivia, ha detto che si identificava alla “forte dimostrazione di resistenza al capitalismo e alla lotta per la difesa dell'ambiente” che il film trasmette.

 

Il vostro articolo mostra come il film apra la via ad un largo spettro d'interpretazioni da parte di diverse comunità. Lei ha l'impressione che questo fenomeno sia spesso ignorato dal modo in cui la stampa popolare rende conto dei film ?

Si. Ho l'impressione che la stampa popolare, ma anche le critiche intellettuali dei grandi giornali, restano ancora attaccati ad un approccio alquanto elittista e tradizionale della critica, che si limita ad una sola interpretazione. Questa interpretazione, che riflette il “gusto” particolare del critico e le sue “preferenze”, è fondata sul suo ambiente socioeconomico e culturale, e ignora spudoratamente la capacità di diversi pubblici di produrre la propria interpretazione.

 

 


 

Intervista di Richard Huleatt a Yosefa Loshitsky

Traduzione Matteo Mancini

26/04/2012

 

Articolo pubblicato su Real/Reel Journal : http://realreeljournal.com/2012/04/26/avatar/

Articolo completo in inglese scaricabile su :

http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/09528822.2012.663971

http://yosefaloshitzky.com

 

¹ Thirt Text, 115, Vol. 26, No. 2, (March, 2012), pp. 151-163.

² “Imagination” in inglese rimanda alla facoltà d'immaginare e all'immaginario. Yosefa Loshitsky fa un gioco di parole tra “immaginario”, “immagine” e naturalmente “nazione”.

³ Architettura dell'occupazione. Spazio politico e controllo territoriale in Palestina e Israele (Saggi, Bruno Mondadori, 2009).

 

 

 

 

 

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