Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile

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Il 12 giugno 2013 si osserva la Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile voluta dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) per richiamare l’attenzione dei governi e della società civile sulla condizione di vita di oltre 215 milioni di bambini e adolescenti cui vengono negati i diritti fondamentali (1). Di questi, 115 milioni svolgono lavori considerati pericolosi, incluse le forme peggiori di lavoro minorile, ovvero in pratiche assimilabili alla schiavitù, servitù per debiti, prostituzione, attività illecite o altri lavori dannosi per la salute, la sicurezza o la morale dei bambini.

 

Inoltre, il lavoro domestico dei minori è un fenomeno largamente diffuso e in costante aumento. Secondo l’ILO, almeno 15,5 milioni di bambini — per lo più femmine — sono vittime di questa forma nascosta di sfruttamento che comporta spesso anche abusi, rischi per la salute e violenze. In violazione della legge internazionale, nell’inadempienza degli obblighi giuridici e nell’indifferenza quasi generalizzata del consumatore, milioni di minori, in paesi ricchi e poveri, sono vulnerabile preda di prepotenza e abuso. A loro viene negato il diritto alla scuola. Lavorano in agricoltura, in miniera, nei servizi, nelle industrie per la fabbricazione di molti prodotti destinati all’esportazione. Sono sfruttati nella prostituzione e nella pornografia, per il traffico delle droghe e per altre attività illegali.

Molti vengono impiegati nei conflitti armati. A tutti è negato lo sviluppo del loro potenziale di vita. Sono spesso reclusi, emarginati, esposti a sofferenze fisiche e psicologiche. Sono bambini senza infanzia.

Secondo l’ILO, è possibile porre fine allo sfruttamento del lavoro minorile. A tutela dei minori esistono specifiche Convenzioni (2), strumenti giuridici che chiedono ai governi interventi mirati per l’eliminazione dello sfruttamento del lavoro minorile e la proibizione - con procedure d’urgenza – per le sue forme peggiori.

Resta tuttavia larga distanza tra la ratifica delle Convenzioni sul lavoro minorile e le concrete misure intraprese dai governi per affrontare il fenomeno. Il modello di globalizzazione guidato dalla finanza, che ha condotto alla crisi del 2008, ha prodotto disoccupazione di massa e sottoccupazione. Il drammatico quadro d’insieme evidenzia ineguaglianze sociali ed economiche in molteplici forme e in sistemi produttivi che rafforzano la delocalizzazione della produzione per fattori competitivi.

Secondo statistiche ILO, circa 200 milioni di donne e uomini sono disoccupati e circa 74 milioni di giovani donne e uomini non hanno lavoro. Tuttavia, paradossalmente, persiste il fenomeno del lavoro minorile. Per spezzare il circolo vizioso che poggia sullo sfruttamento della povertà, occorre invertire la rotta, realizzare politiche sociali « intelligenti » per uno sviluppo sociale sostenibile, concentrato sulla creazione di occupazione piena e produttiva. Occorre investire nel capitale umano, garantire la scuola d’obbligo a tutti i bambini e rafforzare politiche educative e sociali che possano assicurare il rispetto dei diritti umani e una equa distribuzione della ricchezza. L’ILO sollecita politiche economiche e sociali per eliminare le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile entro il 2016 (3).
 

Questo è oggetto di studio della Giornata Mondiale contro il lavoro minorile 2013 che in Italia, quest’anno, si celebra a Milano, presso Villa Clerici, con un incontro al quale intervengono, fra gli altri, Cecile Kashetu Kyenge, Ministro all’Integrazione, Pierfrancesco Majorino, Assessore alle Politiche Sociali e Cultura della Salute del Comune di Milano, Maria Cristina Spinosa, Assessore al Decentramento del Comune di Torino, Maria Gabriella Lay, Rappresentante dell’ILO (International Labour Organization – Organizzazione Internazionale del Lavoro). La Giornata milanese è organizzata dall’Associazione Italiana per l’Educazione ai Media e alla Comunicazione (MED) , in collaborazione con: Comitato Italiano Città Unite (CICU), World Organization of the Scout Movement (WOSM) e Fondo Provinciale Milanese per la Cooperazione Internazionale (FPMCI), che quest’anno si associano all’ILO per sollecitare una presa di coscienza del fenomeno e favorire una rete di interventi e investimenti per politiche educative di breve e lungo periodo.
 

Nel corso dell’incontro milanese vengono illustrati i risultati e gli sviluppi futuri di “SCREAM” (Supporting Children’s Rights through Education, the Arts and the Media) di cui il progetto “Giovani in azione” è parte integrante: si tratta di un programma socio-educativo dell’ILO che promuove anche in Italia una sensibilizzazione alla problematica del lavoro minorile radicata nella conoscenza, nella responsabilizzazione del singolo e nel senso di appartenenza ad un mondo sempre più globalizzato, interdipendente e multiculturale. La metodologia fa ricorso alle arti visive, alla scrittura creativa, alla musica, al teatro, ai nuovi media, ai social media e si sviluppa attraverso dinamiche partecipative di gruppo che sollecitano l’espressività, il dialogo e la comunicazione. “Giovani in azione” è un progetto triennale (2013-2016) promosso da ILO, MED, CICU, WOSM e MIUR (Ministero dell’Istruzione), con lo scopo specifico di sostenere la campagna mondiale per l’eliminazione dello sfruttamento del lavoro minorile.

 


 

 

 

 

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