In metamorfosi


Immagini e parole ispirate allo spettacolo della compagnia Astragali di Lecce.

 

 



//1) “Lui fugge, atterrito, e raggiunti i silenzi della campagna si mette a ululare: invano si sforza di emettere parole. La rabbia gli sale alla faccia dal profondo del suo essere, e assetato come sempre di strage si rivolge contro le greggi, e anche ora gode a spargere sangue. Le vesti trapassano il pelame, le braccia in zampe: diventa lupo, e serba tracce della forma di un tempo”. (Licàone, I 232-238);
//2
//3) “S’incamminarono, e si velarono il capo e si slacciarono le vesti, e lanciarono all’indietro dei sassi, ubbidendo al responso, sulle proprie orme. I sassi – chi lo crederebbe se non lo attestasse una tradizione così veneranda? – cominciarono a perdere la loro fredda durezza, ad ammorbidirsi a poco a poco e, ammorbiditi, a prendere forma. Quindi crebbero e diventarono di natura più tenera, e allora si cominciarono a intravedere delle forme umane …” (Deucalione e Pirra, I 398-405);
//4) “Argo aveva il capo contornato da cento occhi. Questi occhi si riposavano a turno, a due per volta, mentre gli altri restavano aperti e continuavano a fare la guardia. In qualunque modo si sistemasse, egli guardava dalla parte di Io: anche se le voltava le spalle, aveva sempre Io sotto gli occhi. Di giorno le permetteva di pascolare; quando il sole s’inabissava dietro la terra, la metteva al chiuso con un’indegna cavezza intorno al collo” (Io, Argo, I 625-631);
//5) “Fetonte, con la fiamma che gli divora i capelli rosseggianti, precipita girando su se stesso e lascia per l’aria una lunga scia, come a volte una stella può sembrare che cada, anche se non cade, giù dal cielo sereno” (Fetonte, II 319-322);
//6) Voci di donne e di uomini intonano un canto. Lingue diverse si mescolano in un unico respiro che evoca terre lontane, nostalgia, affetti lasciati con gli occhi pieni di speranza. //7) Tecniche diverse si intrecciano in un’esperienza sonora sospesa tra Oriente e Occidente, dove la voce è al contempo ritmo e melodia e delinea paesaggi emotivi sconosciuti.
//8
//9
//10) “Lei è piena di spavento, e si volge a guardare la riva ormai lontana. La destra stringe un corno, la sinistra è poggiata sulla groppa. Tremolando le vesti si gonfiano alla brezza” (Europa, II 873-875);
//11) “I cani da tutte le parti attorniano e straziano, affondandogli il muso nelle carni, il padrone dalla falsa figura di cervo. E a quanto si dice, l’ira di Diana che porta la faretra non fu sazia che quando, per le moltissime ferite, gli finì la vita” (Atteone, III, 249-252);
//12) “Infatti Tiresia aveva violato con un colpo di bastone il connubio di due grossi serpenti in una verde selva, e divenuto – cosa prodigiosa – da uomo femmina, era rimasto tale per sette autunni”.  (Tiresia, III, 324-327);
//13
//14) “Come quando si rivestono due rami con un pezzo di corteccia, col tempo li vedi saldarsi e crescere insieme, allo stesso modo, una volta unitesi le membra in un intreccio tenace, non sono più due ma una forma duplice, e non puoi più dire se sia femmina o maschio fanciullo, non sembra nessuno dei due e sembra tutt’e due” (Ermafrodito, IV 373-379);
//15) “Per nove giorni, senza toccare né acqua né cibo, digiuna, si nutrì solo di rugiada e di lacrime e mai si staccò da quel posto: non faceva che fissare il volto del dio che passava, seguendone il giro con lo sguardo. Le sue membra, si racconta, finirono con l’aderire al suolo, e per il livido pallore assunto si convertirono in parte in erba esangue; una parte è rossastra, e un fiore viola ricopre il viso. Benché trattenuta dalla radice, essa si volge sempre verso il suo Sole, e anche così trasformata gli serba amore” (Clizia, IV, 262-270);
//16
//17) “Prosèrpina, divenuta una divinità comune ai due regni, sta tanti mesi con la madre e altrettanti con il marito. E subito essa cambia, di spirito e d’aspetto: se fino a poco prima poteva apparire troppo cupa perfino a Plutone, ora sulla fronte le brilla la gioia; così il sole, già coperto di nubi piovose, si affaccia tra le nubi, vittorioso” (Prosèrpina, V 566- 571);//18
//19) “… e subito al contatto del terribile filtro i capelli le scivolarono via, e con essi il naso e gli orecchi; e la testa diventa piccolissima, e tutto il corpo d’altronde s’impicciolisce. Ai fianchi rimangono attaccate esili dita che fanno da zampe. Tutto il resto è pancia: ma da questa, Aracne riemette del filo e torna a rifare – ragno – le tele come una volta” (Aracne, VI, 140-145);
//20) “Sui corpi freddi si prosterna, e a caso distribuisce su tutti i figli gli ultimi baci”. (Niobe, VI 277-278).

 

 

 

 

 


 

 

 

© Federica Araco

 

Con: Charlotte Engelbert, Lenia Gadaleta, Vita Malahova, Roberta Quarta, Onur Uysal, Serena Stifani, Laura Lutard, Fatima Sai, Julian Diamanti, Antonio Palumbo, Camille Thomas, Gaetano Fidanza, Francis Leonesi, Iula Marzulli, Petur Gaidarov, Eleonice Mastria, Eva Andronikidou, Manuela Mastria, Irene Lazaro, Simonetta Rotundo, Oksana Cherkkashina, Fauve Bickerstaffe, Francesca Greco, Nazif Ugur Tan, Hamado Jean Baptiste Tiemtore, Carla Lama, Gizem Guclu, Valentina Favella, Stefania Romano.

 

Le citazioni sono tratte da: Publio Ovidio Nasone, Metamorfosi, a cura di Piero Bernardini Marzolla, Einaudi, Torino, 1994.

 

 

 

 

 

Related Posts

In uscita “Mamma sirena”, il nuovo album di Officina Zoè

16/06/2015

zoe 110Dal 20 giugno è disponibile l’ultimo lavoro della storica band salentina, prodotto dall’etichetta indipendente di Otranto AnimaMundi. Storie di sirene e naviganti, pescatori e avventurieri in un Mediterraneo dalle atmosfere calde e suggestive, tra classici brani di pizzica e pezzi dalle ritmiche ipnotiche e incalzanti, tra cui molti inediti.

A Rovigo gli artisti italiani della Maison Goupil di Parigi

15/05/2013

rovigo_110bisEsposte a Palazzo Roverella opere di alta qualità pittorica e di un verismo attento e sensibile alle trasformazioni sociali, storiche, politiche, economiche, mai prima presentate tutte insieme in Italia. Un successo italiano nella capitale francese negli anni dell’Impressionismo.

Fulvio Roiter: il “Grande Vecchio” del Mediterraneo

28/06/2008

Fulvio Roiter: il “Grande Vecchio” del MediterraneoIl suo entusiasmo così comunicativo spiega l'impressionante quantità di scatti presi in giro per il Mediterraneo che, per il festival “Il Lazio tra Europa e Mediterraneo” sono stati raccolti a piazza Venezia, a Roma, semplicemente sotto il nome di “Mediterraneo”.