Croazia, benvenuta in Europa

Dal primo luglio la Croazia fa parte dell’Unione Europea. A parte le zone turistiche, più sviluppate, il Paese mostra ancora le ferite dalla guerra e in alcuni luoghi il tempo sembra essersi fermato. Molti cittadini sono favorevoli, altri temono che la situazione economica possa peggiorare.

 


 

//Fermata dell’autobus all’ingresso della città di Obrovac. Prima della guerra era la stazione degli autobus, oggi è completamente abbandonata.

La strada sterrata sale dal mare al villaggio Lončari. Ci vogliono altri 5 chilometri per raggiungere la collina dove si trova questo paese con la vista sui due golfi e lo sguardo all'isola di Pag. Una volta qui abitavano 15 famiglie tranne una ottantina di persone, tutte originarie della famiglia Lončar. Il lavoro principale era l’agricoltura, nonostante la terra arida e sassosa non permettesse coltivazioni intense. Per questo motivo, questa zona della Croazia, è stata da sempre la meno sviluppata. Il villaggio fu abbandonato durante la guerra del ‘91-’95.

Oggi qui a Lončari vive solo Nikola Lončar e sua moglie Bosa, i due pensionati rientrati nel 2009 dalla Serbia dove si erano rifugiati.

“La prima macchina qui è arrivata nel 1978. All'epoca si usavano gli asini per il trasporto, allo stesso modo portavano la ghiaia e l’acqua che servivano per le costruzioni delle case. Era proprio come se fossimo una comunità primitiva. Io sono nato e cresciuto qui, da ragazzo ero un buon studente, e il comune di Obrovac mi ha aiutato economicamente dandomi la possibilità di continuare gli studi nella città di Zadar (Zara), la capitale della regione. Era il 1967 quando me ne sono andato da qui.” – racconta Nicola Lončar, mentre sua moglie ci versa il caffè con dei dolci appena sfornati. Il caffè è la prima cosa che si offre ad un ospite. Una volta si chiamava “caffè turco”, chiamato cosi in tutti paesi della Ex jugoslavia. Oggi, ogni paese indipendente ha adottato un proprio nome per lo stesso caffè. In Croazia si chiama “caffè nostrano”.


//Lonačari. Nella sua cucina, la signora Lončar prepara la cena a lume di lampada. Prima della guerra c’era la corrente elettrica.

 

La signora Bosa ci invita a visitare la loro casa prima che tramonti il sole. Manca la luce e con il buio si vede poco o nulla. “L’abbiamo ristrutturata quando siamo tornati dalla Serbia. Queste sono le due camere per gli ospiti, questa è la cucina dove dormiamo noi e questa è la “casa del fuoco” dove si prepara il pane e si conserva il prosciutto. Quest'altro è il ripostiglio, che insieme ad altre cose, contiene anche il frigorifero che funziona grazie alla bombola del gas. In Serbia abbiamo vissuto gli ultimi 14 anni, prima stavamo a Rijeka (Fiume) in Croazia. L'unica cosa che mi manca è la macchina da cucire, però senza la corrente elettrica non potrei neppure usarla” – spiega Bosa che per più di venti anni ha lavorato come sarta.

La famiglia Lončar da quattro anni vive in questo villaggio senza corrente elettrica, senza acqua e senza una strada asfaltata. Prima della guerra in questa zona l'elettricità era disponibile mentre l’acqua corrente, invece, non c'è mai stata. Fortunatamente dietro casa loro si trova un pozzo che garantisce i bisogni essenziali. Ogni volta quando Nikola e Bosa scendono in città per i rifornimenti o la spesa portano con sè anche una pala nel caso in cui la pioggia torrenziale dovesse scavare qualche canale insuperabile per la loro utilitaria.
Hanno chiesto ripetutamente alle autorità di Obrovac di risolvere questo problema, tuttavia una risposta concreta non è ancora arrivata. Il loro caso non è l’unico. Secondo il Signor Lončar, in Croazia ancora oggi sono presenti almeno 210 villaggi senza fornitura elettrica. La cosa più incredibile è constatare che non molto lontano da casa loro le autorità della zona stanno costruendo impianti eolici.

Dopo la nostra visita a Lončari ci siamo indirizzati verso la città di Obrovac, distante una ventina di chilometri. La piccola città fu dominata da numerosi popoli ed eserciti: in primis gli antichi Romani, poi la repubblica di Venezia, Turchi, Francesi e Austriaci. Tuttora preserva l’architettura di varie epoche, una ricchezza di storie e culture diverse di chi è passato o è vissuto qui. La città si trova sul fiume Zrmanja, il fiume più bello e pulito della Croazia da dove si accede ad uno dei canyon più affascinanti dell'intera Europa.

//Obrovac. Ika Milanko teme che entrando in Europa diminuisca la pensione. Ha 76 anni, cinque figli e sette nipoti e vive sola. Qui davanti al caffé Oluja che significa “tempesta”, il nome dell’operazione militare dell’esercito croato contro quello serbo della Krajina, oggi chiuso.

Purtroppo, la distruzione causata dall'ultima guerra è ancora visibile, tutto è immutato dopo quasi 20 anni dalla fine del conflitto. Fino al 1991, la maggior parte degli abitanti era di origine Serba. Oggi sono pochi quelli rimasti, insieme a quelle poche persone ritornate. Tuttavia la città di Obrovac è una di quelle rare città della Croazia dove il partito che ha vinto le ultime elezioni, l' HDZ (L'Unione Democratica Croata) governa insieme con il partito delle minoranze Serbe l'SDSS (Partito Democratico Indipendente Serbo). Questo è un fatto molto importante, proiettato su quella strada che porta alla vera riconciliazione tra le persone. Il sindaco di Obrovac, Ante Župan dell’HDZ, è in carica dagli ultimi 8 anni. Questo è il suo secondo mandato. La nostra visita è capitata proprio nel periodo delle elezioni amministrative e per questa ragione il sindaco si è negato alla nostra intervista. In ogni caso parlando con le persone abbiamo trovato molte risposte alle domande che gli avremmo posto.

La scuola di Gornji Karin, il paese più grande del comune di Obrovac, ospita intorno a 50 bambini dalla prima fino alla quarta elementare. C’è anche una classe unica della scuola dell’infanzia che si chiama “scuola piccola” e che educa 8 bambini di 6 anni.

Parliamo con Maja una delle maestre della scuola, croata rifugiata dalla Bosnia: “Tutti i bambini sono di nazionalità croata, la maggior parte di loro ha genitori rifugiati dalla Bosnia e in larga misura disoccupati. Per esempio nella mia classe di 14 bambini, solamente 3 hanno i genitori impiegati in un lavoro. Tra questi c’è anche mio figlio”.

//Scendendo dalla fortezza di Obrovac si incontrano le ferite della guerra.

La scuola è in condizioni pessime. Il riscaldamento non funziona, ed ogni aula ha una propria stufa a legna. I servizi igienici sono all'esterno e al freddo. La “scuola piccola” si trova all'ultimo piano sotto il tetto che gronda acqua: “Quando piove i bambini stanno seduti sotto l'ombrello. Anche la sicurezza è discutibile, davanti al cancello della scuola c’è la strada dove corrono macchine incuranti, solamente un anno fa una bambina è stata travolta. La palestra non esiste e i bambini sono costretti a fare ginnastica al di fuori del campo di calcio. Ho chiesto più di una volta al comune di intervenire e fare qualcosa” – si lamenta Maja che confida fiduciosa nell'Unione Europea, e che possano arrivare fondi comunitari.

Gornji Karin è il paese maggiormente abitato del golfo. Qui vivono circa 1400 persone che hanno diritto al voto, la maggior parte sono cittadini provenienti dalla Bosnia. Durante l’estate le spiagge sono ben popolate, ma non si tratta di un turismo di massa. Tranne qualche straniero che ha scoperto il posto negli ultimi due anni, la maggioranza dei turisti è ancora di origine serba che ogni anno viene a visitare i parenti rimasti a vivere nella zona. Oppure quelli che hanno mantenuto le case e le sfruttano adesso come case di villeggiatura.

La proprietaria della agenzia turistica “Dalmazia”, unica presente nel paese racconta: “Per l'estate che sta arrivando il comune non ha aiutato in nulla, abbiamo fatto tutto da noi senza nessun supporto, cosi abbiamo stampato la mappa del golfo e le locandine. Il mare qui è bello e pulito, c’è il fango curativo, l’aria buona, la natura selvaggia. Purtroppo i servizi sono pochi, e perfino quelli esistenti sono fatti male. Guardate la condizione della spiaggia, mancano addirittura i bidoni per la spazzatura”. Oltre l’agenzia, c’è un ufficio postale, una scuola, due supermercati, alcuni ristoranti e qualche bar sulla spiaggia. Prima della guerra era presente anche un poliambulatorio medico e la farmacia. Oggi quel palazzo è stato dedicato ai tifosi della squadra di calcio Dinamo di Zagabria, che intendono aprire un bar per le loro riunioni.

 

//Due anziane riposano sotto un ulivo sulla spiaggia di Gornj Karin.

D’altra parte, per quanto riguarda il mercato del lavoro nella zona, non ci sono molto opportunità. La disoccupazione cresce. Ogni anno la gente si arrangia con dei lavori stagionali, tutti rigorosamente pagati in nero. Marijana 48 anni, di nazionalità croata rifugiata dalla Serbia ha lavorato gli ultimi 13 anni sulla spiaggia vendendo crepes, ciambelle, panini e pizzette: “Ogni sera preparavo con mia madre il cibo affinché fosse tutto pronto per la mattina dopo. Di solito verso le 10 facevo un giro dall’una all’altra spiaggia con due cesti pieni. Dopodichè tornavo a casa per preparare la roba per il giro del pomeriggio. La sera tornavo a casa stanca morta, ma pronta per le preparazioni da vendere il giorno dopo, e cosi via per tutta la stagione. Durante l’inverno trovavo sempre qualche lavoretto occasionale, spesso nei campi per raccogliere frutta e verdura. Ma quando non trovavo nulla stavo a casa a preparare e comporre puzzle che per me sono davvero opere d’arte. Adesso lavoro presso un’azienda florovivaistica”. Questa è la vita di Marijana, che in Serbia dove è nata, ha frequentato la scuola per diventare maestra di asilo nido.

La spiaggia più vicina a quella di Gornji Karin è chiamata la spiaggia di Donji Karin, oppure “la spiaggia dei serbi”. Durante l’estate la maggior parte dei turisti è di origine serba che vive nel villaggio di Donji Karin e che appartiene all’altro comune più grande di Benkovac.

A pochi metri della spiaggia di Donji Karin si trova il monastero dei francescani, un complesso costruito originariamente nel quindicesimo secolo: “Il nostro convento da sempre è stato aperto a tutti. Stiamo pensando di riaprire una piccola trattoria qui nel nostro giardino, come c'era una volta”, spiega frate Shime Samac che da tre anni vive qui. Il Monastero fu distrutto nell’ultima guerra dai ribelli della l’autoproclamata Repubblica Krajina di Serbia. Di fatto, oggi il monastero è completamente ristrutturato.

 

// Il frate Shime Samac nel cortile del monastero francescano di Donji Karin.

Il golfo ospita diversi paesi, alcuni dei quali sono costruiti di sole case utilizzate soprattutto per le vacanze, e dove praticamente durante il resto dell'anno non ci vive quasi nessuno. Negli ultimi 10 anni molte delle case distrutte durante la guerra sono state ricostruite; a parte queste, ci sono anche abitazioni acquistate dagli stranieri per pochi spiccioli. Uno dei posti dove ultimamente si costruisce maggiormente è Vrulje: “Qui è un cantiere infinito. Ho comprato questa casa nel 1999 un’abitazione distrutta nell'ultimo conflitto, e vedi, ancora non sono terminati i lavori di ristrutturazione. Ho avuto problemi con la rete elettrica. Quando ho comprato la casa non era legalizzata, allora i tecnici hanno collegato la rete al nome di un vicino che aveva l'impianto elettrico legale, però la sua casa era abbandonata. Alcuni anni dopo il vicino ha deciso di ristrutturare la propria casa e mi hanno tolto il collegamento elettrico, cosi sono rimasto senza per 3 anni. Dopo ho pagato tutto nuovamente, ed ecco adesso è tutto a posto. Ho altre cinque case, e questa l’ha comprata per scherzo un pensionato Sloveno di nazionalità serba”, dice Jovo sorridendo.

Dal 1° luglio la Croazia entra nell'Unione Europea. Le opinioni in merito sono davvero eterogenee. Molti cittadini della zona sono favorevoli e contenti, alcuni sperano che accada un miracolo. Altri sono disincantati, pensano che la situazione economica possa solo peggiorare.

D’altra parte, nonostante una situazione ancora difficile, tutti i cittadini croati sono orgogliosi del loro bel Paese che chiamano “Il bel Paese”. Lo è veramente. La sua natura lo rende unico e caratteristico, con i suoi parchi naturali, le montagne e più di 1300 isole che lo rendono un paese incantato. Il mare ancora incontaminato è la sfida più grande per molte aziende turistiche europee. Purtroppo, ci sono anche quelle che vedono questo paese poco sfruttato come l'ennesima occasione speculativa per progetti mega-miliardari. Uno di questi in corso è la costruzione di un cementificio dell'azienda italiana Fassa Bortolo che nel 2001 ha comprato il terreno e le miniere di Obrovac. L’azienda ha ottenuto il permesso per la costruzione, anche se fortunatamente i lavori non sono ancora partiti in quanto il nuovo governo croato non ha autorizzato lo sfruttamento minerario in superficie.

Molti cittadini di Obrovac temono che un cementificio in questa area sia una vera bomba ecologica, altri sperano invece in un lavoro o un impiego. Qualsiasi cosa possa accadere, nulla sarà più come prima.
Al termine del nostro viaggio è rimasta una domanda alla quale è difficile trovare una risposta: la strada per un futuro migliore di questa gente si sta veramente aprendo?

 



Da sapere:

La guerra in Croazia è stata una delle guerre jugoslave, nel ’91-‘95 tra le forze leali al governo della Croazia e la Jugoslovenska narodna armija (JNA), l'Armata Popolare Jugoslava, controllata da forze serbe.

 

Durante la guerra,  le forze serbe proclamarono la Repubblica Serba di Krajina (RSK) all'interno della Croazia.

 

Nel 1995, la Croazia lanciò due offensive principali dal nome Operazione FlashOperazione Tempesta, che avrebbero cambiato l'esito del conflitto in suo favore.

 

La guerra terminò con una vittoria della Croazia, in quanto questa ottenne i risultati che aveva dichiarato di volere all'inizio del conflitto: indipendenza e mantenimento dei confini.

 

In Croazia durante le guerre jugoslave si sono rifugiati circa 150 000 croati provenienti dalla Bosnia e molti croati provenienti dalla Serbia. Dopo l’operazione Tempesta dalla Croazia si sono rifugiati circa 250mila serbi. Secondo l'UNHCR, nel 2008 erano ritornate in Croazia 125.000 persone, 55mila delle quali per rimanervi stabilmente.

 



Testo di Tatjana Đorđević

Foto di Kei Nagayoshi

 

 

 

 

 

 

 

Related Posts

Obrovac, una città fantasma tra i parchi naturali di Croazia

17/06/2017

bar Oluja-110La natura selvaggia che la circonda è di una bellezza indescrivibile. La vita qui, una volta, era semplice e felice. Purtroppo, due popoli che da sempre hanno vissuto insieme, serbi e croati, ad un certo punto hanno smesso di farlo, nonostante avessero stesse radici, lo stesso codice genetico, parlassero la stessa lingua, avessero le stesse abitudini e gli stessi riti.

Croazia, il nuovo membro "euro-indifferente"

30/06/2013

croazia_eu_110Il 1 luglio la Croazia diventa il 28mo membro dell'Ue. Un paese che si affaccia alla piena membership nell'Unione europea dopo processi di trasformazione profondi, talvolta tormentati e ancora in atto, con un'élite decisa a seguire la strada europea.