2. La responsabilità dei media

//Lampedusa, Flash mob organizzato da Amnesty International il 20 luglio 2012 a conclusione del primo campeggio internazionale per i diritti umani.

 

Secondo i dati della Prefettura di Agrigento, tra il 1997 e il 2012 da Lampedusa sono transitate 172.765 persone, con un picco di ingressi nel 2011 (51.922). Nel primo semestre del 2013, gli arrivi registrati dal ministero dell’Interno sono stati 7.913. “Si è spesso parlato di ‘invasione’, della presenza sull’isola di ‘gente pericolosissima’ in riferimento ai migranti sbarcati o soccorsi in mare” dice Giusy D’Alconzo, direttrice dell’Ufficio Campagne e Ricerca di Amnesty International che qui svolge un lavoro di sensibilizzazione, monitoraggio e sostegno per la popolazione. “Osservando i dati si scopre però che dall’isola passa una minima parte delle persone che cercano di entrare in Italia e in Europa, che in genere seguono altri percorsi. Questa ‘retorica dell’odio’ è in qualche modo funzionale alla detenzione illegittima dei migranti, mai regolata dalla legge, ai respingimenti aerei fatti tra il 2004 e il 2005 e ai successivi respingimenti via mare. Per non parlare della crisi umanitaria creata dal governo durante e dopo le primavere arabe. In pochi giorni la popolazione era raddoppiata e le difficoltà oggettive dovute a una convivenza forzata e inaspettata non hanno tardato a manifestarsi. Ma abbiamo assistito anche a grandi momenti di solidarietà e dignità umana”.

La stampa ha avuto una grande responsabilità nel diffondere informazioni strumentali e distorte che hanno confuso e disinformato l’opinione pubblica usando termini impropri e discriminanti come “clandestini” o “irregolari” riferendosi ai migranti arrivati sull’isola.

Eppure nel 2008 il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, condividendo le preoccupazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), hanno siglato la Carta di Roma, un protocollo deontologico sull’informazione riguardante richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. Il documento, riprendendo alcuni principi della Carta dei Doveri del Giornalista, impone di rispettare la dignità della persona di cui si parla senza discriminazioni di sesso, religione, razza, condizioni fisiche e mentali e opinioni politiche. Il protocollo chiede inoltre di “adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore e all’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri” e scongiurando la diffusione di informazioni “imprecise, sommarie o distorte” sul tema dell’immigrazione.

Raffaella Cosentino su Redattore sociale ha recentemente analizzato il fenomeno notando come solo a seguito della visita di Papa Francesco (l’8 luglio scorso) molti giornalisti hanno finalmente cambiato linguaggio. “Si è trattato di una clamorosa inversione di rotta che riguarda le notizie sull’immigrazione – si legge nell’articolo di Cosentino –, solitamente date dai mass media italiani con un approccio allarmistico ed emergenziale, inquadrando i migranti nella cornice comunicativa della ‘sicurezza’, messa in pericolo da un’invasione che in realtà non esiste”. “Resta da chiedersi se ora che il Santo Padre ha lasciato l’isola, l’informazione italiana continuerà su questa linea, vicina a quella suggerita da “Parlare Civile” – scrive Cosentino –, o se i ‘migranti’ torneranno di nuovo a essere solo dei ‘clandestini’.


Federica Araco / Nathalie Galesne

02/08/2013



 

 

 

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