La 55° Biennale d’Arte di Venezia 2013

Come esorcizzare lo stress se non godendo la magia di Venezia e cogliendo l’energia della 55° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale 2013? Il percorso si articola in 88 Partecipazioni nazionali con 10 esordienti: Angola, Bahamas, Regno del Bahrain, Costa d’Avorio, Kosovo, Kuwait, Maldive, Paraguay, Tuvalu e il Vaticano che riallaccia attraverso l’arte un particolare dialogo con le genti. Più 47 Eventi Collaterali e una marea di esposizioni che rendono la città un Museo temporaneo di grande vastità.

//Marino Auriti accanto a “Il Palazzo enciclopedico del Mondo”, 1950ca, foto di copertina del catalogo Marsilio editore, VeneziaUn delirio di taglio antropologico attento al passato per definire il futuro, con tema e titolo ispirati al direttore e curatore Massimiliano Gioni, da «Il Palazzo Enciclopedico». Un progetto ideato e brevettato nel 1955 dal meccanico italo-americano appassionato di architettura Marino Auriti (1891-1980), il cui modello, giunto in laguna dall’«American Folk Art Museum» di New York, è un grattacielo classicheggiante alto 11 metri e largo 7, destinato a contenere tutto lo scibile umano che, se fosse stato edificato, avrebbe contato 136 piani e un’altezza di 2.322 metri e all’epoca sarebbe stato il più alto del mondo. Assurto a simbolo di utopistica conoscenza universale, oggi, insieme alle opere selezionate dall’inizio del secolo scorso, è parte di una rassegna che «indaga il desiderio di vedere e sapere tutto».

Nel Padiglione Centrale dei Giardini, sotto la volta restaurata di Galileo Chini, “Il libro rosso” concepito da Carl Gustav Jung nel 1913, manoscritto e illustrato in oltre 16 anni, riferisce di visioni autoindotte. Segna l’avvio della riflessione su forme interiori che indagano il potere della figurazione e le funzioni dell’immaginario, che vanno via via imponendosi in vaneggianti enciclopedie di artisti e dilettanti. I 387 modellini di piccoli edifici creati dell’impiegato delle assicurazioni austriaco Peter Fritz, costituiscono per varietà e numero un vasto inventario di stili architettonici. Gliinterni in miniatura degli ambienti della casa dell’infanzia, come quelli della romena Andra Ursuta, sono ampiamente rappresentati. La collezione di Bambole scolpite e dipinte con particolari realisti dal fotografo Morton Bartlett è quanto mai insolita. I veri o fantastici animali ispirati al mondo circense, scolpiti in legno come le scatole che li contengono da Levi Fisher Ames, venivano un tempo esposti nei “dime museums”, gabinetti di curiosità itineranti. Le “opere multistrato” di , Shiro Ohtaknotevoli libri densi d’informazioni sul Giappone contemporaneo, si esprimono in caotici collage di materiali di recupero raccolti in anni di ricerca. Le sculture in argilla degli svizzeri Peter Fischli e David Weiss, apparentemente indifferenti alla cultura alta, sono sorprendenti pezzi di un’enciclopedia di avvenimenti, frasi, concetti storici o irreali soffusi di melanconia e di humor anche nei temi e nei titoli, da «Il Signor e la Signora Einstein subito dopo aver concepito il loro figlio, il genio Albert» a «Opposti comuni: stupido e cretino».

Avviene inoltre che Francia e Germania si scambino i Padiglioni per celebrare il “50° Anniversario del trattato dell’Eliseo”, fine dei mille anni di guerra tra i loro Paesi.

Nel Padiglione tedesco, il franco–albanese Anri Sala rappresenta la Francia con “Ravel Ravel Unravel “. Tre video forieri di ottimismo e conciliazione per l’intervento di una dj che svela la musica del “Concerto in re per la mano sinistra” (1930) del compositore Maurice Ravel, dal groviglio generato da due pianisti che lo suonano in momenti diversi su due pianoforti.

Nel Padiglione francese, Susanne Gensheimer, direttrice del Museo d’Arte Moderna di Francoforte, affida la raffigurazione della transnazionalità e della complessità della Germania a quattro artisti di Paesi diversi che lì hanno lavorato. Il regista franco-tedesco Romuald Karmakar affonda le radici nell’ideologizzazione tedesca ormai pan-europea e globale. L’indiana Dayanita Singh fissa in scatti gli scontri fra tradizioni socio-familiari indiane e ingerenze contemporanee, e la sudafricana Santu Mafokeng l’influenza dell’apartheid su identità, tradizioni, destini dei neri sudafricani, che getta ombre e traumi persino sul paesaggio. //Ai Weiwei, Installazione (foto G. Ciusa)Mentre il cinese Ai Weiwei assembla in un’imponente installazione a crescita tentacolare 886 sgabelli cinesi a tre gambe, realizzati in legno con metodi antichi, ognuno metafora del rapporto dell’individuo con gli eccessi di incombenti megalopoli e della globalizzazione.

Sempre di Weiwei, la chiesa di Sant’Antonin espone fino al 15 settembre “S.A.C.R.E.D.”, acronimo di Supper, Accusers, Cleansers, Ritual, Entrthropy, Doubt. Sei grandi parallelepipedi di ferro nero ciascuno contenente la cella d’isolamento inquadrata da due pertugi che mostrano l’artista sorvegliato 24 ore su 24, per 81 giorni, nel 2011, da due guardie (statue alte cm70) mentre compie ogni atto quotidiano e subisce interrogatori che non riescono a degradarne la personalità. In sua rappresentanza di esiliato in patria, la madre Gao Ying è stata a Venezia per l’inaugurazione della mostra, rivivendone la Via Crucis con forte drammatizzazione e divenendo lei stessa parte dell’opera.

E continuano a sorprendere altri artisti cinesi. Li Wei ha aperto al pubblico l’evento veneziano assecondando il desiderio di volo di ognuno: sostenuto da invisibili corde, gru, specchi, ha volteggiato sull’isola di San Giorgio con la modella Li Mo, nell’aria che è andato via via colorando con magiche polveri. Una performance vibrante, fissata in scatti-capolavoro, subito esposti nel Padiglione Kenya. Mentre Shu Yong esprime ironicamente la difficoltà di comunicazione tra Oriente e Occidente, nel muro metafora formato da bellissimi “Guge Briks”, “I mattoni di Google” trasparenti, ognuno con inserita una frase in cinese riportata anche in inglese secondo il traduttore automatico di Google, che spesso ne travisa il significato.

E ancora, i turbamenti di Berlinda de Bruickrere che nel Padiglione belga espone il ritratto-scultura di un albero secolare ucciso per consentire l’apertura di un’autostrada, i rami morti conficcati nella corteccia come le frecce nella carne del San Sebastiano del Bellini e il tronco avvolto in bende intrise di sangue rosso veneziano.

I seducenti dipinti iperrealisti di piccolo formato, rivolti al maschile, di Ellen Altfest.

 

//Ellen Altfest. "The Hand" (foto G. Ciusa)

 

 

Il “Nouveau Rèalisme tardif” di Valentin Carron, con il lungo serpente di ferro filiforme che s’insinua nel Padiglione Svizzero, tra strumenti musicali a fiato schiacciati con foga, afoni di grande armonia.

Senza dimenticare la notevole rivisitazione del mito di Dànae del concettualista moscovita Vadim Zakharov che interviene sul Padiglione russo anche con interventi architettonici. Due aperture parallele di forma quadrata, una praticata sul tetto, chiusa da una piramide di vetro il cui vertice convoglia la pioggia di lucenti monete attraverso l’apertura parallela del pavimento del primo piano, circondata da balaustra con inginocchiatoio che consente di adorare il dio denaro e ne segue la caduta sino al piano terra. Qui l’accesso è riservato alle donne che si proteggono con ombrelli dalla pioggia di monete, le raccolgono depositandole in un secchio che una comparsa svuota su un nastro rotante e rimette in circolazione.

Inoltre, nell’anticamera dei luoghi dove si compie il rito, un “gentleman” avvezzo a manovrare grandi somme di denaro, cavalca una sella posta su una trave del soffitto e sgranocchia noccioline lasciando cadere le bucce sul pavimento. Nella parete di fianco una scritta conclusa due sale più avanti: «Signori è giunto il momento di confessare la nostra volgarità, lussuria, narcisismo, demagogia, falsità, banalità, avidità, cinismo, ladrocinio, speculazione, spreco, ingordigia, seduzione, invidia, stupidità.»

 


 

INFO

55esima Esposizione Internazionale d’Arte la Biennale di Venezia

Fino al 24 novembre

Tel +39 041 5218 828 Fax +39 041 5218 732

promozione@labiennale.org

www.labiennale.org

Catalogo Marsilio, Venezia

Si segnala: Ai Weiwei, “S.A.C.R.E.D.”, Chiesa di Sant’Antonin, Venezia

 


 

Gavina Ciusa

05/09/2013

 

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