Magnum: provini celebri

BARD (AO) Il 1960 è un anno cruciale per l'agenzia, e il presidente della cooperativa, si rivolge all'assemblea con una domanda: "Perché siamo in Magnum?". E partono da lì le riflessioni più disparate e fantasiose: " Perché è pratico e diventeremo ricchi?". "Perché vogliamo comparire a fianco di Henri Cartier Bresson? Perché è un piacere? Un'abitudine? È forse per l'insieme di queste ragioni, alcune di esse o nessuna?" .
A porre il quesito era Elliott Erwitt, nel '60 presidente dell'agenzia Magnum, e il suo uditorio era il gruppo di grandi nomi della fotografia che a quella mitica agenzia appartenevano, i nomi che alla Magnum Contact Sheet, mostra allestita in questi giorni al forte di Bard (www.fortedibard.it), fino al 20 novembre capolavori senza tempo.

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Il provino: perché una foto e non l'altra?
L' esposizione presenta i provini a contatto e le immagini finali date alle stampe; non solo mostra un prodotto, ovvero la foto, ma ne svela anche il processo creativo. "Magnum Contact Sheet è frutto di una coproduzione fra il Forte di Bard e l'agenzia fotografica Magnum Photos destinata a girare il mondo" spiegano gli organizzatori. "Il percorso si focalizza sul provino a contatto quale riferimento per l'esplorazione del processo creativo alla base di alcune delle più famose icone fotografiche al mondo. Paragonato al taccuino da disegno per l'artista, il provino mostra quello che il fotografo ha catturato e dà la sensazione di guardare attraverso i suoi occhi: questo viaggio attraverso i processi di editing nella fotografia analogica e digitale intende investigare e celebrare il momento della scelta dell'immagine quale elemento centrale alla base di ogni fotografia".

Renè Burri e la celebre foto di Che Guevara, Robert Capa, Eliott Erwitt, ma non solo: Molti i fotografi celebri per momenti della nostra storia: Bruno Barbey con gli scontri di Parigi del '68, il ritratto di Malcom X scattato da Eve Arnold, i militanti fuori dall'ambasciata statunitense a Teheran nel 1979 di Abbas, la meravigliosa Roccia d'oro di Hiroji Kubota, la Madre Teresa di Raghu Rai. E ancora: la celebre immagine di piazza Tienanmen di Stuart Franklin che, sulle foto scattate quel 4 giugno 1989, ricorda: "La piazza era stata ripulita durante la notte e noi eravamo intrappolati nel nostro quartier generale, il Beijing Hotel. Tutte le foto sono state scattate dal balcone dell'albergo che dava su via Chang'an e guardava verso la piazza. (...) Non sono mai stato soddisfatto di queste fotografie: ero troppo distante. Ma dopo che il filmato televisivo commosse il mondo intero, penso che la foto di questo rifiuto alla sottomissione sia diventata un'icona di e allo stesso tempo un simbolo del mastodontico Stato cinese che veniva sfidato dalla sua stessa gente".

che 300E ancora, la foto di Renè Burri di Che Guevara, scelta per la locandina della mostra. Tutti la conosciamo, ma non tutti sanno la storia della sua realizzazione.
Renè Burri, fotografo svizzero, oggi ottantenne, arrivò a Cuba nel 1963 assieme alla collega americana della rivista Look, Laura Berguis. "L' intervista cominciò all'istante - racconta Burri - e dopo poco, dato che la conversazione si era fatta accesa, semplicemente ignorarono la mia presenza. A volte Che Guevara parlava con grande carisma, altre afferrava dei fogli. (...) Ogni tanto si alzava, se ne andava e ritornava sempre indossando gli anfibi e una tuta da combattimento.
Io gli giravo attorno e non c'è uno scatto in cui guardi nell'obiettivo. Magnum distribuì il servizio in tutto il mondo. Nel 1966 alcuni amici mi chiesero: Renè, possiamo farne un poster? E ne realizzarono uno gigantesco con la foto del Che. Da quel momento tutto ebbe inizio".

Una esposizione che narra le storie nella Storia, le foto nella Foto, e che si raggiunge grazie a tre ascensori arrampicati sulla ripida roccia: un gioiello racchiuso nel Forte, vero tesoro della Valle d'Aosta.

 

Per informazioni: www.fortedibard.it

 


 

 

Rosita Ferrato

15/09/2013

Articolo pubblicato su "Il caffè dei giornalisti", partner di babelmed

 

 

 

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