Dove la scuola non ha confini

bambini 250a“Le nostre scuole sono un mondo senza confini”, dice Silvana Mosca, alle spalle una lunga esperienza di dirigente tecnico del Ministero dell’Istruzione, in un appassionato racconto che parte dai primi interventi delle “150 ore” per l’istruzione agli stranieri adulti alla fine degli anni Ottanta, prima ancora della legge Martelli, al primo progetto pilota in Italia in tre scuole del centro storico torinese con un’insegnante di aiuto per l’insegnamento dell’italiano per gli allievi stranieri. “Potevano così stare con i nativi. Non abbiamo mai creato classi separate”, sottolinea con orgoglio. Emerge una scuola plurale dove l’integrazione è realtà perché non contano l’etnia o la religione, perché i parametri per accogliere tutti, senza distinzioni, e formare le classi, sono l’età e la capacità di apprendimento, spiegano chi lavora sul campo, come Concetta Mascali, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “Regio Parco”. Si trova nel cuore della Torino multietnica, con un 70-80 per cento di bambini di origine straniera di una trentina di Paesi, in prevalenza marocchini e cinesi, anche se il 90 per cento è nato in Italia, di seconda-terza generazione. Come gestisce l’insegnante questo melting pot? “In classe nasce la cittadinanza culturale, attiva; non chiediamo l’assimilazione, bensì l’apertura a tutte le differenze in una prospettiva interculturale”, precisa Mascali.

Colpisce il positivo e appassionato resoconto che emerge dagli interventi del convegno “Bambini del mondo nelle scuole italiane”, con un focus sulla realtà piemontese, che contrasta con le notizie negative di classi-ghetto e di bimbi italiani ritirati dai genitori da classi con troppi allievi stranieri. Si è svolto a Torino, la città che conta centomila presenze di extracomunitari (25 mila sono i marocchini, i più numerosi) a cui vanno aggiunti 95 mila rumeni, organizzato dalla Consulta Femminile Regionale del Piemonte in collaborazione con il CAFT (Comitato Associazioni Femminili di Torino). Si scopre che ci sono genitori italiani che scelgono un asilo nido come quello del Sermig, all’Arsenale della Pace, e non a caso perché il “Nido del dialogo”, ospita nella stragrande maggioranza figli di genitori stranieri, ma anche negli altri asilo nido di Torino uno su tre è straniero. Così il dialogo, la conoscenza dell’altro, diventa naturale fin dai primi anni di età, senza pregiudizi. Certo non c’è la bacchetta magica perché tutto funzioni alla perfezione. Serve preparazione e più impegno da parte degli insegnanti in classi multietniche. Un ruolo importante viene giocato dai mediatori culturali come i counselor scolastici, per sostenere le famiglie e aiutarle nel processo di socializzazione a autonomia dei figli, ma anche nel far loro capire che la multi cultura è un valore aggiunto, per renderle quindi più consapevoli del valore della loro cultura. La crisi e i tagli alla spesa pubblica, nonché i costi delle rette non sempre sostenibili per le famiglie, stanno rendendo però tutto più difficile, come la chiusura del “voucher di conciliazione” che il Comune dava per coprire in parte il costo del nido.

bambini 250bNelle scuole pubbliche italiane gli alunni sono circa otto milioni, di questi 755 mila sono stranieri anche se poi si scopre che il cinquanta per cento è nato in Italia e parla l’italiano. “L’integrazione è una delle sfide della scuola italiana. Non è un problema, ma un’opportunità”, dice la ministra dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Una circolare del gennaio 2010 della precedente ministra Gelmini stabilisce come criterio indicativo che per ogni classe gli stranieri non superino il tetto del 30 per cento. La stessa ministra Carrozza chiarisce la necessità di creare classi equilibrate per evitare “ghetti”. La Lega ha recentemente proposto che i bambini immigrati vengano accolti nelle scuole italiane solo se conoscono l’italiano. Su questo aspetto la ministra per l’Integrazione Kyenge ha ventilato la possibilità di classi-ponte per i non italofoni, sull’esempio della Francia e Germania. Ma proprio in Germania, dove fino al Duemila hanno funzionato classi paralleli per la lingua tedesca agli stranieri si è poi passati a classi miste perché si è constatato che il plurilinguismo è un vantaggio per tutti.

Tra i dati interessanti ci sono quelli relativi al proseguimento degli studi degli stranieri in Italia. In maggioranza scelgono gli istituti tecnici e professionali e, molto distanziato, il liceo scientifico. Il 4 percento arriva all’università dove le preferenze vanno alle facoltà di Economia, Medicina, Ingegneria, Lettere e Filosofia. Proprio a Torino un giovane marocchino, che insieme ai suoi fratelli si mantiene vendendo per le strade accendini e fazzoletti, si è laureato a Ingegneria, suscitando curiosità, ammirazione e scalpore mediatico. Ma per ora non gli sono arrivate ancora offerte di lavoro. Un problema comune a italiani e stranieri.

Il dibattito è più che mai aperto sulla presenza in aula degli stranieri e sulla loro integrazione, ma le istituzioni, i politici, chi deve attuare scelte importanti legate a una realtà sempre più multiculturale dovrebbero ascoltare di più chi da tempo sta operando in concreto, e positivamente, per una società plurale, nel rispetto di tutti. E’ nella scuola che si crea il mondo di oggi e di domani.

 


 

Stefanella Campana

17/10/2013

 

 

 

 

 

 

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