I muri di Gezi Park

Sul muro virtuale che crollò durante il concerto di Roger Waters a Istanbul lo scorso agosto c’erano le foto delle persone uccise a Gezi Park. Così l’artista ha mostrato la sua solidarietà ai manifestanti.

La distruzione virtuale del muro al concerto può anche esser vista come una rappresentazione simbolica dei muri che sono crollati all’interno della società turca a seguito degli eventi di Gezi. Le proteste hanno messo insieme gruppi sociali e politici che erano quasi sempre in opposizione tra loro. C’erano omosessuali, conservatori, liberali, religiosi, atei, nazionalisti e minoranze nelle stesse strade e piazze a combattere insieme contro il pugno di ferro del governo.

Le affermazioni di Sırrı Süreyya Önder, regista, scrittore e politico turco del “Partito per la pace e la democrazia” curdo (BDP), rilasciate in una conferenza a New York il 4 ottobre, esprimono questo aspetto di unificazione tra i protestanti: “In questo paese (la Turchia) c’è una guerra in corso da quarant’anni. Questa guerra ha usato varie tattiche per trasformare le persone in nemici. E alcune di queste strategie hanno avuto successo. Gezi Park ha creato un’esperienza molto importante rispetto alla fratellanza tra le persone, per ottenere la pace tra la gente... E il sistema aveva paura di questo. Era anche molto impaurito dalla gioia dei manifestanti, più che della loro rabbia. Là (a Gezi Park), per la prima volta si è realizzata l’utopia che potrebbe dare speranza al mondo intero”.

Accanto ai muri invisibili fatti crollare dagli eventi di Gezi, tra i principali attori delle proteste c’erano i muri concreti e visibili che facevano da sfondo allo spirito delle mobilitazioni. Il genio che ha reso queste proteste così particolari era raffigurato nei graffiti umoristici e creativi e negli slogan scritti sui muri, che perlopiù ridicolizzavano la brutalità della polizia e del governo contro i manifestanti.

Ecco alcuni dei più famosi “muri di Gezi”:

//Roger Waters a Istanbul

//“Ora basta! Chiamerò la polizia”

//"Red hot chili Tayyip" (contro il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan che ha autorizzato l’uso eccessivo di spray al peperoncino)

//"ResIstanbul"

//“Benvenuti al primo festival tradizionale di gas!”

//"No Recep No Cry!"

//“Vieni anche tu!!” Riferendosi al poema del mistico sufi Rumi: “Vieni, vieni! Chiunque tu sia!”

//"“Benvenuti al fight club Tayyip!”

//“Sei così dolce”

//"Ogni giorno saccheggio”, in riferimento all’uso che il Primo Ministro Erdoğan ha fatto della parola "çapulcu" (saccheggiatore) per denigrare i manifestanti. “Çapulcu" è stato successivamente trasformato in altre lingue e in varie forme tra cui la versione verbale inglese "chapulling". Il termine ha poi avuto un altro significato, diventando il simbolo della lotta per i propri diritti.

//"CHEpulcu"

 


 

Övgü Pınar

 

Traduzione dall’inglese di Federica Araco

 

23/10/2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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