A Parigi “Proche-Orient: ce que peut le cinéma”

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Creato nel 2003 e rimasto fedele al suo impegno, il festival biennale «Proche-Orient: ce que peut le cinéma» pone la settima arte al cuore del suo processo di informazione, sensibilizzazione e dialogo. Una quarantina i film in programma, tra cui molte pellicole inedite in Francia, cortometraggi, lungometraggi di finzione e documentari per parlare di Egitto, Israele, Iraq, Iran, Libano, Palestina e Siria. La maggior parte delle proiezioni saranno seguite da un dibattito.

Questo festival, unico in Europa, permette di incontrare i registi di questi paesi per tentare, ad armi pari, di cambiare l’immagine stereotipata che i media diffondono sulla regione e sui suoi conflitti e per incentivare una migliore comprensione dell’altro.

proche 250In apertura, in anteprima nazionale, il documentario A World Not Ours di Mahdi Fleifel, già vincitore di premi in festival internazionali. Il successivo dibattito, in presenza dell’autore, ospiterà anche Leila Shahid, delegata generale dell’Autorità palestinese nell’Unione europea, che sostiene la manifestazione dall’inizio, e i giornalisti Dominique Vidal e Michel Warchawski. 

La programmazione si articolerà sui seguenti temi: diaspora e campi di rifugiati, censura culturale (Iran), repressione, il dopo-Tahrir, rivoluzione (Libia), occupazione, diritto al ritorno, saccheggio del patrimonio.

Il conflitto israelo-palestinese resta il cuore di questa manifestazione: i film selezionati quest’anno denunciano i numerosi furti resi possibili dall’occupazione israeliana: l’appropriazione dell’acqua (Waterdi cineasti palestinesi e israeliani, The Fading Valley di Irit Gal), quella delle pietre per costruire (Sacred Stones di Muayad Alaylan e Laila Highazi) e quella dei libri (The Great Book Robbery di Benny Brunner).

proche 250allaNumerosi film descrivono i problemi visti dall’interno dei diversi paesi: Nizam Nadjar, in Diary of a Revolution, svela i meccanismi della rivoluzione libica;Alex Salvatori-Sinz condivide nel suo Les Chebabs de Yarmouk gli interrogativi di amici nati e cresciuti in un grande campo di rifugiati palestinesi in Siria; il road movie di Ala Ashkar Route 60 un itinéraire au-delà des frontières ci porta nei Territori Occupati in cerca della sua identità; Kaveh Bakhtiari, in Escale, ci mostra la vita quotidiana dei migranti iraniani in Grecia.

Il film iraniani affrontano la questione della censura culturale nel paese (musica, pittura, cinema): Back Vocal di Mojtaba Mirtahmasb, Going Up Stairs di Rokhsareh Ghaem Maghami, Blames and Flames di Mohammadrezza FarzadA Cinema of Discontent di Jamsheed Akrami.

L’edizione di quest’anno è dedicata a Stéphane Hessel e al coraggio della gioventù del Vicino Oriente in lotta per la libertà e la democrazia. 

 


 

Per maggiori informazioni consultare il sito:

http://www.quepeutlecinema.com  

 

 

 

 

 

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