Il muro turco al confine siriano divide i curdi

muro tk 333aNusaybin e Qamishli. Due cittadine un tempo parte dell’antica città di Nisibis che dopo l’accordo Sykes-Picot del 1916 fu divisa: Nusaybin in Turchia e Qamishli in Siria. Da allora, benché esistesse di fatto una frontiera fisica, i residenti potevano andare e venire per visitare i parenti che vivevano al di là del confine. Ma ora la Turchia ha cominciato a costruire un muro di separazione, indignando la popolazione, prevalentemente curda.

Le autorità turche a ottobre hanno inviato squadre di operai per cominciare a costruire il muro con filo spinato. Il ministro dell’interno turco ha detto che lo scopo è garantire la sicurezza nella regione, impedendo l’attraversamento illegale e il contrabbando da e verso la guerra in Siria.

Ma questa motivazione non è molto credibile agli occhi della comunità curda, che sottolinea come il confine turco-siriano sia lungo 910 chilometri mentre il muro interesserebbe una piccola parte, solo i 7 chilometri che separano Nusaybin da Qamishli. Quella barriera sarà alta un metro e mezzo e larga 50 centimetri e sulla sommità avrà anche un metro e mezzo di filo spinato. Gli abitanti delle due città sostengono che il vero intento è dividere la popolazione curda.

 

Ayşe Gökkan, sindaca di Nusaybin del partito filo curdo “Pace e Democrazia” (BDP), ha cominciato uno sciopero della fame il 30 ottobre. Ha dichiarato che il governo non l’aveva informata del piano di costruire un muro e che lo ha scoperto leggendo i giornali. Altre 50 persone si sono unite alla sua protesta. Tra questi, il membro del Consiglio Provinciale di Mardin, Salih Tekin, ha detto: “Costruire un muro su un piccolissimo segmento del confine non ha senso. Inoltre, ci saranno quattro o cinque file parallele di filo spinato. La gente attraversa campi minati e filo spinato dal 1950. Malgrado tutte le disgrazie e le ferite, mine e filo spinato non possono impedire alle persone di passare, perché Nusaybin-Qamishli è una delle molte città divise tra Turchia e Siria. Il confine disgrega le famiglie. Due città sono state divise solo da una ferrovia. È per questo motivo che la popolazione descrive ancora questa zona come serhat (sopra la linea) e binhat (sotto la linea). La gente continuerà ad andare da una parte all’altra per vedere i propri cari”.

Il 7 novembre migliaia di persone si sono ritrovate al confine per protestare contro la costruzione del muro e sono state disperse violentemente dalla polizia turca con il gas lacrimogeno.

Lo stesso giorno, il sindaco ha annunciato un’interruzione temporanea dei lavori e ha sospeso lo sciopero della fame ma molti media hanno riportato che la costruzione del muro è ricominciata due giorni dopo. Ayşe Gökkan prima di interrompere la sua protesta ha detto: “Le frontiere sono una vergogna. Non ce ne è bisogno. E costruire muri all’interno dei confini è ancora più vergognoso”.

 

//Ayşe Gökkan, sindaca di Nusaybin, durante lo sciopero della fameAyşe Gökkan ha anche criticato le dichiarazioni del governo che affermavano che dietro la costruzione del muro ci fossero ragioni di sicurezza dicendo che “Non ci sono mai stati scontri armati lungo questo tratto di confine. Il terreno è completamente pianeggiante e può essere facilmente controllato. Ci sono mine antiuomo. Questo è probabilmente il tratto più sicuro del confine con la Siria. Perché piuttosto non costruiscono muri a ovest dove ai ribelli e ai miliziani di Al-Qaeda è consentito passare liberamente?”.

Il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan, dal canto suo, ha respinto le accuse dichiarando che “è assolutamente falso che gruppi come al Nusra e al Qaeda possano rifugiarsi nel nostro paese”. Delle 2 milioni di persone che hanno lasciato la Siria, circa 600mila hanno trovato riparo in Turchia. Il governo, che si oppone duramente a Bashar al Assad, viene accusato continuamente di supportare i ribelli vicini ad Al-Qaeda.

Benché le fonti ufficiali smentiscano, i residenti di Qamishli e Nusaybin sostengono che la costruzione del muro sia un chiaro segno di questo supporto, perché gruppi islamisti come “Jabhat al-Nusra” e “Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” hanno già attaccato molti villaggi curdi in Siria. Insistono anche nell’affermare che il governo turco è preoccupato per il fatto che alcune città nel paese sono ormai sotto il controllo curdo.

Nel momento in cui la Turchia è coinvolta nel processo di pace con il PKK (Partito dei lavoratori curdi), dopo decine di anni di guerra, si pensa che per il governo sia un problema avere un potere forte curdo proprio dall’altra parte del confine perché potrebbe fargli perdere la posizione di forza nei negoziati.

 


 

Övgü Pınar

Traduzione dall’inglese di Federica Araco

27/11/2013

 

 

 

 

 

 

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