Stop all’apartheid dei rom!

//Foto di Claudio LombardiLa popolazione romanì in Italia, composta da circa 170mila persone suddivise in rom e sinti, rappresenta una delle minoranze più svantaggiate nel nostro paese. Malgrado la consistenza numerica, la popolazione romanì è uno dei gruppi più sistematicamente discriminati ed esclusi in Italia. Rom e sinti incontrano gravi ostacoli nell’accesso al diritto a un alloggio adeguato, all’assistenza sanitaria, all’istruzione e al lavoro. I loro redditi sono inferiori alla media, il tasso di alfabetizzazione si presenta estremamente basso così come il livello di occupazione.

Circa 40mila rom vivono in insediamenti, denominati “campi nomadi”, lontani dal centro abitato, talvolta privi dei servizi base e senza ricevere una formazione adeguata che consenta il reperimento di un lavoro. Una diffusa discriminazione, talvolta promossa dalle stesse autorità locali, nega alle comunità romanì il pieno godimento dei diritti e un equo trattamento.

La politica dei “campi nomadi” ha preso l’avvio negli anni Ottanta quando alcune Regioni italiane hanno approvato leggi che prevedono la creazione di insediamenti per comunità erroneamente ritenute “nomadi”, ovvero incapaci e non desiderose di adattarsi ad una vita in una abitazione convenzionale.

Con la Campagna “Stop all’apartheid dei rom!” chiediamo ai governi nazionali e regionali di invertire la rotta delle politiche discriminatorie, escludenti e ghettizzanti che si continuano ad attuare nei confronti delle comunità rom e sinte. Combattendo l’esclusione e la discriminazione attraverso una legislazione adeguata, implementando programmi efficaci a promuovere l’inclusione sociale dei rom e dei sinti, è possibile rompere il muro dell’apartheid che di fatto separa oggi la società maggioritaria dalle comunità rom e sinte presenti sul nostro territorio.

La Campagna si propone inoltre l’obiettivo di favorire la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, attraverso la decostruzione di pregiudizi e stereotipi diffusi legato al panorama rom, e di promuovere la formazione di giovani attivisti rom e sinti che si impegnino nella tutela dei diritti umani delle proprie comunità.

 


 

 

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