The Bosnian Identity

bos ide 300“La mia paura di dimenticare è più grande dell’orrore che sono costretto a ricordare ogni giorno”, dice Amor Masovic citando la frase di un sopravvissuto dell’Olocausto. Capo dell'Istituto per le Persone Scomparse (Mpi), Masovic coordina le ricerche delle vittime del genocidio di Srebrenica dove nel luglio del 1995 più di 8mila bosniaci musulmani furono trucidati dai serbi di Mladić. A quasi vent’anni dal più grande e feroce massacro accaduto in Europa dai tempi del nazismo, il documentario di Matteo Bastianelli, The Bosnian Identity mostra le ferite ancora aperte di un paese profondamente segnato dal suo sanguinoso passato.

Con uno sguardo intenso e delicato, l’autore racconta la rabbia di un popolo traumatizzato dalle atrocità della guerra valorizzando piccole storie di vita quotidiana dalle quali emerge un grande desiderio di normalità.

“Una realtà narrata con gli occhi dei bambini di quella guerra, gli stessi ragazzi che oggi si affacciano alla speranza di una rinascita”, scrive l’autore nelle note di regia. “Le conseguenze del conflitto armato che ha distrutto la Bosnia Erzegovina a metà degli anni Novanta, in un continuo percorso di recupero di autocoscienza, oltre ogni sovrastruttura, si manifestano nei personaggi, così come si autodefiniscono nel linguaggio e nelle movenze i protagonisti di queste storie. Speranze, delusioni, gioie e momenti difficili vengono raccontati in prima persona divenendo la sceneggiatura non scritta del lavoro, il vissuto che parla di se stesso. […] Al calderone del dimenticatoio costituito dal fugace immaginario collettivo nutrito dai media tradizionali, si contrappone l'importanza delle piccole storie”.

Adis ha poco più di diciotto anni, quando ne aveva dieci perse il padre e poco dopo una mina antiuomo in un campo non lontano da casa gli portò via un braccio e un occhio. È appena tornato in Bosnia, dopo anni di operazioni in Italia e in altri paesi europei, lunghe degenze e una riabilitazione che gli permette oggi di vivere autonomamente e felicemente, pur percependo una misera pensione di invalidità. Nihad invece entra ed esce dal carcere. “La Bosnia è una nazione fottuta. Per noi giovani non è facile vivere qui”, dice. “C’è tanta violenza, troppa. Ogni giorno sparano a qualcuno”.

bos ide 545

La microcriminalità è estremamente diffusa e molti ragazzi nati dalle macerie del conflitto faticano a trovare il loro posto in un paese paralizzato dalla crisi economica e da profondi problemi sociali.

Intanto, nel laboratorio del Podrinje Identification Project (Pip), il lavoro dei medici legali della Commissione Internazionale per le persone scomparse (ICMP) prosegue incessante e scrupoloso. Un equipe di esperti dal 1999 ha identificato migliaia di corpi ritrovati nelle oltre seicento fosse comuni finora note, alcune delle quali ancora da scavare, come quella diPrijedor, recentemente scoperta e tra le più grandi mai rinvenute. Secondo quanto riferito dall’ICMP, 30mila delle 40mila vittime del conflitto in ex-Jugoslavia sono bosniache, e di queste 9mila risultano ancora disperse.

 

Il Memorial Day scandisce gli anni che passano, accogliendo ogni luglio i parenti delle vittime del genocidio. Sono centinaia di vedove, orfani, anziani provenienti da tutta la regione per dare l’estremo saluto alle nuove salme identificate durante i funerali collettivi celebrati nel cimitero. Lì, proprio davanti alla fabbrica degli orrori, migliaia di lapidi verdi attendono silenziose che giustizia sia fatta.

 

Il ritrovamento dei corpi, la loro ricomposizione e le analisi necessarie all’identificazione delle vittime richiedono un lavoro lento, troppo lento, protestano molti dei sopravvissuti. Ma questo non fu un massacro come gli altri. L’eliminazione dei corpi fu meticolosa per nascondere le prove e la collaborazione dei politici è minima. E poi, le fosse comuni nei Balcani sono una storia che nessuno vuole riesumare. Per questo le immagini di Bastianelli, di assoluto rigore compositivo e incredibilmente intense, assumono un significato ancora più importante. Tra interviste, video di archivio, confronti tra fotografie di ieri e di oggi scattate nei luoghi che furono teatro del conflitto, il giovane regista (1985) documenta, ricostruisce, porta il nostro sguardo attonito in luoghi troppo a lungo tenuti nascosti, volutamente rimossi.

The Bosnian Identity è il mio modo di vedere la cultura bosniaca e musulmana all'interno di quel periplo di popoli e culture che da sempre costituivano l'anima di una Bosnia multietnica, lavata via col sangue”, continua Bastianelli. “La straordinarietà di quel normale scorrere dei giorni, apparentemente sempre uguali eppure unici, è il grido alla vita di una terra pregna di morte. Un ritratto della società bosniaca in divenire, in un costante percorso di riconoscimento di se stessi, di recupero dal passato nel tentativo di ricerca e individuazione di una comune identità”.

Selezionato tra i 26 finalisti del Doc/It Professional Awards 2013, in concorso all’Iran International Doc Film Fest di Teheran, il film ha vinto il premio “Vittorio de Seta” per il Miglior Documentario all'ultimo BIF&ST- Bari International Film Festival 2013. Il progetto è diventato anche un libro, a cura di Tiziana Faraoni e Daniele Zendroni, edito da Postcart (http://postcart.com/libri-dettaglio.php?id=87&c=).

 


 

 

Federica Araco

17/12/2013

The Bosnian identity

Italia, 2013, 52', col.

Regia Matteo Bastianelli. Sceneggiatura Matteo Bastianelli. Montaggio Daniele Lianka Carlevaro. Fotografia Matteo Bastianelli. Musica Damir Imamovic Trio, Dario Colozza, Simone Dell'Orca, “Found on da street” (Dj Topa, Beny d, Kratki). Suono Federico Tummolo. Interpreti Adis Smajic, Naida Vreto Smajic, Nihad Bostandzija, Alia Bostandzija, Mr Amor Masovic (Head of the Missing Persons Institute), Ms Emina Kurtalic (Project Manager with Podrinje Identification Project), Mr Edin Jasaragic (Head of the Identification Coordination Division). Produttori Matteo Bastianelli. Produzione Matteo Bastianelli, DI.CO.SPE. Dipartimento Comunicazione e Spettacolo Università Roma Tre.

 

 


 

 

Related Posts

Io sto con la sposa

22/05/2014

sposa 110Il docufilm del giornalista italiano Gabriele Del Grande (Fortress Europe), del poeta palestinese siriano Khaled Soliman al Nassiry e del regista televisivo Antonio Augugliaro sul finto corteo nuziale ideato per aiutare alcuni palestinesi e siriani in fuga dalla guerra verso la Svezia.

'Noi emigranti', Astragali Teatro

05/08/2008

'Noi emigranti',  Astragali TeatroDieci giovani provenienti da Francia, Grecia, Germania, Albania reciteranno a fianco dei giovani attori di Astragali sul tema dell'immigrazione/migrazione e della memoria.

Incontro con Marco Baliani

06/08/2008

Incontro con Marco BalianiRegista teatrale da più di 30 anni, attore per il cinema, scrittore… Tra le sue tante realizzazioni nel campo di arte, danza, teatro, film e fotografia, è stato presentato “Kholhaas”, spettacolo cult che ha dato vita al “teatro di narrazione” in Italia.