Le alte mura della città invisibile

//Roma, Palazzo Selam. (Foto di P.Fumanti) 

 

Nel cuore della periferia sudest di Roma, tra fabbriche, centri commerciali e condomini dormitorio, al di là del Grande Raccordo Anulare, svetta l’imponente struttura di vetro di Palazzo Selam. Ex sede della facoltà di Lettere di Tor Vergata, questo edificio di otto piani fu occupato nel 2005 da richiedenti asilo e rifugiati politici provenienti dai paesi del Corno d’Africa.

Nel 2006, l’allora sindaco Walter Veltroni ne legittimò l’occupazione cominciando a pagare l’affitto e la luce alla società Enasarco, proprietaria dell’immobile. Il ministro al welfare dell’epoca, Paolo Ferrero, decise poi di trasferire i rifugiati in centri di accoglienza più idonei ma la trattativa fallì quando agli occupanti fu negata la possibilità di visitare i futuri alloggi prima del trasloco. La rottura con le istituzioni decretò la definitiva illegalità dell’occupazione segnando l'inizio di un progressivo e inarrestabile processo di degrado. L’affitto e l’elettricità non vennero più pagati e gradualmente la struttura ha cominciato a deteriorarsi tra allagamenti, incendi e mancanza di manutenzione.

“Oggi a Palazzo Selam, che significa ‘pace’, siamo in 1200, tra eritrei, somali, sudanesi ed etiopi. Tra noi vivono anche 50 bambini, 250 donne e una ventina di famiglie”, spiega Abdellah Bihirddin Bahar, 29 anni, scappato dalla “dittatura del governo criminale” del suo paese, il Sudan, e presidente del comitato di autogestione interno composto da due rappresentanti per ognuna delle nazionalità presenti. Negli anni, migliaia di rifugiati e beneficiari di protezione sussidiaria in cerca di un tetto hanno trovato riparo tra le mura di questo edificio, “ma pochissimi sono riusciti a trasferirsi in una casa ‘normale’”, racconta Bahar.

Dentro Palazzo Selam, i servizi igienici scarseggiano e manca l’impianto di riscaldamento. Ogni giovedì sera, i medici volontari dell’Associazione Cittadini del Mondo visitano decine di persone nella ex portineria dell’edificio, adibita a piccolo ambulatorio, e forniscono assistenza per l’orientamento ai servizi del Municipio e della ASL. Gli operatori riscontrano molte patologie respiratorie, problematiche articolari perché molte persone dormono per mesi a terra, varie patologie cutanee, come dermatite o scabbia, causate dall’impossibilità di avere un’igiene adeguata, problemi gastrici dovuti a stress, sindromi depressive e ansiose, sia per traumi legati al passato, soprattutto tra le vittime di tortura, che per la precarietà e per il degrado delle attuali condizioni di vita e di alloggio. “È una vergogna”, dice Donatella D’Angelo, medico e presidente dell’Associazione, “queste persone anche dopo aver ottenuto i documenti non hanno la possibilità di integrarsi nel nostro territorio: spesso non riescono a mangiare, non gli è data l’opportunità di imparare l’italiano né di trovare un lavoro. Con Selam almeno possono avere un tetto sopra la testa ma le condizioni di vita qui sono durissime”.

Secondo il rapporto ‘I rifugiati invisibili, L’accoglienza informale nella Capitale’ pubblicato dalla Fondazione Integra Azione nel maggio 2012, sarebbero circa 1700 i rifugiati, richiedenti asilo e beneficiari di protezione internazionale che vivono nelle grandi occupazioni della città.

//Roma. “Natnet”, lo stabile occupato di Via Collatina. (Foto di F.Araco)

Meno affollata ma altrettanto problematica è la struttura di via Collatina, sede dell’ex Provveditorato agli studi, conosciuta come “Natnet”, libertà. L’edificio, di proprietà del ministero del Tesoro, è un palazzone di sette piani inutilizzato da anni per un concreto rischio di crollo, in quanto costruito su una falda acquifera. Occupato dal 2004, attualmente ospita circa 700 cittadini eritrei ed etiopi, tra cui una decina di famiglie. Tutti i residenti sono regolarmente in possesso del permesso di soggiorno per asilo politico o beneficiari di protezione internazionale. L’occupazione è autogestita ed è regolata da un comitato di quattro persone che amministra l’edificio affidando ad alcuni incaricati di svolgere i servizi comuni. Ci sono luce e acqua ma manca il riscaldamento e i bagni sono fatiscenti. “Non ci sono associazioni che si recano presso l’occupazione per fornire sostegno e garantire un minimo supporto e orientamento agli abitanti dello stabile”, si legge nel rapporto. “Numerosi occupanti vivono un forte disagio psichico e presentano sintomi di stress da disturbi post-traumatici”.

Tra le situazioni di insediamento informale a Roma, la meno conosciuta è forse quella di Ponte Mammolo, la “Comunità della Pace”. Nata lungo la trafficata via Palmiro Togliatti, al di sotto del ciglio stradale, questa baraccopoli da qualche anno ospita circa 150 persone tra tende, piccole strutture in cartongesso, baracche di lamiera e qualche costruzione di muratura. La maggior parte degli occupanti sono uomini eritrei. Tutti gli altri sono etiopi (circa il 10 percento) ucraini, romeni (qualcuno con moglie e figli), bengalesi e ci sono poi alcuni nuclei famigliari latino-americani. Anche in questo caso, tutti gli occupanti hanno documenti regolari, trascorsi in centri di accoglienza e qualcuno è in attesa di rientrare nel circuito istituzionale. L’area non ha forniture di riscaldamento né di acqua, ad eccezione di una piccola fontanella, e l’unico bagno esistente, in muratura ma in pessime condizioni, non è allacciato alla rete fognaria e ha la doccia guasta.

//Roma. Baracche lungo gli argini del fiume Aniene. (Foto di P.Fumanti)

Ma i rifugiati invisibili a Roma non si limitano alle grandi occupazioni: lontane dagli sguardi e dall’attenzione dell’opinione pubblica decine di persone si nascondono in baracche fatiscenti, sotto precarie strutture di cartone, avvolte in coperte o vecchi giornali.

Una delle poche iniziative di sensibilizzazione dedicate a questa situazione drammatica e ancora sommersa è il ciclo di incontri “Roma come Lampedusa. Racconti dalla Città Invisibile”, organizzato da Gabriella Sanna, responsabile del servizio Intercultura delle biblioteche di Roma, e uno staff multilingue di mediatrici culturali. “Il progetto è nato dopo il dramma della strage di Lampedusa di ottobre, che non è stata l’unica, ma ci ha spinto, con più forza e determinazione rispetto al passato, a riflettere con una maggiore urgenza sulla necessità di fare qualcosa”, racconta la direttrice. “Ci siamo chiesti: cosa succede dopo lo sbarco? Molto spesso i richiedenti asilo arrivano nella nostra città, mèta e luogo di transito per chi decide di chiedere protezione nel nostro paese, ma qui rimangono bloccati in una prigione burocratica e fisica che impedisce loro di realizzare il progetto di una vita migliore. Abbiamo così deciso di mettere a disposizione i nostri spazi, le biblioteche, per dar voce a chi in genere non ne ha non trovando risposta nell’accoglienza ufficiale dei centri istituzionali o nelle case per minori non accompagnati e che a Roma è costretto a vivere in condizioni disumane, in luoghi di emarginazione ed esclusione”.

I primi due appuntamenti hanno coinvolto i residenti di Palazzo Selam, i ragazzi curdi del centro socio-culturale autogestito Ararat e gli afgani della ex buca di Ostiense, ora trasferiti dal Comune nella tensostruttura di Tor Marancia. Ma anche volontari, registi dell’Archivio Memorie Migranti, scrittori, documentaristi e fotografi che si sono occupati di queste realtà. “Il prossimo evento, alla fine di gennaio, sarà dedicato alla Siria e unirà le testimonianze dei rifugiati siriani, sempre più numerosi, con alcuni reportage recentemente realizzati nel paese”, spiega Gabriella Sanna. “Vorremmo poi organizzare un altro incontro sui minori non accompagnati, che a Roma sono centinaia e troppo spesso non riescono a trovare accoglienza nei centri del comune e dello Sprar. Molti di loro finiscono in queste occupazioni o, raggiunta la maggiore età, vengono abbandonati a loro stessi dalle istituzioni”.

 

Link:

http://www.associazionecittadinidelmondo.it/

http://www.fondazioneintegrazione.it/

http://www.romamultietnica.it/

http://www.archiviomemoriemigranti.net/

 


 

Federica Araco

28/12/2013

 

 

 

 

 

 


Related Posts

Museo d'Arte Orientale - MAO

01/12/2008

Museo d'Arte Orientale - MAO Dal 5 dicembre, a Torino nello storico Palazzo Mazzonis sapientemente riadattato, verrà inaugurato il nuovo Museo d'Arte Orientale (MAO).

Eco-mafie e le molte complicità

18/11/2013

eco maf 110Tavola rotonda a Greenaccord. Roberti, Procuratore nazionale Antimafia: le mafie sono entrate nel business delle fonti energetiche alternative. Denuncia Pergolizzi, Legambiente “Il ruolo dei clan nei rifiuti nocivi è stato possibile per l’assenza dello Stato. Realacci, presidente Commissione Ambiente della Camera: dove sono finiti i 4 miliardi di euro dati dallo Stato alla Campania?

Noi, Emigranti…. a Zollino

04/09/2008

Noi,  Emigranti…. a Zollino10 Agosto, Notte di S.Lorenzo, Notte di stelle cadenti, di desideri, di amore, di sogni ad occhi aperti. E in questa notte così densa di significati, di visioni e di deliri che si è svolta nella piccola stazione di Zollino lo spettacolo teatrale Noi, Emigranti.