In Molise uno “sconfinato cimitero di veleni”

//Paesaggio molisano

Quando si pensa al Molise, la prima immagine che viene alla mente è quella di una regione incontaminata, dominata da una natura quasi selvaggia dove il rapporto dell’uomo con l’ambiente circostante è ancora scandito dal susseguirsi costante delle stagioni e dai lavori nei campi degli agricoltori. Riti e tradizioni antiche che affondano le proprie radici in un passato rurale, un certo tipo di enogastronomia che privilegia pietanze povere che rimandano ad un vissuto contadino e pastorale, indurrebbero a pensare a tutto ciò! Ma la terra dei Sanniti non è soltanto quell’immagine bucolica e campestre che molti media continuano a propinarci. O meglio, lo era. Oggi, quel fazzoletto di terra purtroppo sta diventando sempre più una terra violata dall’eolico selvaggio e oggi anche dai rifiuti tossici e radioattivi che sarebbero stati interrati in Molise. Non c’è soltanto la Terra dei Fuochi ad esser stata contaminata ma, secondo le dichiarazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone, i rifiuti tossici sarebbero stati interrati anche nel Matese, in un’area che confina con la Campania.

//Intervista a Rosaria CapacchioneIl Molise, piccolo lembo di terra, subisce le infiltrazioni malavitose delle regioni limitrofe come Puglia e Campania e le confessioni di Schiavone lo confermerebbero. Il business illegale legato alle ecomafie gestite da clan camorristici infiltratisi in Molise risale in realtà a vent’anni fa come pure rivela la giornalista napoletana Rosaria Capacchione, oggi sotto scorta perché più volte minacciata di morte per le sue inchieste e le sue scottanti denunce sui traffici che avvelenano il Molise e l’intero Mezzogiorno. La Capacchione descrivendo il Molise parla di uno “sconfinato cimitero di veleni” e racconta come i boss collegati ai Casalesi operassero in Provincia di Isernia con decine di Tir e allargavano i loro traffici anche alla zona di Campobasso e del Basso Molise. “La grande discarica virtuale, sconfinato cimitero di veleni, ha la forma di un quadrilatero stretto e lungo, compreso tra la Statale Bifernina e la Trignina, e le province di Isernia e Campobasso. Ha la sua appendice a sud-ovest, tra Vairano e Patenora e l’area industriale di Venafro, lì dove insistono gli stabilimenti dismessi della Fonderghisa. Confina con lo sversatoio di Montagano ed il depuratore di Termoli, con la periferia di Frosolone e Trivento, con boschi attraversati da contrade disabitate. E’ in quel triangolo che finiscono i rifiuti tossici, soprattutto scorie industriali e percolato, dirottati in Molise dalle fabbriche della Lombardia e dai siti di stoccaggio del Consorzio Unico Napoli-Caserta lungo un tracciato scarsamente battuto dalle Forze dell’Ordine”. Sarebbe dunque stato proprio questo “isolamento” di alcune zone del Molise, le sue contrade pressoché disabitate, campagne e boschi quasi abbandonati, a rendere appetibile il Molise per chi ha gestito questi traffici illeciti come rivela, in un’intervista, la stessa giornalista Rosaria Capacchione che dice testualmente che “ci vuole molto tempo prima che qualcuno prenda coscienza del fatto che quella è un’attività criminale e illegale fatta con i soldi della criminalità. Noi (campani) siamo più abituati a riconoscerle queste cose, in un territorio vergine (il Molise) è difficile”. Ma ha contribuito non poco anche la complicità, l’omertà e la collusione di tutti gli organi di controllo, in primis la politica.

molise 250Nel famoso articolo de’ “Il Mattino” di tre anni fa a firma della Capacchione si leggono altri aspetti inquietanti: “Viaggiano su cisterne e autotreni autorizzati al trasporto dei rifiuti, partono con bolle di accompagnamento apparentemente regolari, fanno sosta in alcune zone di smistamento; lungo i 150 kilometri che separano Caianello da Termoli ve ne sarebbero sei, forse addirittura otto, nelle quali prevalentemente vengono depositati rifiuti illegali che finiscono poi negli stessi automezzi. Buona parte del percolato finisce per strada o viene sversato nelle campagne, l’altra parte viene portata al depuratore di Termoli, gestito dalla Cosib. Il costo pagato dai committenti per il trasporto dalla Campania all’impianto molisano è pari al doppio di quello di mercato. Ma nelle casse della Cosib finirebbe solo una parte del denaro pubblico per la depurazione, avendo disperso lungo il percorso una parte del carico. E’ la frontiera più sicura degli ecomafiosi, il segmento di mercato non ancora intaccato dalle indagini”. Non bastarono le inchieste giornalistiche della cronista de “Il Mattino” , non bastarono le grida di allarme delle associazioni e comitati civici a difesa della salute pubblica. Tutto fu sottovalutato fino a quando le dichiarazioni del pentito Schiavone, prima secretate e poi rese pubbliche, riaprirono il caso scoprendo così il vaso di Pandora.

molise 200 bkUn pool di Procure coordinate dal Procuratore di Isernia Paolo Albano sta portando avanti le indagini e la stessa Procura nazionale antimafia ha definito, in una recente relazione, il Molise permeabile alle mafie, tra cui le ecomafie e che la zona di Venafro (nel Molise occidentale) ed il polo industriale di Termoli sono le più forti attrattive. Anche il giornalista molisano Paolo De Chiara ha trattato questo argomento spinoso in un libro intitolato “Il Veleno del Molise. (Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici)” edito dalla Falco. Un libro andato a ruba con la prima edizione esaurita nei primi venti giorni, segno di una popolazione desiderosa di informarsi, di approfondire e conoscere cosa è stato fatto a loro insaputa e con la complicità di chi.“Servivano le dichiarazioni del pentito di camorra per scoprire i problemi del Molise?” si chiede il giornalista molisano conoscitore delle mafie e già autore del libro “Lea Garofalo. Il Coraggio di dire No”. Si legge ancora nel testo di De Chiara: “Nessuno sapeva degli strani traffici, degli arresti, delle operazioni effettuate? Da quanti anni sono state denunciate situazioni e personaggi particolari? I segnali erano reali. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno ha parlato. Nemmeno oggi nessuno parla. Hanno dipinto il Molise come un’isola felice, una terra tranquilla, calma. Un Paradiso, un’oasi verde e di brava gente. I problemi sono stati buttati sotto il tappeto. Un grosso tappeto per nascondere i tanti mali. Causati soprattutto dalla malapolitica. Incapace di gestire la cosa pubblica. E le mafie sono arrivate”. E con le mafie non sono tardati ad arrivare i tumori e linfomi. Il termine esatto è ecocidio. Un ecocidio perpetrato grazie alla cosiddetta operazione “Zero Controlli” da parte di chi doveva esaminare, accertare, divulgare in una regione così piccola dove, nonostante l’elevato numero di morti per cancro, pare si stia attivando, solo ora, dopo le incessanti pressioni da parte delle associazioni e dei comitati dei cittadini, la creazione del Registro dei Tumori della Popolazione, del Registro unico di mortalità e del registro dei Mesoteliomi

//scavi a VenafroIntanto, alcuni giorni fa, si è iniziato a scavare, a Venafro, e in altri terreni sospetti grazie a controlli effettuati in passato anche grazie all’uso di droni a rilevamento tecnico. Un’azione congiunta dei Vigili del Fuoco, il Corpo Forestale dello Stato, l’Arpam e gli esperti dell’Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanologia, alla ricerca di materiali tossici e nocivi. Per il momento non sarebbero emersi materiali tossici o peggio radioattivi, ma soltanto materiale ferroso, scarti industriali anche se il Prefetto di Isernia, dott. Filippo Piritore, per dovere di informazione verso i cittadini precisa che “le numerose attività di esplorazione tecnica dei siti individuati, finora, non hanno accertato la effettiva presenza di rifiuti tossici interrati in questo ambito provinciale. Peraltro, la natura del materiale rinvenuto e dello stesso terreno, saranno oggetto di analisi e classificazione a cura dei competenti laboratori di analisi.
Il Prefetto, nell’informare che nelle prossime settimane continueranno le attività di esplorazione di altri siti del territorio provinciale, assicura che i cittadini saranno, costantemente e tempestivamente, informati in merito a tutta la problematica, pur nel rispetto delle procedure e delle indagini già avviate da tempo e portate avanti anche dalla competente Procura, in tema di rifiuti tossici e di inquinamento ambientale”.

I molisani temono che sia solo un’operazione di facciata per gettare acqua sul fuoco a causa del crescente allarme creatosi e c’è anche il timore, non del tutto infondato, che i controllori coincidano con i controllati, che chi oggi effettua le indagini nei terreni, chi sarà incaricato di fare le bonifiche delle discariche, possa avere collegamenti con chi per anni ha inquinato nel più assordante silenzio di tutte le Istituzioni. Questa brutta storia ha comunque un risvolto positivo: quella di aver fatto accrescere una maggiore consapevolezza nei cittadini, un risveglio civico da parte di molti che vogliono sapere, essere informati ( e lo dimostrano i tanti convegni, presentazioni sempre gremite di gente), che costituiscono associazioni, comitati civici a difesa della salute pubblica, che non vogliono fare più le vittime, che non vogliono più che tutto “scivoli addosso” ma che si espongono e si battono in prima persona senza più delegare, a chi per anni, si è dimostrato incompetente, per tutelare un diritto sacrosanto, quello alla salute.

 


 

Emanuela Frate

22/01/2014

 

 

 

 

 

 

 

 

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