Urban Walls: dal graffitismo alla Street Art

//L’opera di Blu all'ex caserma di via del Porto Fluviale nel quartiere Ostiense, Roma.Da anni centinaia di artisti in tutto il mondo realizzano le loro opere nelle strade e sui muri delle nostre città con tecniche, materiali e obiettivi diversi e modalità più o meno legali. Si tratta di un fenomeno creativo molto variegato e complesso, in continua espansione.

 

L’intervista di Babelmed a Simone Pallotta, curatore di arte pubblica e urbana e direttore artistico di WALLS - Contemporary Public Art.

 

Come è nata la Street art?

Determinare le origini di un fenomeno mondiale è sicuramente molto complesso. Il termine, coniato dai media alla fine degli anni Novanta, racchiude in realtà un mondo molto vasto e diversificato che affonda le sue radici negli anni Sessanta e Settanta, quando alcuni artisti cominciarono a lavorare per la prima volta nello spazio urbano. C’è, poi, sicuramente una forte continuità con i graffiti, che dagli anni Ottanta si diffusero per le strade di New York, Los Angeles, Philadelphia, per poi espandersi nel resto del mondo. Scrivere il proprio nome sugli edifici delle città era in quegli anni un tentativo di riappropriazione di uno spazio pubblico che non apparteneva più a nessuno. Una parte di coloro che realizzavano questi lavori di design sulle lettere ha poi cominciato a produrre altre cose con contenuti e forme completamente diversi.

Con il passare degli anni il fenomeno della Street art è stato in parte naturalmente assorbito dall’arte contemporanea.

 

Quali sono i principali esponenti?

//Uno dei lavori di Bansky.Tra i più importanti a livello mondiale c’è Banksy, originario dell’Inghilterra che da poco ha lasciato gli Stati Uniti dopo il progetto Better out then In, seguitissimo dai media, Shepard Fairey, sempre americano e Blu, il più famoso artista italiano e tra i primi dieci più apprezzati al mondo.

Loro per primi hanno cominciato, all’inizio degli anni duemila, a costruire un immaginario visivo diventato ben presto internazionale.

Oggi gli street artists sono moltissimi. Tra quelli italiani di maggior rilievo c’è Agostino Iacurci, che il prossimo mese esporrà alla galleria Wunderkammer di Roma ed è stato invitato a dipingere opere molto grandi anche all’estero, Ericailcane, DEM, un’artista visionario che parla del profondo legame tra uomo e natura, e 108, molto noto per i suoi lavori di arte astratta. A Roma i più famosi sono Sten e Lex che, a differenza di quasi tutti gli altri, non sono partiti dai graffiti ma hanno subito cominciato realizzando stencil nello spazio pubblico.

 

Ci sono città o luoghi in cui il fenomeno è più vivace?

A livello nazionale, Roma e Torino negli anni sono diventanti centri importanti con visibilità anche nel contesto europeo. Molte cose accadono a Barcellona, Berlino, Londra e New York, che si sta risvegliando ultimamente, e anche Philadelphia organizza eventi di rilievo.

I paesi dell’Est, poi, stanno diventando luoghi interessanti: in Russia, per esempio, esiste un festival molto importante. Ma gli artisti si muovono continuamente, un po’ per conto loro un po’ perché vengono chiamati da curatori e associazioni che lavorano negli spazi urbani.

È poi fondamentale il ruolo svolto da internet: la rete è un luogo privilegiato dove si possono far girare progetti e lavori in modo rapido, capillare e gratuito.

 

//L’opera realizzata da Agostino Iacurci a Civitavecchia nel 2011.Quali messaggi esprimono in genere queste opere?

La Street art ha una straordinaria potenza comunicativa perché i messaggi e le immagini che produce sono chiari e riconoscibili e sono a diretto contatto con gli spettatori/fruitori, i cittadini dello spazio urbano. Ma i contenuti sono molto diversi tra loro.

Se pensiamo ai primi lavori del muralismo messicano, che per certi versi è un precursore del fenomeno del dipingere nello spazio pubblico contemporaneo, ricordiamo però che i loro messaggi avevano un significato molto politico.

Oggi sono rari gli street artists che fanno un lavoro di critica alla società con le proprie opere. In Italia, per esempio, c’è Blu e pochi altri.

I pochi che realizzano i progetti illegalmente continuano a veicolare il proprio messaggio in modo diretto e non mediato.

Quando la Street art diventa arte pubblica spesso perde la sua forza “rivoluzionaria” ed è importante chiedersi quanto l’artista sia effettivamente libero di realizzare ciò che vuole pur essendo in uno spazio urbano…

La libertà di espressione è fondamentale per restare nell’ambito della vera arte e non del semplice decoro. In generale, direi che oggi il fenomeno ha poco di politico e molto di tecnico.

 

Gli interventi istituzionali che coinvolgono gli street artists spesso sono riconducibili a progetti di riqualificazione urbana…

Parlare della Street art spesso porta a parlare di riqualificazione ma bisogna tener presente che realizzare opere nello spazio pubblico è solo un primo passaggio, visivo e non certo strutturale, del processo di riqualificazione urbana. Servono tanti altri elementi per intervenire in un quartiere degradato o periferico.

Con WALLS in genere creiamo progetti con una forte volontà di includere le parti sociali. Nel 2011 abbiamo realizzato “Waves” a Civitavecchia, creando un confronto costante tra gli artisti, gli studenti del liceo artistico e la cittadinanza per trasformare l’intervento murale in un’esperienza territoriale, facendola quindi rientrare in un processo culturale più articolato. Dopo un anno di lavoro sono state realizzate opere sui muri esterni di una casa popolare, di una scuola e di un edificio privato nella periferia e nel centro, anche per creare un collegamento tra aree diverse. Gli artisti coinvolti nel progetto sono stati Aryz, Dem e Agostino Iacurci. A Roma, quando c’era il sindaco Veltroni, abbiamo creato 40 muri legali per i writers romani, uno spazio regolare dove esprimere la loro potenzialità creativa, un’alternativa all’illegalità. (www.urbanact.it ).

//Civitavecchia, il muro realizzato da Aryz nell'ambito del progetto Waves. Foto di Achille Filipponi.

 

Qual è il ruolo svolto dalle gallerie?

Dopo il primo periodo in cui gli artisti creavano le loro opere in modo solamente illegale, critici e curatori hanno cominciato a vedere nella Street art uno strumento culturale importante,ouna corrente nuova sulla quale investire, e hanno coinvolto gli artisti che ritenevano più interessanti nei circuiti istituzionali. Alcuni hanno quindi cominciato a esporre in galleria e via via fondazioni e associazioni hanno organizzato i primi festival facendo confluire il fenomeno nel contesto più ampio dell’arte contemporanea.

Le gallerie stesse spesso si fanno promotrici di grandi opere pubbliche perché, dopo aver fatto realizzare un muro esterno agli artisti, li invitano all’interno dei loro spazi per venderne i lavori. A Roma ci sono due luoghi espositivi dedicati: la galleria Wunderkammer e la 999.

 

Qual è il rapporto tra artisti e galleristi?

//L’Obama di Shepard Fairey.Bansky, per esempio, che con le sue opere ironizza sulla società con una sorta di supponenza, ha un modo particolare di rapportarsi all’art system perché da un lato si muove illegalmente, rimanendo nell’anonimato e lavorando in strada, ma poi vende in galleria i suoi pezzi a prezzi molto alti, che hanno raggiunto pochi giorni fa le seicentomila sterline.

Un esempio completamente diverso è Blu. Lui, che come Banksy nasconde la sua identità, è apertamente ostile al mondo istituzionale e ha scelto di dipingere solo in spazi significativi come quello occupato al Porto Fluviale a Roma o generalmente in luoghi simbolici del contropotere, come i centri sociali. Ha creato un sito dove vende i suoi disegni in modo autonomo e continua a realizzare opere pubbliche illegalmente.

Come in tutti i campi, ci sono personalità e attitudini molto diverse.

I media spesso vedono gli artisti in modo romantico e distorto, pensando che sia rimasta una sorta di purezza originaria, di istanza rivoluzionaria che invece in molti rappresentanti si è persa del tutto. Molti creano progetti esteticamente belli ma che potrebbero esser realizzati in qualsiasi contesto.

 

Quali sono i principali festival di street art in Italia?

In Italia esistono rassegne importanti in città come Modena (Festival ICONE) e Bologna (Frontier, la linea dello stile). A Grottaglie per quattro anni si è svolto il Fame Festival, uno dei più importanti al mondo. È più semplice avere le autorizzazioni, coinvolgere la cittadinanza locale e avere costi contenuti nelle piccole città.

A Roma c’è l’Outdoor Festival e a Torino, oltre a numerosi muri legali, ogni anno si svolge il Picturin che ora è stato preso in carico dal comune. Entrando nelle politiche culturali istituzionali la spontaneità della manifestazione è andata un po’ a svilirsi, ma il capoluogo piemontese rimane comunque la città con più interventi murali del paese.

A Napoli nei Quartieri Spagnoli c’è un bellissimo progetto realizzato da Ciop e Kaf che si chiama “Quore Spinato”.

 

I graffiti e la street art hanno avuto un ruolo importante anche durante le sollevazioni nel mondo arabo.

Quando ci sono grandi cambiamenti e incertezze a livello sociale e politico gli artisti, anche se non sono street artist di natura, scendono in piazza per mandare dei messaggi direttamente alle persone. In questi momenti l’arte diventa realmente un ponte di comunicazione con la società. Nei paesi arabi il fenomeno è sbocciato in tutta la sua forza e nel suo potere rivoluzionario, diventando al contempo arte, comunicazione, condivisione, lotta politica.

 

//Uno dei muri dipinti a Tunisi.

 

Quali sono i prossimi progetti di WALLS?

Sta per partire un progetto che riguarderà un quartiere nella periferia di Roma con un lavoro territoriale nelle scuole e il coinvolgimento dei ragazzi con dei workshop per dipingere all’esterno. Inviteremo anche degli artisti che realizzeranno opere murali nel territorio.

Attualmente WALLS è in India, a Nuova Dehli, dove in questi giorni c’è il primo Festival di Street art (www.st-artdelhi.org ) con un mix tra artisti indiani e europei. Il progetto è seguito in loco da Giulia Ambrogi, la nostra project manager, e realizzato con dei partner locali. È la prima manifestazione di genere nel paese.

 


 

Federica Araco

25/01/2014

 

 

 

 

 

 

 

 

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