Riace: da “ghost” a “host”

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Riace, il paesino italiano famoso per le statue di bronzo greche ritrovate sul fondo del mare, è diventato una casa anche per altri “arrivati via mare”: i centinaia di immigrati che tengono in vita la città.

Solitamente protagonisti di storie tragiche, i migranti sono considerati come un bene prezioso nel piccolo centro calabrese. Riace, con un particolare programma di integrazione, ha infatti trasformato il fenomeno migratorio in un elemento positivo, capace di migliorare la società.

Questo successo affonda le sue radici nel lontano conflitto turco-curdo degli anni Novanta. Quando circa 200 rifugiati curdi sbarcarono sulle coste joniche, nel 1998, furono accolti dall’associazione “Città Futura”. Il paese all’epoca era pieno di case abbandonate perché molti locali erano emigrati in cerca di lavoro e altre opportunità. L’associazione aiutò così i rifugiati a sistemarsi negli immobili disabitati in cambio di qualche piccolo intervento di ristrutturazione.

Tra i fondatori di Città Futura c’era anche Domenico Lucano, l’attuale sindaco. Lucano si impegnò molto nel tentativo di salvare Riace dal diventare un paese fantasma, e aiutò i migranti a cominciare lì una nuova vita.

Le antiche tradizioni del posto che rischiavano di essere dimenticate perché i locali avevano lasciato il paese furono recuperate grazie a loro, che cominciarono a lavorare la ceramica, il cioccolato, dedicandosi a mestieri antichi come il ricamo, la carpenteria e i tessuti. Queste professioni da un lato consentivano ai nuovi arrivati di mantenersi, ma allo stesso tempo hanno dato al posto nuove prospettive.

//Un muro di Riace

Oggi gli immigrati sono circa il 20 percento dei 1700 abitanti del paese.

La scuola, che era chiusa nel 2000 per mancanza di iscritti, è ora in piena attività grazie ai loro figli e all’asilo ci sono bambini di 8 nazionalità.

Uno dei primi stranieri ad arrivare a Riace è stato il curdo Bahram Acar. In fuga dal conflitto turco-curdo degli anni Novanta, mise piede in Calabria nel 1998 e cominciò a lavorare come operaio. Vive ancora in paese come cittadino italiano e aiuta i nuovi arrivati, ha raccontato al quotidiano britannico The Observer. “Tutti hanno cominciato come me. Io sono stato aiutato e ora sono io a dare una mano”.

I locali, che in passato si erano trasferiti all’estero fino in Nuova Zelanda, Argentina e Stati Uniti o in nord Italia per cercare lavoro, ora non scappano più dal loro paese di origine. La vitalità economica creata dal programma di integrazione aiuta anche loro a migliorare le condizioni di vita. Grazie al supporto finanziario del governo e della Comunità europea per le politiche migratorie, i calabresi hanno anche più opportunità di lavoro, ora.

Il sindaco Domenico Lucano sostiene che il suo sistema di integrazione è almeno quattro volte più economico dei costi necessari a trattenere le persone nei centri di detenzione.

//Le banconote “Che”L’alto numero di immigrati e il ritardo con cui spesso arrivano i fondi necessari ad accoglierli hanno spinto Riace a stampare una moneta locale, con impressi i volti di Che Guevara, Gandhi e Martin Luther King. Il sindaco racconta infatti che i finanziamenti per i richiedenti asilo a volte sono versati anche 6-7 mesi più tardi del previsto, così è stato deciso di creare dei soldi per le spese di tutti i giorni. I richiedenti asilo usano così le false banconote per acquistare ciò di cui hanno bisogno e i negozianti li cambiano con i soldi “veri” quando arrivano dal governo.

//Il sindaco di Riace Domenico Lucano e il Ministro dell’integrazione Cecile Kyenge a Riace.Il sindaco ha ottenuto il terzo posto nella lista “Sindaco del mondo 2010” per quello che fa per gli immigrati e la storia di Riace è diventata un cortometraggio del regista tedesco Wim Wenders nel 2012, “Il volo”, che racconta come questo piccolo centro ha saputo trasformare l’immigrazione in una risorsa invece di considerarla una minaccia.

Ma malgrado il successo, il sindaco e il suo progetto di integrazione non soddisfano tutti. La ‘Ndrangheta, per paura di perdere potere sul territorio, ha cercato di intimidire Lucano, aprendo il fuoco contro di lui in un ristorante dove cenava e avvelenando il suo cane.

Ma il primo cittadino afferma che non sarà intimidito. In quasi tutte le interviste che ha rilasciato, dice: “I più poveri dei poveri potrebbero salvare Riace, e in cambio, Riace potrebbe salvare loro”.


Övgü Pınar

Traduzione dall’inglese di Federica Araco

27/01/2014

 

 

 

 

 

 

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