Anche in Italia matrimoni forzati

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Anche in Italia bambine, adolescenti e giovani donne immigrate, spesso nate e cresciute nel nostro Paese, hanno famiglie che scelgono di sottoporle a matrimoni imposti, ma nel nostro Paese non esistono norme specifiche per contrastarli. Si tratta di casi che talvolta finiscono alla ribalta della cronaca nera, quando le giovani che vogliono sottrarsi vengono punite con violenze fisiche, persino uccise, oppure tentano il suicidio. In molti altri casi le giovani semplicemente spariscono da scuola o dall’Italia, senza che la loro richiesta di aiuto sia stata accolta o senza aver trovato il coraggio di chiedere aiuto.

L’associazione Trama di Terre gestisce dal 2011 il primo rifugio in Italia per le donne scappate da matrimoni forzati. Fin’ora ha accolto dieci giovani donne dai 17 ai 24 anni, quattro provenienti dal Pakistan, due dall’India, le altre dal Bangladesh, Sri Lanka, Tunisia e Albania. Il progetto complessivo, oltre ad aver fornito servizi di supporto alle donne che hanno transitato all’interno della struttura messa loro a disposizione, ha sviluppato attività di formazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza e alle istituzioni e ha incentivato la condivisione di best practices a livello internazionale.

Come in tutto il mondo, i diritti delle donne vengono violati, soprattutto quando le donne rifiutano l’imposizione di comportamenti e regole non rispettosi della loro volontà e libera scelta. Una di queste violazioni riguarda il diritto delle donne di scegliere se, quando e con chi sposarsi: i matrimoni precoci e/o forzati trovano infatti profonde radici negli squilibri di potere tra donne e uomini, in stereotipi e leggi che rispecchiano l’idea che la donna debba ricoprire un ruolo sociale e familiare subalterno, regolato da modelli patriarcali, sul consenso al controllo sociale sul corpo e sulle scelte sessuali delle donne. Tutto ciò rafforza il persistere di queste pratiche in molte comunità, dentro e fuori i paesi d’origine.

Molti Stati, per evitare la condanna internazionale rispetto al fenomeno delle spose bambine, hanno iniziato ad introdurre nelle proprie legislazioni il divieto di celebrare matrimoni precoci. Tuttavia, sposalizi forzati trovano ancora legittimazione culturale e giuridica presso vari popoli e nazioni. Il progetto ‘Contrasto ai matrimoni forzati nella provincia di Bologna: agire sul locale con una prospettiva internazionale’, promosso da “Trama di Terre” in collaborazione con ActionAid Italia e finanziato dalla Fondazione Vodafone Italia nasce con l’obiettivo di dare una risposta concreta per combattere questo fenomeno, proponendo strumenti utili alle operatrici/operatori dei servizi. Il convegno di venerdì 28 febbraio, a Bologna, “Onore e destino”, concluderà il progetto e vi saranno presentate le prime Linee guida realizzate in Italia.

 Saranno presenti al convegno Teresa Marzocchi, Assessora alle Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna; Beatrice Costa, Capo Dipartimento Programmi ActionAid Italia; Tiziana Dal Pra, Presidente Associazione Trama di Terre; una rappresentante della Fondazione Vodafone; Barbara Spinelli, avvocata, consulente legale del Centro Antiviolenza di Trama di Terre; Tiziana Zannini, dirigente Ufficio Affari Generali e Sociali del Dip. per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri; Meena Patel, associazione Southall Black Sisters (Londra); Nursel Kilic, Femmes Solidaires, International Free Women Alliance (Parigi), Corinna Ter-Nedden, Centro Papatya (Berlino), Cristina Cattafesta, Cisda - Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane.

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 “Abbiamo voluto fornire a operatori e operatrici indicazioni e strumenti utili a garantire l’effettiva protezione di donne e bambine, con la consapevolezza di essere solo all’inizio di un percorso complesso e poco esplorato in Italia” – sottolinea Tiziana Dal Pra, presidente di Trama di Terre – “Per questo vogliamo porre all'attenzione della politica italiana questo tema, portando il nostro contributo, frutto del lavoro sul campo fatto negli ultimi 5 anni. La prima necessità è quella di riconoscere i matrimoni forzati come una delle forme di violenza contro le donne: per farlo bisogna uscire da logiche ‘relativiste e neutre’ che lo ascrivono solo a una problematica ‘culturale’. Chiediamo che il contrasto ai matrimoni forzati sia inserito come uno dei punti del Piano Nazionale antiviolenza che auspichiamo venga al più presto approvato”. 

 “I matrimoni precoci e i matrimoni forzati trovano profonde radici negli squilibri di potere tra donne e uomini e in stereotipi e leggi che rispecchiano l’idea che la donna debba ricoprire un ruolo sociale e familiare subalterno, regolato da modelli patriarcali” – sostiene Rossana Scaricabarozzi di ActionAid – “Per questo chiediamo all’Italia e agli altri paesi riuniti in sede delle Nazioni Unite che durante la prossima Assemblea generale si discuta di come inserire impegni specifici a contrasto dei matrimoni precoci e forzati nella nuova agenda globale per lo sviluppo dopo la scadenza degli Obiettivi del Millennio nel 2015”.

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26/02/2014

 

 

 

 

 

 

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