Cecile Kyenge: “Ho sognato una strada”

kyenge 270Alla presentazione del suo libro “Ho sognato una strada”, Cecile Kyenge è intervistata da Jean Claude Mbede, giornalista già ospite del Caffè in qualità di collega perseguitato in patria per i suoi reportage. Il volume è molto semplice, molto divertente, da leggere tutto d'un fiato, esordisce Mbede. È la storia di un percorso: “Cecile non voltarti indietro”: queste le parole della madre quando, nel 1983, la giovane donna lasciava l'aeroporto di Lumumbashi in Congo per venire a studiare medicina in Italia. La storia di Kyenge parte da quelle parole fino ad oggi.

“In realtà inizia anche da prim - spiega l'onorevole - Ho lottato sempre, anche senza rendermene conto, sapendo che stavo facendo qualcosa di diverso, fuori dagli schemi, da quelle che sono le abitudini, le tradizioni del paese. Il libro inizia da qui per un motivo: lasciando il Congo avevo poco più di 19 anni, e sono partita con una valigia enorme, perché era l'unica a disposizione, non ne avevo un'altra. Questa valigia, che ancora possiedo, è di un colore molto vivace, celeste, e dentro c'erano solo due vestiti e un paio di scarpe. Era vuota, ma era pesante, perché là dentro c'era la consapevolezza del diritto allo studio”. “Ho fatto di tutto per uscire dal Congo e venire a studiare in Italia: è il primo diritto che ho voluto portare avanti. Il mio sogno era diventare medico, e ci sono riuscita, ma si sono aggiunte anche altre battaglie: oggi devo trasformare quel sogno individuale in un progetto collettivo”.

Il suo lato ribelle si esprime subito nell'affrontare le prime grosse difficoltà. Il rettore che l'aveva seguita muore improvvisamente, e lei si ritrova senza un appoggio e senza più borsa di studio. Qualcuno subito le dice: torna in Congo, ma lei risponde “mai!”. “Questo è stato il mio primo vero atto di ribellione. Sono state giornate difficili da dimenticare: a causa anche di ritardi, cambiamenti di volo, sono arrivata un giorno dopo l'esame di ammissione e quindi non ho potuto sostenerlo. Assieme ad altri due amici, dovevamo andare all'Università Cattolica e accedere a questa borsa di studio. Ma è sfumata e inoltre il giorno dopo ci hanno anche rubato tutti i soldi. Non metterò piede su quell'aereo per tornare indietro, mi dissi, a costo di mangiare pane e acqua, devo uscire da qui con la mia laurea in medicina. Non so dove andare, ma ce la farò”. E ce l'ha fatta.

La passione per la medicina di Cecile ha un'origine: a due mesi viene dichiarata morta in Africa. “Prima di scrivere il libro credo di averlo raccontato una sola volta. È importante, anche per far capire la rilevanza della ricerca, dello sviluppo. Quando avevo due mesi mi portarono in ospedale e la diagnosi era: è morta. Mi hanno portata all'obitorio. La mia fortuna è stata di non esser stata messa subito nel frigorifero, anche se è pratica nei paesi caldi seppellire subito le persone. Non avendo attrezzature molto avanzate, era difficile vedere che non ero morta, ma che facevo solo fatica a respirare. Passava di là un medico, che aveva fatto partorire mia madre, che mi conosceva, e mi ha portata fuori dall'obitorio e in ospedale; dopo alcune ore ho ripreso a respirare. Devo la vita a quel medico. Oggi posso parlare, ma sono tanti quelli non in grado di farlo, o che non hanno accesso a delle cure specialistiche per riuscire a salvarsi”.

Poi l’impegno in politica. Le pagine del libro fanno ben comprendere la personalità della ex ministra, che prima di arrivare in Italia era stata assegnata alla facoltà di farmacia, dove non mise mai piede. Mi alzavo alle cinque del mattino e l'aula di medicina, che chiamavamo il bunker, era enorme, ci stavano 800 persone. Ero la prima ad arrivare là dentro, sempre in prima fila, passavo gli appunti a tutti, e i professori si stupivano: quando c'erano le interrogazioni mi presentavo e loro dicevano: ma non vediamo il suo nome, e io replicavo: “Arriverà! però mi potete interrogare'. Ho fatto un anno così, senza mai frequentare farmacia, ma ero puntualmente a medicina, e sapevo tutto”. Si laurea, prende anche la specializzazione. Le vicende procedono in modo molto veloce, e qui inizia il capitolo politico, del libro e della vita.

Prima nei Ds fra il 2003 e il 2004, e quindi nel Pd. “Ho iniziato come consigliere di quartiere, poiché credo molto nei rapporti con la gente. Fare politica per me infatti significa stare in mezzo alle persone. Avevo la delega per le politiche sociali, mi occupavo delle persone anziane e della sanità. Poi piano piano all'interno dei Democratici di Sinistra ho seguito percorsi di formazione, ma anche di impegno, di cooperazione internazionale, cercando di far capire come fare cooperazione, non semplicemente a senso unico, ma insieme. Quando si è chiusa l'esperienza dei Ds ho scelto di passare al Pd. Lì sto portando avanti una visione di una politica di integrazione che mette al centro le diversità come risorsa.

//Cecile KyengePortavoce della Rete Primo Marzo, poi deputata e ministra dell'Integrazione per il governo Letta, scrive questo libro come una lettera molto semplice, rivolta a tutti gli italiani. Nel momento esatto in cui lo pubblica, però, esce dalla squadra del governo. Quali i rimpianti? “Il giorno in cui è uscito in libreria era anche il giorno della fine del governo Letta. Nella mia vita ci sono coincidenze, momenti che, vissuti nel presente hanno un sapore, ma a distanza di tempo offrono un altro messaggio. Era finito un percorso, un periodo molto importante. Penso che l'Italia abbia bisogno di portare avanti questo progetto di diversità di multiculturalismo, ma soprattutto di mettere la diversità al centro di tutto. Siamo diversi ma dobbiamo avere tutti gli stessi diritti. Quindi una politica di pari opportunità. Il libro l'ho dedicato ai giovani, che sono a tutt'oggi la mia priorità. Parlo di cittadinanza e di come riuscire a rafforzare le loro capacità in tutti i settori. Rimpiango semplicemente il fatto che oggi manca una parte di questo progetto: l'ha iniziato Letta e non deve subire un arresto. La possibilità di vedere le componenti di questa comunità in tutti i settori compreso il governo, vedere tutte le persone che sono rappresentate nella nostra società e le minoranze all'interno di un'istituzione, di un'organizzazione: quella è l'Italia del domani”. “Ciò di cui vado fiera – conclude - è essere stata la ministra di coloro che non hanno voce, gli invisibili, coloro che non hanno la possibilità di parlare, per chi non ha il potere e la capacità di esprimersi. Sono tanti, italiani e stranieri che vivono nell'invisibilità, è a loro a cui oggi dobbiamo dedicare tutta l'attenzione”.

 

“Ho sognato una strada”

di Cecile Kyenge

Edizioni PM

 


 

Rosita Ferrato

04/06/2014

 

 

 

 

 

 

Related Posts

La nuova generazione di scrittori italiani

07/12/2010

La nuova generazione di scrittori italianiFra i temi ricorrenti nei racconti della nuova generazione di scrittori italiani: una modernità che si rivela traditrice, rigonfia di promesse illusorie. E l’irrompere prepotente di quel mondo arcaico, contadino che nell’ottimismo del dopoguerra e del boom economico, gli italiani, gli autori italiani avevano pensato di avere lasciato alle loro spalle.

La via del mare

22/08/2009

La via del mareSimone Perotti ha pubblicato con Bompiani "Zenzero e nuvole", "I ritmi", "Teoria", "L'altro Uomo" con cui ha vinto il premio Volpe d'Oro 2005. Ha creato il primo magazine d'informazione sui libri di mare (www.sailbook.info). Il suo ultimo romanzo è "L'estate del disincanto", Bompiani.

“Caos arabo”

24/06/2011

“Caos arabo”Il libro firmato da Riccardo Cristiano è una raccolta di articoli e inchieste realizzate da giornalisti arabi di varia nazionalità su alcuni temi che, secondo l'autore/curatore, sarebbero stati come tanti segni precursori delle rivolte odierne