Fuga dalla guerra con un corteo di nozze

//Gabriele del Grande e lo “sposo” Abdallah.“Una storia fantastica eppure dannatamente vera. Un coraggioso atto di disobbedienza civile”. Così i creatori descrivono “Io sto con la sposa”, il documentario su un finto corteo di nozze in viaggio dall’Italia fino a Svezia per aiutare 5 palestinesi e siriani in fuga dalla guerra.

"Quale poliziotto di frontiera chiederebbe mai i documenti a una sposa?". Come il documentario dimostra, la risposta è “nessuno”. Il corteo riesce infatti a superare 5 frontiere attraversando Italia, Francia, Lussemburgo, Germania e Svezia senza problemi e i protagonisti-migranti riescono ad ottenere l'asilo politico come rifugiati.

Ascoltiamo la storia da uno dei creatori del progetto, Gabriele del Grande, giornalista italiano.

 

Come avete deciso di fare questo "viaggio di nozze"?

Era l'ottobre del 2013. L'Italia era scossa dai cinquecento morti dei due naufragi a Lampedusa del 3 e dell'11 ottobre. Io ero rientrato a Milano da un mese, dopo il mio ultimo viaggio in Siria, come reporter di guerra. In quei giorni transitavano centinaia di profughi siriani da Milano. Arrivavano con i treni dal sud Italia, dopo essere sbarcati in Sicilia sulle rotte del contrabbando libico ed egiziano. E da Milano cercavano un passaggio per il nord Europa ancora una volta con i contrabbandieri. In quei giorni andavo spesso in stazione centrale insieme a un amico poeta palestinese siriano, Khaled Soliman Al Nassiry (co-regista del film). Col tempo, abbiamo conosciuto cinque palestinesi e siriani scappati dalla guerra e siamo diventati amici. Li abbiamo ospitati nelle nostre case. E quando ci siamo chiesti come aiutarli a continuare il viaggio verso la Svezia, abbiamo avuto l'idea del finto corteo di nozze. Un amico regista, Antonio Augugliaro (co-regista del film) ci ha convinto a partire con le telecamere e a farne un film.

Chi sono e di dove sono gli immigranti che avete aiutato ad arrivare in Svezia?

Erano siriani e palestinesi scappati dalla guerra in Siria. Uno studente universitario (Abdallah) in lingua e letteratura inglese, una coppia di vecchi oppositori della sinistra siriana (Mona e Ahmed) e un bambino rapper in viaggio con il padre (Manar e Alaa).

Perche volevano fuggire? Li conoscevate prima?

Erano scappati dalla Siria in guerra. E avevano raggiunto l'Italia viaggiando sulle rotte del contrabbando libico ed egiziano. Da quando la guerra è iniziata, nel 2011, ha causato tre milioni di rifugiati fuori dalla Siria e nove milioni di sfollati interni. Una vera e propria catastrofe umanitaria. Non li conoscevamo prima. Li abbiamo conosciuti a Milano, perché Milano è ormai diventato un passaggio obbligato per migliaia di siriani che sbarcano in Sicilia e poi dall'Italia tentano di raggiungere il nord Europa.

Siete riusciti ad arrivare in Svezia senza problemi? E i migranti, hanno avuto successivamente problemi, in Svezia? Cosa fanno ora?

Sì siamo arrivati senza problemi, dopo un viaggio di 4 giorni e 3mila chilometri attraverso sei Stati e cinque frontiere. Dall'Italia alla Francia, Lussemburgo, Germania, Danimarca e infine Svezia. Dopotutto quale guardia di frontiera fermerebbe mai un corteo nuziale? Chi mai chiederebbe i documenti a una sposa vestita di bianco? I nostri cinque amici adesso hanno ottenuto l'asilo politico come rifugiati. Tre di loro sono attualmente in Svezia. Altri due sono stati rinviati in Italia, in base al Regolamento Dublino II, che prevede l'obbligo di chiedere asilo nel primo paese dove vengono rilevate le impronte digitali.

Siete stati denunciati?

Fortunatamente non siamo ancora stati denunciati da nessuno. Anche perché nessuno ci ha fermato in frontiera. Tuttavia il rischio sarà concreto dal momento dell'uscita del film nelle sale, di fronte alla prova del reato. Infatti abbiamo documentato il passaggio illegale delle frontiere. È un po' un film di autodenuncia per noi. Lo facciamo perché lo riteniamo un atto legittimo, seppure illegale. Riteniamo cioè un gesto di valore morale avere aiutato cinque persone in fuga dalla guerra a mettersi in salvo. E con questo gesto provocatorio vogliamo che l'opinione pubblica rimetta in discussione le politiche europee di frontiera, dopo che migliaia di persone sono morte in mare tentando di viaggiare sulle rotte del contrabbando non avendo avuto la possibilità di avere un visto.

//“Io sto con la sposa” - Trailer

 


 

Per info e donazioni:

https://www.indiegogo.com/projects/io-sto-con-la-sposa-on-the-bride-s-side--2

Övgü Pınar

13/06/2014

 

 

 

 

 

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