In utero Srebrenica

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In piena notte, in mezzo al bosco, Munira scava a mani nude tra foglie e radici per ritrovare le ossa del figlio ucciso nel genocidio. Camminando tra mine inesplose, Hajra ritrova un teschio umano, lo porta a casa e si convince che abbia tratti a lei familiari. Aida dopo un violento stupro ha dovuto rinunciare per sempre al desiderio di avere un bambino. Nel suo utero strappato c’è il destino di tutte le donne di Srebrenica. In un luogo dimenticato, in cui “non si sa dove finisce il sangue e comincia la terra”, silenziose e caparbie, dolcissime ma dotate di una forza e una determinazione straordinarie, molte madri, mogli, nonne continuano incessanti la loro lotta per la giustizia. La guerra, atroce, insensata, lacerante, ormai non si combatte più tra cecchini e carro armati ma nei cuori e negli occhi di chi resta. I morti massacrati dalla furia omicida degli aggressori continuano a vivere infatti nel ricordo immobile e immutato dei sopravvissuti.

sbere 300Assuefatte ormai all’orrore, all’assenza, alla negazione, queste figure femminili vagano nell’ombra del crepuscolo, nella speranza di ritrovare un qualcosa a cui poter dare degna sepoltura. “Per molti la guerra è finita, non per me”, racconta una di loro. “Continuo a scavare di notte finché non mi si rompono le unghie ed esce il sangue. Smuovo così tanta terra che a volte la mangio e la inghiotto”.

Spesso la connessione anatomica tra le ossa non trova riscontro e i medici legali procedono con l’esame del DNA per verificare l’effettiva appartenenza dei resti. Ma il desiderio delle madri di trovare i loro figli è così forte da credere di riconoscerli anche da un dente, un frammento di ossa, qualche minuscolo brandello di stoffa.

“La ricerca di residui dei propri cari è il simbolo di un amore straziante e drammatico, trasposto in una quotidianità dolorosa, pulsante, tuttora molto presente”, spiega il giovanissimo regista Giuseppe Carrieri. “Ho pensato che fosse doveroso testimoniarlo, che fosse importante dar voce a questa sofferenza. Più che un documentario, infatti, In utero Srebrenica è un’inquieta poesia sulla banalità del male”.

Il film non segue una narrazione sequenziale ma traccia un percorso emotivo attraverso le voci e le testimonianze di molte donne. Le immagini, in un bianco e nero seppiato, rimandano a uno spazio-tempo sospeso di un passato immobile, come incastrato in un cortocircuito di ossessioni che rasentano la psicosi.

sbere 300bisAffascinato da un documentarismo fatto di protagonisti forti, Carrieri ha saputo cogliere nella disperazione di queste madri la straordinaria complessità dell’eroina tragica, al contempo fragile e potente. “Il lavoro, sin dal suo titolo, dichiara di voler raccontare la maternità, non la guerra”, spiega il regista. “Ho voluto metter in luce la capacità del femminile di andare oltre i conflitti: queste donne hanno il potere di rinnovare quello strappo della storia attraverso la memoria, la speranza e l’amore. Le loro testimonianze mostrano il potere supremo delle madri, creatrici e portatrici di nuova vita anche in termini di senso della memoria e del racconto”.

A quasi vent’anni dal genocidio, in Bosnia parlare del lutto è ancora molto difficile, per questo nessuno chiede mai a una donna cosa facesse durante la guerra o notizie del marito e dei figli. Uno strano timore aleggia attorno alla morte che resta dunque un elemento rimosso, ma prepotentemente presente. “In Bosnia il divieto del lutto è legato non tanto al pudore quanto al riconoscimento del valore storico e segue dei diagrammi politici molto complessi, nazionalistici” continua Carrieri. “Questo ‘silenzio degli innocenti’ crea la percezione che sia difficile svelare quanto accaduto non perché non venga capito ma perché manca forse fino in fondo la libertà per poterlo fare”.

Per questo il film è dedicato a chi resta e al senso dell’amore infinito e visionario di una madre. Ripensando all’esperienza condivisa con le protagoniste del suo film, Carrieri commenta: “Ho dei grandi ricordi in cui ciascuna di loro mi tiene legato a sé. Loro non lo sanno, io sì”.

//Trailer

 

Regia:Giuseppe Carrieri
Anno di produzione: 2013
Durata: 53'
Tipologia: documentario
Paese: Italia/Francia
Produzione:Natia Docufilm
Formato di proiezione: DV, bianco/nero
Titolo originale: In Utero Srebrenica

Vincitore del Bellaria Film Festival, dell’Al Jazeera Film festival, del Festival dei Diritti Umani di Napoli e di Ginevra, In utero Srebrenica è stato finalista del Primed 2013, categoria Memoria, organizzato dal Centre Mediterranéen de la Communication Audiovisuelle di Marsiglia (CMCA) di Marsiglia ed è stato proiettato a Roma nella Notte del documentario mediterraneo organizzata da Babelmed e dal CMCA il 2 luglio scorso.

 


 

Federica Araco

15/07/2014

 

 

 

 

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