L'opposizione algerina: come fare per convincere?

//Ahmed Benbitour - Mouloud Hamrouche - Ali Benflis

Il 10 giugno scorso l'opposizione algerina ha cercato un'intesa politica da proporre come alternativa al Potere. La coalizione è composta da vari partiti politici: tre di corrente islamista (il Movimento della società per la pace, il Fronte per la giustizia e lo sviluppo e Ennhada), e altri tre di corrente democratica (Jil El Djadid, il partito laico Raduno per la cultura e la democrazia e il Fronte delle Forze Socialiste). La coalizione composta da vari partiti politici, da personalità come gli ex capi del governo Ahmed Benbitour, Mouloud Hamrouche, Ali Benflis – due candidati perdenti alle ultime elezioni – da dirigenti dell'ex FIS si è riunita sotto il nome Coordinazione Nazionale per La Transizione e le libertà Democratiche (CNLTD).

Dopo lunghi dibattiti, i partecipanti hanno stabilito diversi punti : la “consacrazione di una democrazia effettiva come modo di governo” in Algeria, la necessità di “un governo di transizione democratico di consenso” e “un'autorità indipendente e permanente per l'organizzazione e il controllo delle elezioni”, il ritorno a un limite di due mandati presidenziali e infine la creazione di una nuova Costituzione che “consacri gli obbiettivi della transizione democratica e che sarà sottoposta a un referendum popolare”.

Neanche a dirlo, la reazione del governo non si è fatta attendere. Sellal, il capo del governo, ha dichiarato che l'Algeria “possiede istituzioni forti e non ha bisogno di un periodo di transizione. Ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione, ma il popolo ha eletto il presidente Abdelaziz Bouteflika alle elezione del 17 aprile scorso. Elezioni che si sono svolte in modo del tutto democratico, anche secondo le organizzazioni e le istituzioni internazionali”.

Il regime Algerino ha a sua disposizione, oltre i due partiti di maggioranza il FLN e il RND, una miriade di micropartiti senz'alcun rapporto con la società civile, decine e decine di organizzazioni e personalità generosamente mantenute dallo Stato per appoggiare e applaudire ogni sua decisione. La facciata democratica è così rinfrescata a ogni elezione, e che importa se l'astensionismo raggiunge record storici visto che i media amici e quelli pubblici si occupano di mandare in onda l'entusiasmo popolare.

Il Forum dei cittadini per la seconda Repubblica (un gruppo di vecchi attivisti) critica sia le “false” consulte organizzate dal Potere per una nuova Costituzione, sia il tentativo dell'opposizione per una transizione democratica. “I diversi tentativi dell'opposizione per organizzarsi in una alleanza impossibile, che rivela i contenuti neutri della loro letteratura politica comune, sono destinati a fallire”, scrivono gli animatori di questo forum in una dichiarazione pubblicata il 15 luglio, ribadendo così che “non si può sposare l'acqua al fuoco”.

Creato da alcuni attivisti dell'opposizione, tra cui l'ex deputato FFS Tarik Mira, il Forum ritiene che “la logica vorrebbe che i vari schieramenti politici si organizzino in funzione delle affinità ideologiche prima di arrivare a un compromesso costituzionale”. Nonostante sia l'opinione di un piccolo gruppo di oppositori, questa critica riassume il pensiero di numerosi algerini. Per lo meno scettici e a volte ostili nei confronti della CNLTD, gli algerini la vedono come una costellazione di partiti compromessi con il Potere, di dignitari decaduti dal regime o di personalità a cui si attribuisce in parte la responsabilità per le violenze degli anni 90.

Gli Algerini non vogliono una “primavera araba” in casa loro, perché non vogliono tornare agli anni del caos e della violenza. Questo timore si percepisce nella debole partecipazioni politica della popolazione. È per questo che il movimento Barakat contro il quarto mandato Bouteflika, nato il primo marzo 2014, non è riuscito a mobilitare la gente nonostante la stima di una nicchia intellettuale e lo shock degli Algerini alla vista del presidente senile e assente dalla propria campagna elettorale.

Le manifestazioni di Barakat sono state duramente represse dalla polizia, mentre i partigiani del boicottaggio, i cui partiti sono oggi riuniti nella CNLTD, sono stati banditi dalla televisione e le loro manifestazioni non sono sempre state autorizzate. Hadda Hazel, l'unica donna “proprietaria di un giornale”, ha pagato la propria opposizione al quarto mandato con la chiusura della propria attività. La tipografia Statale ha rifiutato di stampare il suo giornale Al Fadjr a causa di presunti debiti. Nessuno si è fatto abbindolare perché tutti sanno che alcune testate vicine al Potere non pagano le proprie fatture di stampa ma continuano nonostante tutto a beneficiare di questo servizio, per non parlare della manna pubblicitaria che rappresenta il settore pubblico. Eppure ciò che viene chiamata la società civile nutre grande diffidenza nei confronti di partiti politici sospettati di voler arraffare il potere.

I movimenti di protesta che hanno paralizzato diversi settori in questi ultimi anni e che ogni tanto hanno la meglio si dissociano sistematicamente dai politici per queste stesse ragioni. I tentativi di avvicinamento da parte di un partito portano inevitabilmente all'implosione del movimento come è successo per Barakat. La CNTLD non riceve di certo l'adesione degli Algerini, né è pronta a farli scendere in piazza. Anche perché al suo interno le divergenze ideologiche sono grandi, nonostante tutti i partiti siano d'accordo sulla necessità di una “transizione politica in dolcezza”. Non equivale a chiedere al Potere di riformarsi? Il popolo disgustato dalla corruzione e dall'ingiustizia che caratterizzano la classe dirigente rischia di non essere sensibile a questi sermoni inascoltati.

Cosa dovremmo pensare quando l'ex capo del governo Mouloud Hamrouche, membro della coalizione, dichiara che la transizione deve tener conto “che l'esercito è un pilastro dello Stato”, o quando per Ali Benflis, “l'intero sistema attuale è illegittimo”? Non dimentichiamoci però che il primo è un ex ufficiale dell'esercito e che l'altro è un puro prodotto del sistema che critica. Il Forum dei cittadini, il cui discorso è condiviso dalla maggior parte dei democratici Algerini, considera che “il tentativo intrapreso dai partiti che si dichiarano democratici è proibitivo per il progetto democratico. Questi partiti politici rinforzano invece il Potere e lo schieramento islamista, e indeboliscono la speranza democratica in germe nel movimento nazionale”.

L'analisi è sicuramente dura, ma conferma in parte la lettura degli Algerini che vedono nella CNLTD un'occasione per gli islamisti di tornare in primo piano e per i laici di rifarsi una faccia dopo essersela fatta con il regime. L'opposizione Algerina resta poco ascoltata, non solo per i suoi passi falsi in passato, ma soprattutto per la sua incapacità di mettere in atto le sue dichiarazioni d'intento di fronte a un regime arrogante che maneggia la corruzione senza stati d'animo per mantenersi al potere.

 


 

Ghania Khelifi
Traduzione dal francese Matteo Mancini

21/07/2014

 

Related Posts

Algeria: quando la violenza e il crimine fruttano bene

07/12/2010

Algeria: quando la violenza e il crimine fruttano beneGrazie all’Atto di Riconciliazione, a chi una volta aveva imbracciato le armi e poi si era pentito, sono stati concessi indennità, alloggi e sostegni per creare imprese e perfino i salari arretrati per il periodo in cui erano stati in guerra contro lo stato e contro il popolo.

L'Islamismo algerino: l'MSP tra moderazione e compromesso

30/09/2008

L'Islamismo algerino: l'MSP tra moderazione e compromessoLa stampa “democratica» evoca raramente Mahfoud Nahnah, il padre fondatore della corrente dei Fratelli musulmani(1) algerini, senza ricordare il coinvolgimento d’El Mouwahiddoun.

Violenze sulle donne in Algeria: un calvario senza fine

18/07/2008

Violenze sulle donne in Algeria: un calvario senza fineDurante i 10 anni di conflitto tra islamici armati ed esercito nazionale, un conflitto che ha straziato il paese, le Algerine hanno vissuto esperienze di estrema violenza.