AYNUR, Hevra (Together)

dogan 250Il superbo documentario di Fateh Akin, “Crossing the bridge”, che nel 2005 raccontava la vita musicale a Istanbul, aveva rivelato al grande pubblico la cantante curda Aynur, che cantava nel film. Ed eccola arrivata al suo quarto album, prodotto dall'attentissima etichetta tedesca Networkmedien, e curato da Javier Limon, il produttore e chitarrista spagnolo che ha scoperto e prodotto Buika, qui alle redini della produzione, degli arrangiamenti e all'accompagnamento con la chitarra flamenca!

“La voce di Aynur è una fra le più impressionanti, aggettivo che si può usare di rado, vista ladifficoltà ad incontrare cose davvero nuove e diverse sulla scena musicale”, osserva Limon. Ed è vero che Aynur, che in quest'album riprende un buon numero di brani appartenenti al repertorio tradizionale, canta in maniera “autentica” e questa autenticità arriva alle orecchie.

Canzoni tradizionali di un paese, l'Anatolia orientale, che la sua famiglia ha dovuto abbandonare nel 1992 (Aynur aveva 17 anni), a causa del conflitto tra le autorità turche e il PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan. Canzoni d'amore per una terra natale, come “Urmia”: “Ehi, ragazzo, vieni a Urmia/Urmia è coperta di vigneti e di frutteti/Urmia è bella/La nostra vigna è piena di uva...” Canzoni che parlano di rose alla finestra e di seni come mele, figure della poesia turca tradizionale. Ma anche canzoni di autori anonimi, che parlano dei massacri perpetrati e di madri in lacrime, per un popolo a lungo perseguitato e costretto ad emigrare.

Emigrazione che è al centro di quest'album con diverse canzoni, scritte e composte da Aynur, che riprendono il tema dell'esilio, del padre lontano dai suoi figli, della nostalgia dolorosa per la propria terra natale. Come in “Pes Nare”: “Maledetto sia questo male del paese, maledetto sia esso/Ha creato una grande solitudine in ciascuno di noi/(...) Le persone sono emigrate perché erano depresse (…)/Il nostro cuore è scuro/E la disperazione cresce dentro di noi”...

A proposito: Aynur fu censurata nel 2004 con il pretesto che le sue canzoni incitavano al separatismo curdo. Mentre non faceva che piangere il destino del suo popolo.

Per ascoltare


Nadia Khouri-Dagher

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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