Le giornate cinematografiche di Bejaia

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bej2014 300Uno spazio per i giovani registi

In Algeria, la vita culturale si riassume spesso in un susseguirsi di manifestazioni di portata “africana”, “araba”, e a volte anche “internazionale”, ma capita invece che sul marciapiede di fronte al luogo dell'evento gli abitanti non ne siano nemmeno stati informati. Ma non è questo il punto. Le giornate di Bejaia sono importanti e meritano di essere presentate perché sono l'espressione della resistenza della società civile contro il “prêt-à-penser” dello Stato, e perché sono un spazio stimolante per i giovani cineasti magrebini.

Create nel 2003 dall'associazione “Project' Heurts”, questi incontri sono riusciti a sopravvivere con risorse limitate attirando giovani registi algerini e stranieri. “Project' Heurts” organizza anche un cine-club regolare destinato ai ragazzi del ginnasio e dei workshop di “educazione all'immagine” per insegnare ai giovani a realizzare film con gli smartphone.

L'edizione 2014 si è aperta con la proiezione di un cortometraggio di 10 minuti “Il Fantasma del museo”, scritto e diretto, con un cellulare, da 11 liceali di Bejaia, inquadrati da due professionisti francesi, nell'ambito di un tirocinio organizzato dall'associazione. Un altro atelier, in apertura della manifestazione, è stato dedicato, come scrivono gli organizzatori, ai “giovani registi magrebini desiderosi di essere accompagnati nella scrittura di una sceneggiatura personale di un cortometraggio di finzione, per permettere loro di consolidare le tecniche della sceneggiatura”.

Centrata sul cortometraggio e sul documentario, l'edizione di quest'anno ha presentato cinque lungometraggi di finzione tra cui il nuovo “El Wahrani” (L'Oranese) di Lyes Salem, “Loubia Hamra” di Narimane Mari, “C'est dans la boîte” (ndr, si dice di una ripresa andata a buon fine, l'equivalente di Buona!) di Djamel Beloucif, “Non sono morto” del Tunisino Mehdi Ben Attia e “Polvere d'impero” del vietnamita Lam Lé. Ma anche molti cortometraggi come “Passaggio a livello” di Anis Djaäd, “Iminig” di Menad Embarek, “I giorni di prima” di Karim Moussaoui, “Cambogia 2099” del franco-cambogiano Davy Chou e “Precipizi” della tunisina Nadia Touijer.

La categoria “documentario” ha proposto 18 bellissimi film come “Ramallah” della regista francese Flavie Pintel, “Mohamed salvato dalle acque” della libanese Safaa Fathy, per l'Algeria “El oued el oued” di Abdennour Zahzah e “H'na Berra” di Bahia Bencheikh El Fegoun e Meriem Achour. La maggior parte di questi lavori, realizzati con budget limitati, partono alla ricerca di memorie imbavagliate, di identità confuse e di sogni di pace e di libertà stizziti.

Un cinema che da la parola a gente vera, di paesi in cui non si ha sempre il diritto di esprimersi. Tutto il merito va a “Project' Heurts” che ha dovuto spostare queste giornate di cinema, inizialmente previste a giugno, a settembre a causa di manifestazioni importanti a Bejaia. Gli organizzatori hanno dovuto poi lottare contro l'ostilità del Ministero della Cultura che aveva rifiutato qualsiasi sostegno finanziario nel 2013, e che ha atteso quest'anno l'ultimo istante per dare una piccola mano all'evento. Gli organizzatori se la sono dovuta cavare con i mezzi tecnici a diposizione.

Come tutte le città del paese, nonostante sia molto turistica, Bajaia è praticamente sprovvista di sale cinematografiche. La cinemateca che ospita l'incontro è dotata solo di infrastrutture scadenti. Questa indigenza non impedisce però alle autorità di moltiplicare i “grandi” eventi legati al cinema. Nel 2014, dopo aver dato il via alle prime giornate cinematografiche di Sétif, situata a un centinaio di chilometri da Bejaia, il ministero ha organizzato la prima edizione del festival culturale magrebino del cinema di Algeri.

Importanti fondi e grandi mezzi, quando ci sono meno di 40 sale attive in Algeria, e appena quattromila biglietti all'anno secondo le statistiche ufficiali. In queste condizioni, organizzare le giornate cinematografiche di Bejaia per ben 12 anni di fila merita una menzione speciale !

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lg versione arabaGhania Khelifi

Traduzione dal francese di Matteo Mancini

18/09/2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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