Il paesaggio radiofonico tunisino

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Non è facile rendersi conto dei cambiamenti che ha conosciuto il mondo della radio tunisina dopo la rivoluzione. Le statistiche disponibili prima del gennaio 2011 non sono credibili e non permettono uno studio del fenomeno. Ma solo ascoltando la radio si può dire che il paesaggio radiofonico in Tunisia è profondamente cambiato. Vedremo come, nel bene e nel male.

È interessante notare come la rivoluzione tunisina, che si è svolta in un'epoca di grandi innovazioni tecnologiche, ridà vita alla radio, una delle primissime svolte tecniche.

tunrad 300 jawDopo la rivoluzione, le frequenze radio pubbliche si sono sbriciolate nonostante un cambiamento radicale del contenuto dei discorsi. Tutte le radio d'altronde si sono trasformate da cima a fondo. Mosaïque Fm si è liberata dal giogo dei generi del presidente decaduto, Ben Ali, proprietari di una parte del capitale della radio. Shems FM si è sbarazzata della bella Cyrine Ben Ali che l'aveva fondata. Suo marito ha abbandonato la frequenza Zeitouna a coloro che rivendicano la propria appartenenza all'Università Zeitouna. Altre frequenze radio hanno fatto la loro entrata sulla scena radiofonica tunisina, certe sono anarchiche, ma la maggior parte sono legali. Del resto, la Haute Autorité Indépendante de la Communication Audiovisuelle, designata in Tunisia con l'acronimo francese HAICA, sembra intransigente nell'applicare la legge e nella lotta contro chi non rispetta le regole.

Eppure gli ascoltatori tunisini possono facilmente rendersi conto che la pluralità politica, oggi finalmente presente, così come le svariate minacce che incombono sul paese, hanno imposto ai giornalisti tunisini una certa prudenza e moderazione nel trattamento delle informazioni e degli eventi. Perfino i cronisti famosi per le loro critiche violenti ai politici, sono più pacati e moderati nelle posizioni politiche, non appena sono in ballo gli interessi superiori del paese. Ciò non impedisce a certi giornalisti di avere nemici giurati. Il governo della troïka, diretto dal partito Nahda, era esasperato da certe voci ribelli, chiamate “media della vergogna”. L'ultima aggressione orale è stata proferita dal deputato della Costituente Ibrahim Kassass che insultò pesantemente tutti i “media della vergogna”. Nonostante il paese sia abituato alle elucubrazioni e al folclore di questo deputato, il Sindacato Nazionale dei Giornalisti Tunisini (SNJT) ha deciso di querelare il politico.

Se la gioventù rivoluzionaria dovesse avere una voce, sarebbe senz'altro la radio. I giovani occupano un posto importantissimo nel mondo della radio tunisina. Sono giovani brillanti e gioiosi che rivendicano l'attaccamento dei tunisini alla cultura della vita. Sono voci simpatiche che però non temono di difendere a tutti i costi alcuni nuovi valori di apertura e di condannare le idee oscurantiste medievali. Con tono libero e audace, riflettono il grado di libertà in Tunisia, nonostante le minacce che pesano sulle conquiste sociali della rivoluzione e sui giornalisti. Non si conosce nemmeno il numero esatto di minacce di morte ricevute dai giornalisti. Ma il ritorno di uno Stato di diritto permette a questi giovani professionisti dell'informazione di lavorare in un clima sempre più sereno.

La libertà di espressione riguarda anche gli ascoltatori, poiché chiunque per telefono o sui social network può commentare gli eventi, denunciare un'ingiustizia o esprimere liberamente la propria opinione. Sono lontani anni luce i tempi in cui la partecipazione degli ascoltatori si limitava alla dedica di una canzone nel programma “Una canzone per ogni ascoltatore”, presente in altri paesi del Medio Oriente.

tunrad 300 mosaicOramai, è la radio che sta a sentire gli ascoltatori. Decine e decine di programmi radiofonici in cui viene chiesta l'opinione dell'ascoltatore, tramite telefono, mail o social network hanno invaso le frequenze radio. Questa interazione è ancora più visibile sulle pagine facebook delle diverse radio. Il numero di fan sulla pagina facebook indica il successo della radio. La pagina ufficiale di Mosaïque FM ha un milione e mezzo di fan e il suo numero aumenta ogni ora ; Jawhara FM un milione di fan. Segue Shems FM, quando invece il canale religioso Zeitouna FM ha solo 60 mila fan. La radio nazionale, frequenze arabe e frequenze internazionali, ha meno di 10 mila fan.

Sul piano tecnico, ogni radio ha un'interfaccia multimediale, un sito internet nel quale si possono seguire i programmi in diretta, riascoltare i podcasts, ascoltare o leggere le notizie in arabo o in francese. Così facendo l'ascoltatore non si perde nemmeno una trasmissione. Le radio sono passate alla modulazione di frequenza (FM), perché di migliore qualità e più conveniente.

I siti delle radio più popolari :

Mosaïque FM : http://www.mosaiquefm.net/ar

Shems FM : http://www.shemsfm.net/ar

Jawhara FM : http://www.jawharafm.net/ar

Cap FM : http://www.capradio.net/fr

Dal punto di vista del contenuto, le radio hanno abbandonato il politichese “benaliano” che dominava prima della rivoluzione, così come hanno tralasciato il linguaggio tradizionale per avvicinarsi di più a quello dei giovani. I presentatori hanno peraltro una spiccata predilezione per le lingue straniere, non perché sono poliglotti – sono frequenti gli errori di francese o di inglese – ma perché ci vedono un segno di distinzione ed eleganza. Questo fomento per le lingue straniere si nota nel titolo dei programmi. È un vero e proprio mosaico di lingue, per riprendere il nome della radio più seguita. In questo mosaico, il dialetto tunisino resta la lingua più parlata. L'inglese domina per quanto riguarda i titoli dei programmi, seguito dal francese e dall'italiano (un solo titolo).

tunrad 545Tuttavia, bisogna precisare che la formazione di questi giovani giornalisti è spesso incompleta e lacunosa. Bisognerebbe migliorare i programmi di formazione nelle scuole di giornalismo.

Per quanto riguarda l'audit, Mosäique FM totalizza il 40/45% degli ascolti. Questa percentuale sale al 50% nell'agglomerazione urbana di Tunisi. Questa cifra è notevole, se si pensa al numero impressionante di radio che trasmettono, e soprattutto quando si conosce la tendenza regionalistica dei tunisini. Se non fosse stato per Mosaïque FM o Shems FM, ogni regione seguirebbe la propria radio. La gente di Sfax acolterebbe Radio Sfax, quella di Nabeul Cap FM e così via.

L'importanza delle frequenze regionali si spiega con la tendenza al ripiego identitario regionalistico caratteristico dei periodi di tensione e paura. Nel contesto della crisi che ha seguito la rivoluzione, le radio hanno avuto una parte importantissima: hanno temperato le tensioni grazie a voci piacevoli che hanno saputo mischiare umorismo raffinato e critica pungente, che hanno saputo adoperare il “tanbir” come lo chiamano i tunisini. Una critica frizzante e severa (simile a quello che i retori chiamano “diasirmo”) che non prende di mira la dignità della persona criticata, ma che si accontenta di sottolineare le incoerenze delle sue posizioni, provando a rendere la persona oggetto di ironia e di scherno da parte della gente. Con l'innocenza e la creatività che può offrire l'ironia. La parola “tanbir” viene dall'arabo classico. È un termine di fonetica che indica l'accentuazione di una sillaba. Ma ha anche un altro significato nel dialetto tunisino. Nel gioco della trottola, indica la punizione inflitta al perdente: egli deve sottoporre il proprio gioco ai colpi delle trottole avversarie, umiliazione suprema nel mondo dei bambini. Questo “tanbir” sulle frequenze radio e sulle pagine facebook ha perfino avuto qualche successo politico, angariando le buffonate di alcuni politici e facendone tacere altri, incitando certi a moderare le proprie inclinazioni donchisciottesche. Sono pochi i politici che hanno scampato al “tanbir” : dal Presidente della repubblica provvisoria ai membri dell'assemblea.

tunrad 200Andare controcorrente non significa per forza percorrere un'altra strada. La dittatura ha instaurato nel paese la cultura della facilità: quella del guadagno facile, del successo facile e del divertimento facile. Il motto di questa cultura: compiacersi nella mediocrità e disprezzare la vera Cultura. Così, passano giorni e giorni senza che si senta una sola volta la parola “Kitab” (libro) sulle frequenze radio, come ai tempi di Ben Ali. Come in quegli oscuri tempi, sembra che blocchi interi della storia culturale e delle numerose realtà culturali siano tenuti nascosti alla gente. A volte, sembra che l'unica cosa che sia veramente cambiata sia l'orientamento politico, il fondo resta lo stesso. La concezione della cultura come spettacolo o come folclore è ancora in vigore. Certo, il Ministero della Cultura non si chiama più “Ministero della Cultura e del Divertimento”, ma l'approccio alla cultura come un divertimento resta quello più comune e diffuso. Tutto sembra indicare che la cultura sia un supplemento di cui si può fare a meno, un pizzico che si aggiunge ogni tanto per insaporire il quotidiano, oppure una sfera legata unicamente al turismo.

La rivoluzione tunisina ha prodotto un discorso al quale i tunisini non erano abituati e che il mondo arabo ignora completamente. Ma la via è ancora lunga prima di liberarsi dei mali del sottosviluppo e di ritrovarsi con dei media capaci di contribuire allo slancio della cultura, al perfezionamento del gusto del pubblico e consolidare la cultura come valore intrinseco alla società tunisina.

 


 

lg versione arabaJalel El Gharbi

Traduzione dal francese Matteo Mancini

23/09/2014

 

 

 

 

 

 

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