Festival del cinema africano

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Non è sempre facile guardare l’Africa con uno sguardo libero da visioni distorte, condizionate dagli equilibri, a volte espliciti ma per lo più nascosti, che la politica, l’economia e l’informazione determinano e veicolano.

L’Africa che vogliamo scoprire e di cui vogliamo parlare non è semplicemente il continente che esplode ed implode sotto la pressionedi complesse questioni, ma è soprattutto l’Africa vista attraverso il cinema.

Quando parliamo di cinema, parliamo di uno dei più potenti mezzi di comunicazione di massa, strumento d’espressione artistica, in modo particolare, ma anche, strumento capace di creare coscienza politica, di suscitare rivoluzione culturale, mezzo con cui raccontare le proprie storie, restituendo all’Africa stessa uno spazio identitario, fatto di cultura, di spiritualità, di espressione.

Valorizzare il cinema come lo specchio attraverso il quale vogliamo cogliere l’Africa che cambia, che evolve, che si fa strada attraverso le mille pulsioni che la vita di questo continente accoglie dall’esterno e che, nello stesso tempo suscita, produce e restituisce.

In questa evoluzione cogliamo alcune linee di tendenza, alcuni elementi di novità.

È naturale associare il cinema all’immagine e al movimento, ma non è solo questo la settima arte.

Le frontiere stesse del cinema sono in movimento: sia nella forma che nel contenuto. La trasformazione del mezzo cinematografico sta modificando l’identità stessa del film: si tratta di un cinema mutante, fluido.

L’evoluzione tecnologica (digitale) ha favorito una serie variegata di possibilità artistiche ed estetiche, offrendo nuove forme di visione e una cultura più fluida e maggiormente aperta alla contaminazione.

Proprio per questo il Festival di Cinema Africano di Verona, arrivato alla sua 34aedizione, ha scelto quest’anno come tema portante lenew waves (nuove ondate), per portare sugli schermi veronesi le produzioni dei registi che si trovano all’incrocio di vari stili, varie culture, non solo in ambito artistico, tentando di oltrepassare i “confini” e le regole del linguaggio cinematografico.

Guardare alle new wavesdel cinema africano significa, pertanto, porre attenzione alle produzioni metropolitane, ai nomadi-viaggiatori-migranti, in sostanza agli afropolitani, come vengono spesso definiti i giovani autori e artisti di origine africana, vissuti ed emigrati nelle più grandi capitali del mondo.

Significa fare emergere in questi registi l’esigenza di sperimentare nuove modalità di espressione e generi, il desiderio di uscire da un itinerario cinematografico ben definito. In tutto questo c’è anche la libertà di proporre un nuovo approccio in rapporto all’immagine, senza dimenticare i nuovi assetti produttivi e distributivi, ideati da molti giovani, dalle strategie di finanziamento come il crowdfunding (finanziamento collettivo) alle nuove modalità di distribuzione in rete, che hanno permesso a molti autori di esprimersi diversamente, perché il cinema, come la vita, non è mai statico ma lascia spazio alle evoluzioni della fantasia.

Via libera allora al festival, che si terrà a Verona dal 7 al 16 novembre, attraverso le selezioni di lungometraggi e cortometraggi di recente produzione africana di giovani talenti del cinema capaci di parlare dei mille volti dell’Africa, da Nairobi a New York, da Toronto a Londra per ritornare a Dakar, nelle rispettive sezioni PanoramafricaeAfrica short.

La sezioneViaggiatori & Migranti, da quest’anno in competizione, è dedicata al tema del viaggio e dell’immigrazione interna ed esterna al continente ed è aperta a registi di diversa nazionalità, molti dei quali di seconda generazione.

 

Per il programma completo del festival:

http://festivalafricano.altervista.org/festival/?page_id=7322

 

 

 

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