I cristiani del Libano

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Unico paese del mondo arabo con una maggioranza di cristiani (il 40% della popolazione libanese), il Libano è anche il solo paese arabo la cui costituzione, nata durante il periodo coloniale, stabilisce l'appartenenza di ogni libanese ad una comunità religiosa. Il “comunitarismo politico” così instaurato permette a tutte le comunità di essere rappresentate in modo equo in seno allo Stato e concede ai Maroniti la presidenza della repubblica e il controllo dell'esercito. 

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Al contrario dei Maroniti che rappresentano il 23% della popolazione e che si vantano di essere i discendenti dei Fenici, i Greci Ortodossi hanno una solida relazione con i paesi arabi, intrattenendo dei rapporti permanenti con i paese ortodossi europei, in particolare con Russia, Grecia e Cipro. Rappresentano il 9% della popolazione libanese. 

Tra le altre comunità cristiane in Libano si trovano i Greci Cattolici o Malechiti (5% della popolazione libanese), gli Armeni Ortodossi (3%), gli Armeni Cattolici (1%) e gli Evangelisti convertiti al protestantismo dai missionari (1%). In Libano vivono anche altre minoranze cristiane, come i Siriani Cattolici, i Caldeani, gli Assiriaci (originari dall'Iraq), i Latini (discendenti dai crociati rimasti in Libano) e infine i Copti Ortodossi e i Copti Cattolici (originari d'Egitto). 

La cultura francese e francofona che i cristiani libanesi hanno acquisito grazie alle numerose scuole missionarie francesi aperte durante il Mandato, così come la loro apertura all'Occidente grazie al commercio e all'emigrazione, non hanno impedito loro di avere un ruolo indiscutibile durante la Nahda, ovvero il Rinascimento arabo dell'800 e degli inizi del 900. La maggior parte dei dizionari di lingua araba sono stati scritti da cristiani. E vi erano cristiani a capo dei giornali arabi in Libano, Siria e Egitto. Inoltre, il loro contributo alla protezione della lingua araba e alla sua istituzionalizzazione come lingua ufficiale dell'amministrazione e dei tribunali è indiscutibile. 

Si tratta forse di un modo di proteggersi contro le accuse di collaborazione con l'Occidente fin dai tempi delle Crociate ? Assolutamente! Il timore delle conseguenze di tale accusa risale già al 200 quando i Mamelucchi, con il pretesto della collaborazione, commisero contro i cristiani una serie di massacri nel 1268, 1283, 1305 e 1365, per citare solo i più terribili. I cristiani furono allora costretti a rifugiarsi nelle montagne del Nord-Est del paese, e a praticare il loro culto nelle caverne, nel timore e nel sospetto delle altre comunità religiose. 

Un modo di rivendicare un posto legittimo nel contesto in cui vivono? I cristiani del Libano non hanno mai smesso di ripetere che sono loro gli autoctoni di questa regione, in cui vivevano molto prima della conquista musulmana. La loro ulteriore volontà di sviluppare un'identità culturale araba viene probabilmente dal fatto che hanno trovato nell'unità dei popoli arabofoni una ragione che li radica nel loro ambiente. Si capisce quindi perché i due capi storici dei due partiti nazionalisti di tendenza laica erano entrambi cristiani : Antoun Saasé per il partito Social Nazionalista Siriano, e Michel Aflaq per il Partito Nazionalista Arabo (Baas). L'ascesa del nazionalismo e poi del socialismo in tutte le regioni orientali nella prima metà del 900 rassicurava i cristiani perché venivano giudicati in funzione delle convinzioni politiche e ideologiche, e non in funzione della religione. I cristiani ritrovarono a quell'epoca una vita tranquilla, si integrarono nelle società in cui vivevano, dimenticando o facendo finta di dimenticare il terribile massacro subito nel 1860. 

Paradossalmente, i cristiani libanesi che temevano la minaccia delle altre religioni esistenti in Libano, sono arrivati al punto di uccidersi selvaggiamente tra loro durante la guerra civile libanese. Le milizie armate che avevano formato e armato, a non finire si scambiavano colpi di artiglieria e lanci di bombe, distruggendosi a vicenda le rispettive basi operatorie e i rispettivi quartieri. Certi capi militari cristiani hanno perfino sequestrato e assassinato i capi politici cristiani nemici (spesso insieme alle loro famiglie). Questa guerra micidiale tra fratelli nemici, che durò fino a 1989, causò una frattura in seno alla comunità cristiana che aveva anche altri fronti in cui combattere, contro altre religioni e partiti politici. Allo scadere della guerra, il clima divenne insopportabile e si poté assistere a una grande migrazione dei cristiani, causa principale della diminuzione della percentuale di cristiani nella popolazione libanese.  

Nello stesso periodo, ovvero a partire dagli anni 70, in piena guerra politica e religiosa in Libano, si assisteva in tutto il Medio Oriente alla disfatta progressiva del nazionalismo arabo che veniva soppiantato dall'islamismo, sempre più radicale con il passare del tempo. Lo “Stato Islamico”, pericolo mostro scaturito dalla guerra civile in Siria, rappresenta oggi una minaccia seria, non solo per i cristiani che hanno visto nel panico i loro confratelli di Mosul uccisi e venduti nel mercato degli schiavi, ma anche per tutto il mondo musulmano scandalizzato nel vedersi rappresentato agli occhi del mondo da questi selvaggi che decapitano, crocifiggono e lapidano i loro nemici.  

Ancora oggi divisi sulla questione dell'elezione del presidente della repubblica libanese, e sull'implicazione del Libano nel conflitto siriano, i cristiani del Libano e dell'intera regione sono più fragili che mai. Provano senza successo di proteggersi restando al di fuori del conflitto globale che oppone i sunniti e gli sciiti, il regime siriano ai ribelli, l'Arabia Saudita all'Iran e gli Stati-Uniti alla Russia.  Questo spiega il moltiplicarsi dei colloqui, delle riunioni religiose che si tengono oggi per trovare una soluzione per la sopravvivenza dei cristiani libanesi. In effetti, l'amara esperienza della guerra e dei massacri che li ha storicamente segnati ha aperto la strada a un tentativo di gestire la questione della loro esistenza dal punto di vista della promozione della cittadinanza, attraverso l'applicazione della laicità in Libano e l'abrogazione del confessionalismo politico, come viene stabilito dagli accordi di Taëf nel 1989. 

In un bellissimo libro sull'argomento, Antoine Fleyfel espone la tendenza coraggiosa immaginata da alcuni pensatori libanesi, e anche da alcune autorità religiose cristiane libanesi. Egli illustra questo pensiero attraverso due gruppi : il primo rappresentato da Michel Hayek (19528-2005), Youakim Moubarac (1924-1995) e Georges Khodr (1924-) che rivendicano una laicità che non suppone un cambiamento del regime confessionale ; e il secondo rappresentato da Frégoire Haddad (1924-) e Mouchir Aoun (1964-) che rivendicano la sostituzione del regime confessionale con un regime laico.  

La laicità e la cittadinanza sono davvero la soluzione ? Senza alcun dubbio, e non solo per i cristiani libanesi, ma anche per l'insieme dei popoli di questo Medio Oriente esplosivo, culla delle tre religione monoteiste e delle civiltà, che rischia di trasformarsi domani in un vasto e desolato cimitero. 

 


 

(1) Non vi è, in Libano, un censimento affidabile dell'insieme della popolazione, e dei cristiani in particolare.  

Alcune fonti: 

Secondo MTV, la televisione libanese cristiana, i cristiani in Libano rappresentano il 39,40% della popolazione. 

http://mtv.com.lb/News/161649 

Secondo il censimento fatto nel 2006, i cristiani rappresentano un quarto della popolazione : sono 4,571,000, ovvero 25% della popolazione: 

http://www.alkalimaonline.com/article.php?id=135171 

Per un terzo sito, L'oeuvre d'Orient (i cristiani di Francia al servizio dei cristiani del Libano), i cristiani in Libano rappresentano il 40% della popolazione. 

http://www.oeuvre-orient.fr/2013/08/12/le-liban-chretien-bref-historique-des-maronites-libanais-partie-1/ 

 


 

lg versione arabaAmira Abdelnour 

Traduzione dal francese di Matteo Mancini

 

 

 

 

 

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