I cristiani di Siria, tra il regime e gli islamisti

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Homs, 18 marzo 2011. Davanti alla moschea Khaled Ibn Al Walid da dove è partita la prima protesta contro il regime, il giovane Maher Naghrour è il primo ad aver gridato Allahou Akhbar, dopo che le forze dell'ordine hanno assediato la moschea e iniziato ad assalire i manifestanti. La gente di Homs ha omesso un particolare : questo giovane era cristiano. È stata però sconvolta nel venire a sapere che l'uomo è stato assassinato due mesi dopo da un cecchino mentre stava lasciando il domicilio nel quartiere “Inchaete”. Il suo corteo funebre si è trasformato in una grande manifestazione. 

 
 

//Chiesa di Santa Maria del Sacro Cingolo di Homs - (© Al-Arab)

 
 Ci si chiede, non appena si evoca la presenza cristiana in seno al movimento di contestazione siriano, qual'è la posizione dei cristiani ? Sono stati abbastanza attivi ? Dal punto di vista della cittadinanza non si possono classificare i cristiani sotto la stessa etichetta politica, senza cascare in una logica di quote etniche. Ma la proliferazione delle armi, la crudeltà del regime, l'assenza di un riferimento laico in seno al Consiglio Nazionale – che era dominato dai Fratelli musulmani –  hanno fatto desistere i cristiani e scemare il loro impegno iniziale. Inoltre, i cristiani non hanno un passato particolarmente violento con il regime, che li ha spesso ammansiti e accontentati, permettendo loro di praticare liberamente il proprio culto e di vivere secondo i propri codici sociali.  

 
//Padre Paolo Dall'Oglio Dopo che gli islamisti, con a capo il Fronte Al-Nosra seguito poi dall'organizzazione Daech, hanno chiaramente chiamato alla Jihad, la presenza cristiana in seno alla contestazione è stata per così dire sepolta viva.

Basti ricordare che Padre dall'Oglio, ostile al regime, è stato arrestato non dalle forze di sicurezza ma da Daech (Stato Islamico) il 29 luglio 2014. Fino a oggi non sappiamo che fine abbia fatto. 

 
//Padre Francis Van der Locht

Quanto al padre gesuita olandese, Francis Van der Locht, che ha trascorso buona parte della sua vita nel convento gesuita di Homs, ha volontariamente deciso di restarci durante l'assedio che ha isolato la città vecchia dal resto del mondo, fino al suo omicidio nel quartiere “Bustan diwan” lo scorso aprile. Non si conoscono i colpevoli. 

 
Per non parlare del rapimento, commesso dal Fronte Al-Nosra, di dodici suore del convento di Malloula, scambiate poi con dei detenuti del regime. Questo rapimento dimostra il grado di ricatto al quale sono sottomessi i cristiani di Siria, a causa della loro posizione internazionale e del sostegno che ricevono dal Vaticano. 

 
 Oltre alle perdite umane, i cristiani siriani hanno patito la distruzione di chiese e conventi. Così a Malloula, dove sono conservate opere risalenti al decimo secolo avanti Cristo, la chiesa di San Giovanni Battista nel convento di Santa Tecla (Mar Takla) è stata completamente bruciata. Secondo la Direzione generale delle antichità e dei musei, le chiese di San Leonzio, San Sergio, San Bacco e Santa Barbara sono state saccheggiate e alcune mura sono crollate sotto i colpi di mortaio.  A Homs, dieci chiese sono state colpite da mortai, tra cui la chiesa del Sacro Cingolo della Vergine. Intere porzioni di queste chiese e del loro contenuto sono stati distrutti. Ad Aleppo, sette chiese sono state colpite, tra cui l'Arcivescovato siriano cattolico così come diverse altre chiese a Damasco, Deir Ez-Zor, Lattaquié, Idlib e Racca. 

 
 Questi atti costituiscono una parte della distruzione metodica della memoria dei Siriani e dei loro siti storici. Secondo la rete siriana dei diritti Umani, 800 mila dei tre milioni di edifici colpiti, sono stati completamente distrutti. Il regime attuale e i movimenti islamisti armati sono direttamente colpevoli di queste distruzioni che hanno radicalmente modificato il quadro umano e geopolitico della Siria. Tutto ciò conduce a interrogarci sul futuro dei cristiani di Siria in un paese in cui il tessuto sociale è stato disintegrato, devastato dalla guerra. Tuttavia, bisogna notare che i cristiani non sono stati vittime di spostamenti di massa come a Mosul in Iraq. Fino a oggi, hanno partecipato alla protesta come la maggior parte dei Siriani e come tutti hanno subito l'omicidio, l'esilio e la distruzione dei propri beni. 

chris 545bis 



lg versione araba Omar Youssef Soliman 

14/11/2014 

Traduzione dal francese di Matteo Mancini

 

 

 

 

 

 

 

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