Il dramma della Siria in due film al TFF

tff 2014 280La Siria con il suo dramma della guerra, i suoi morti e distruzioni ha fatto irruzione al 32° Torino Film Festival con due film Eau argentée, Syrie autoportrait di Ossama Mohammed e Wiam Simav Bedirxan (Francia/Siria, 2014) e Al Rakib Al Khaled, Il sergente immortale di Ziad Kalthoum (Siria, 2013).

In Siria, ogni giorno qualcuno carica filmati su youtube rischiando di morire; altri, prima uccidono, poi filmano. A Parigi, mosso dal mio infinito amore per la Siria, non riesco a fare altro che filmare il cielo e montare immagini trovate su youtube. Nella tensione tra il mio straniamento in Francia e la rivoluzione, accade un incontro. Una giovane donna kurda di Homs inizia a chattare con me e mi chiede: ‘se la tua videocamera fosse qua a Homs, cosa filmerebbe?’ ” Così Ossama Mohammed ha spiegato come è nato il suo film dal suo esilio parigino. Il suo primo lungometraggio di finzione “Stars in Broad Daylight”, selezionato alla Quinzaine des Réalisateurs del festival di Cannes, è stato vietato nel suo Paese perché ritenuto una critica estremamente feroce alla società siriana schiacciata dal regime Bath. Impedito a girare fino al 2002, Ossama Mohammed ha poi realizzato nello stesso anno “The box of life”, selezionato a Cannes per “Un certain regard”. Alla presentazione di Eau argentée, Syrie autoportrait al TFF era presente anche la moglie del regista, Noma Omran, autrice e performer della parte musicale, memoria del mosaico di etnie e religioni in Siria. La voce di Noma accompagna Simav, la regista curda di documentari che con la sua piccola telecamera documenta la vita quotidiana della città assediata e distrutta di Homs. Sono immagini e storie terribili e toccanti, dove l’umanità appare racchiusa solo nei visi, nei giochi e nei sorrisi dei bambini e nella caparbietà di Simav a farsi testimone della brutalità che la circonda.”Ho usato gli occhi dei siriani per realizzare questo film, questa lettera al mondo sulla nostra tragedia. Le riprese fatte dai siriani durante le manifestazioni sono artistiche nel vero senso della parola, per salvare la loro storia dall’annientamento. Quando vedete delle immagini mosse è perché chi gira o fotografa, con l’altra mano sta salvando un amico, una vittima”.

C’era anche il giovane regista Ziad Kalthoum alla presentazione di Eau argentée, Syrie autoportrait, l’occasione per una riflessione sul cinema siriano e per un omaggio a Ossama Mohammed: “Ringrazio la generazione dei cineasti come Ossama che ci hanno insegnato un cinema obiettivo e realista. Il nuovo cinema che vogliamo fare è rispecchiare la situazione vera della Siria. I giovani stanno sperimentando il cinema senza scuola e in una situazione difficilissima, ma in futuro la Siria sarà fonte di ispirazione per il cinema. Mentre prima si girava un film all’anno, ci sono ora 8 film siriani in giro per festival”.

//"Il sergente immortale"E’ stato coraggioso Ziad Kalthoum a girare Al Rakib Al Khaled, Il sergente immortale (Siria, 2013). Nell’autunno del 2012 Ziad Kalthoum è sergente dell’esercito siriano e decide di filmare con un telefonino un’intera giornata della sua vita a Damasco. Nella capitale siriana la guerra sembra ancora un’eco lontana: il grande regista siriano Mohammad Malas, pluripremiato a livello internazionale gira il suo film. Ziad Kalthoum è un soldato al mattino, il suo assistente al pomeriggio. Con la sua camera Ziad sfida il regime: in divisa filma l’esercito regolare, la propaganda, le torture, sul set fa domande, raccoglie storie e la guerra irrompe nel cinema che si fa ragione di vita. C’è chi dichiara la sua totale fedeltà ad Assad, chi piange i figli e gli amici perduti, chi impreca contro gli arresti indiscriminati, chi confessa di essere sull’orlo della follia a causa dello stress emotivo. Il sergente immortale è girato come un prodotto amatoriale da un autore al suo esordio che nel finale confessa la propria defezione dall’esercito regolare e la volontà di combattere per la libertà attraverso la sua unica arma, la videocamera. Con semplicità riesce a far immergere lo spettatore nella tragica e assurda realtà di una Siria martoriata, di una comunità ferita e traumatizzata forse in modo irrimediabile. Una testimonianza preziosa, nata da un’esperienza di citizen journalism, di ciò che succede in un paese dove l’informazione libera è bandita, dimenticato dalla scena internazionale, a cui poi il regista ha aggiunto elementi del linguaggio cinematografico, come la manipolazione dell’immagine e il ralenti.

tff 2014 280bisUn Festival di successo il 32° TFF, nonostante i tagli, diretto per la prima volta da Emanuela Martini, seguitissimo da un pubblico attento alla qualità di un nutrito programma. La giuria, presieduta dal regista di origine turca Ferzan Ozpetek, ha assegnato nel Concorso Internazionale Lungometraggi, il premio al miglior Film a: Mange tes morts (letteralmente rinnegare la propria origine e parentela) di Jean-Charles Hue (Francia, 2014): un ritratto psicologico graffiante di 4 uomini rom, un noir atipico, ispido, interpretato da non professionisti.

Molti i film e documentari sui giovani e le loro difficoltà, tra cui l’ungherese For Some Inexplicable Reason di Gábor Reisz che ha fatto incetta di premi (Premio Speciale della giuria – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, del pubblico, della Scuola Holden). Tra le motivazioni: “fantasioso e semplice ritratto di un goffo bamboccione che inconsciamente non vuole cambiare. Linguaggio garbato. Situazioni sanamente logorroiche. Film onesto e vero anche nei suoi ralenti. Per aver saputo rappresentare in modo ironico il passaggio esistenziale di un giovane romantico”.

tff 2014 280terUna menzione speciale della giuria è andata all’opera prima N-Capace di Eleonora Danco, affermata donna di teatro, performer, artista d’avanguardia scenica, “perché dimostra di essere una grande promessa per il futuro e perché ci ha colpito emotivamente e intellettualmente con un ritratto, così lirico e penetrante, dell’Italia di oggi”. Menzione speciale anche ai personaggi intervistati dalla regista “incluso suo padre. Abbiamo apprezzato i loro contributi al film, che sono divertenti e onesti e che ci hanno insegnato moltissimo”. Giovanissimi e anziani coinvolti dalla protagonista, la stessa Danco, “anima in pena”, in una serie di riflessioni sull’esistenza – relazioni, sesso, religione, sapere, famiglia, morte - mentre vaga tra Roma e la natia Terracina, in compagnia di un letto e di bianco vestita con una falce. Risposte sincere, che spesso fanno anche sorridere, in un film non catalogabile nei generi filmici. “Ho solo pensato di esprimermi come penso di saper fare con un mezzo per me inedito”, ha spiegato Eleonora Danco.

//Giulio QuestiUn festival con molte chicche, come la retrospettiva delle opere del novantenne Giulio Questi, uno dei più originali registi italiani, sceneggiatore, attore e scrittore, partigiano (esperienza raccolta nel suo libro “Uomini e comandanti”, Einaudi 2014), sempre presente con la sua ironia e intelligenza a ogni presentazione dei suoi film più noti, “Se sei vivo spara”, “La morte ha fatto l’uovo”, “Arcana”, gli ultimi corti girati (By Giulio Questi) con la videocamera. Ha colpito molto in chi ha potuto apprezzarlo anche come persona, il suo decesso il 3 dicembre a Roma. Commosso il ricordo della direttrice Martini: “Caro Giulio, è stato un grande piacere e un vero divertimento conoscerti: nei giorni della settimana che hai trascorso a Torino sei stato una fonte di continue scoperte, per il pubblico e tutti noi che ti ascoltavamo, con il tuo senso dell’umorismo e l’abitudine (magnifica) di giocare “al ribasso”, di inserire sprazzi illuminanti di teorie di cinema e di moralità all’interno di racconti e aneddoti, senza prenderti troppo sul serio ma anche senza sminuire mai il tuo lavoro, di scrittore, cineasta, narratore. Che tu avessi humour, cultura e umanità si capiva dai film, lunghi e corti, che hai realizzato, dalle invenzioni con cui hai anticipato decenni di cinema successivo, dalla tua instancabile voglia di raccontare, con parole e immagini, il mondo che vedevi cambiare dall’osservatorio di casa tua. Ma essere partecipi di queste qualità dal vivo è un regalo enorme che hai fatto agli spettatori del Torino Film Festival”.

//La morte ha fatto l'uovo (1968) - Trailer

 


 

Stefanella Campana

05/12/2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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