Mohamed Ali, Amina e Hichem: 450 euro al mese

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Mohamed Ali e Amina si sono sposati due anni e mezzo fa. Originari dell’interno del paese, sono state le loro madri, che sono cugine, a farli conoscere. Amina ha smesso di lavorare quando è rimasta incinta, a causa della nocività dei prodotti che usava nel laboratorio. Prima del parto aveva messo da parte un po’ di soldi vendendo un braccialetto e facendo dei risparmi sui contributi del sussidio di disoccupazione Amal. In tutto 1200 dinari, poco più di 500 euro, in vista dell’arrivo del bébé. La coppia, per quanto parsimoniosa, se la cava con difficoltà.  

Per Mohamed Ali, la rivoluzione ha avuto un impatto notevole sui prezzi dei prodotti di consumo di base, e questo si sente a fine mese. L’arrivo del bambino li ha di fatti privati di uno stipendio, e questo “buco” non è stato colmato. «Normalmente, con la nascita di mio figlio, avrei dovuto cominciare a percepire gli assegni familiari: 7 dinari (ca. 3 euro) al mese! Un pacco di pannolini costa 8 dinari… Ma bisognava presentare tutta una documentazione e andare in un ufficio dell’amministrazione, che è lontano: alla fine il sussidio lo avrei speso in benzina. E allora ho lasciato perdere», spiega Mohamed Ali.

E come si può vedere, una volta fatti i conti, la fine del mese è sempre difficile.

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La zona grigia

« All’inizio non riuscivo a capire come venivano spesi davvero i soldi. Poi un giorno abbiamo avuto una grande discussione e abbiamo deciso di gestirli insieme. Mi sono resa conto della realtà, e mi sono chiesta come aveva fatto Mohamed Ali fino ad allora. Ho cominciato a suddividere il denaro in buste per ogni tipo di spesa che dovevamo fare: per usare il condizionatore più a lungo, per acquisti particolari…», spiega Amina

«Facciamo i salti mortali tutto il tempo, ma alla fine del mese abbiamo sempre 300-350 dinari di scoperto più del mese precedente. All’inizio del mese, vado a ritirare la somma massima consentita, e finisco sempre per utilizzare anche lo scoperto bancario. Prima della rivoluzione, lo scoperto ammontava a 70-80 dinari, non di più», ricorda Mohamed Ali. Via via che il bimbo cresce, aumentano anche le spese: ci vuole più cibo, ha bisogno di più cure, di vestiti.. Mohamed Ali e Amina stanno dunque cercando delle soluzioni per far fronte ai loro bisogni.

Il futuro

Amina conta di tornare al lavoro, ora che il bambino ha compiuto un anno. Hanno bisogno di un altro stipendio per poter vivere con un po’ più di agio. Amina vorrebbe un secondo figlio, anche per non spezzettare i congedi di maternità su più anni, con la conseguente inattività prolungata. La coppia si è registrata all’ufficio del lavoro per cercare di andare a lavorare qualche anno all’estero. Secondo loro, è l’unica soluzione che potrebbe permettergli di mettere da parte i soldi per comprare una casa, o almeno un terreno, e cercare così di essere un giorno indipendenti, per lo meno dall’affitto. «Partire, e cercare di tornare con una bella somma da parte, ci permetterebbe di rimborsare il mutuo che abbiamo preso per il nostro matrimonio. Potremmo così aprire un altro mutuo per la casa senza problemi», spera Amina.

Come molti giovani, vorrebbero tentare la fortuna in un paese del Golfo, ma aspettano un’offerta con delle buone condizioni: cioè alloggio incluso e un buon salario. «Altrimenti inizierò a dare lezioni private per cercare di guadagnare un po’ di soldi, ma per questo devo cercare gli allievi altrove, perché è proibito dare lezioni private ai propri studenti», spiega Mohamed Ali.  

«Oggi, gli ingegneri sono la classe media»

Come vede il suo posto nella società? Mohamed Ali risponde che prima della rivoluzione era convinto che l’insegnante facesse parte della classe media e che il suo reddito servisse come riferimento per lo Stato. Oggi invece, secondo lui, non è più così: «Di fatto ho uno scoperto mensile pari quasi alla metà del mio stipendio tutti i mesi. Oggi, gli ingegneri sono la classe media ».

 


 

Saba Sbouai/Inkyfada

15/12/2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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