La Francia in lutto

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Ci sono tragedie collettive che provocano la stessa sofferenza dei drammi e dei lutti individuali. Un dolore che non si calma, la sensazione che una parte di noi è stata strappata via e che niente sarà più come prima. Così ci sarà un prima e un dopo il 7 gennaio 2015, perché è davvero la prima volta nella storia della Francia e della sua stampa che dei giornalisti sono trucidati come cani in piena riunione di redazione, la prima volta che i tratti della satira, della sua impertinenza e delle sue trasgressioni sono stati cancellati nel sangue. L’odio ha puntato il bersaglio, e la Francia ha perso in qualche minuto alcuni dei suoi migliori caricaturisti. Disegnatori che avevano fatto gongolare per quasi mezzo secolo diverse generazioni con le loro provocazioni, considerate da alcuni oltraggiose nei confronti dell’Islam e dei musulmani. Limitarsi a questo, significa però dimenticare che questi stessi autori avevano prestato le loro matite alla commemorazione del 17 ottobre 1961, per ricordare il massacro a Parigi di centinaia di pacifici manifestanti algerini da parte della polizia, una macchia indelebile nella storia della capitale francese.

Sono dunque l’ironia, l’immaginazione e i principi stessi della libertà d’espressione e della democrazia che sono stati assassinati nel cuore di Parigi. L’obiettivo è chiaro: rafforzare le polarizzazioni e rendere ancora più irrespirabile l’aria già nauseabonda per il razzismo spudorato e l’islamofobia galoppante che caratterizzano la società francese da qualche anno.

Allora, al di là della sofferenza e dell’indignazione che provoca questo massacro, al di là dello slancio unitario e consensuale che incombe a tutti i cittadini e le cittadine francesi nella loro diversità, alcune domande si impongono: è davvero ragionevole pretendere dai francesi musulmani di dissociarsi dall’estremismo islamista, e costringerli a forza in una dimensione comunitaria, attribuendogli uno statuto speciale che favorisce una strumentalizzazione contraria ai principi stessi della democrazia ?

Non ci si stancherà mai di ripetere che non è la religione di per sé la causa di quanto è successo, ma la povertà, l’ignoranza, l’abbandono nel quale sono state lasciate ampie porzioni del territorio francese. È su questo terreno che prolifera la cultura dell’odio reso contagioso, in un gioco speculare, dalla strumentalizzazione politica dell’estrema destra e dalla cecità di alcuni pseudo intellettuali.

D’altronde, come si può pensare che il fallimento della politica euro-mediterranea, le guerre e i conflitti che stringono in una morsa tutta la regione, non abbiano delle ripercussioni in tutti i paesi europei ?

Quando il giornalista franco-libanese Samir Kassir è morto a Beiruth nell’esplosione della sua macchina imbottita di tritolo, quando l’attivista tunisino Chokri Belaïd è caduto sotto i proiettili dei suoi assassini, le loro vedove hanno fatto immediatamente ricorso alle armi del pensiero, delle idee, della lotta per la libertà. È questo stesso cammino che dobbiamo imboccare.

 


 

08/01/2015

 

 

 

 

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