Radici, l’altra faccia dell’immigrazione

radici 350Majdi Karbai si commuove di fronte alla lapide del Museo del Bardo di Tunisi, che ricorda le 24 vittime dei fondamentalisti islamici: “Quella non è Tunisia, non è Tunisia”, ripete in lacrime. Rafael Nunez, dominicano, torna dal fotografo di Jarabacoa che gli ha scattato la foto del suo primo passaporto: “Che botta!”. La stessa che colpisce Maribel Roldan, quando ritrova la sua famiglia in Perù, Sonila Alushi davanti alla casa diroccata dei suoi nonni albanesi ed Emelyn Baldos, quando abbraccia mamma a La Paz, il suo villaggio nel nord delle Filippine.

Dal 26 giugno torna Radici “L’altra faccia dell’immigrazione”, per sette venerdì, seconda serata, RAI3. Un viaggio fra le curiosità, la gioia e la commozione degli immigrati che tornano nelle loro terre natali, le esplorano, le raccontano, ma soprattutto le vivono insieme a Davide Demichelis.

Dall’interazione fra  i protagonisti delle puntate e il conduttore, emerge un ritratto della vita locale, della famiglia, dell’ambiente e della cultura dei luoghi da cui proviene ormai un decimo della popolazione italiana. Lo scopo di Radici infatti è avvicinare il nostro pubblico a Paesi lontani, e al tempo stesso conoscere le radici di nuovi italiani che vivono nel Bel Paese.

“Quest’anno andiamo alla scoperta di Tunisia, Albania, Repubblica Dominicana, Perù e Filippine. Ma non solo: per la prima volta torniamo anche ad incontrare i protagonisti delle prime puntate di Radici: Rosita Carmina Ruiz, che quattro anni fa ci aveva guidati in Bolivia, e Magatte Dieng, con cui nel 2011 siamo andati alla scoperta del Senegal. Torniamo a visitare i loro Paesi d'origine ma soprattutto vediamo, a distanza di tempo, “Com’è andata a finire” la loro vita in Italia, il loro lavoro, la loro integrazione”, racconta Davide Demichelis.

Il fenomeno migrazioni muta con grande rapidità. In vari Paesi ormai si registrano più rientri che partenze, è il caso del Perù o della Repubblica Dominicana, dove il prodotto interno lordo cresce del 6 per cento all’anno. Rafael però, dominicano, non ha nessuna intenzione di lasciare Rimini, dove vive anche suo figlio. A Verona, dove Maribel risiede con suo marito, italiano, la comunità peruviana negli ultimi cinque anni si è dimezzata. Maribel, che in Perù si era occupata delle vittime degli attacchi della guerriglia legata a Sendero Luminoso, ci porta a conoscere uno dei problemi più scottanti del suo Paese, l’emergenza ambientale dovuta in gran parte allo sfruttamento minerario delle Ande: dai 4900 metri d’altezza fino a La Oroya, una delle cinque città più inquinate del mondo.

Con Emelyn Baldos, si va alla scoperta delle Filippine dei contrasti: il caos di Manila, con i suoi dieci milioni di abitanti, e la vita nelle campagne, i fasti di Imelda Marcos e la miseria di Tondo, il quartiere dove un milione di persone vive e lavora fra i rifiuti. Emelyn porta a vedere anche il suo campo di riso, è lì che ha investito il primo stipendio percepito in Italia.

Sonila Alushi, albanese, ha lasciato Tirana nel 1997 per fuggire dai disordini di una rivolta civile che ha rischiato di far sprofondare il Paese nel caos. Oggi ha tre imprese di pulizie e ristrutturazioni a Bergamo, in società con suo marito, anche lui albanese.

Infine: la Tunisia di Majdi Karbai. Stretta fra la spinta alla democratizzazione e le minacce dei fondamentalisti islamici. Su quella sponda del Mediterraneo però continuano ad approdare anche molti italiani. Michele, imprenditore foggiano, a pochi chilometri da Tunisi coltiva carciofi, che rivende nella sua Puglia.

Fra i ritratti dei nuovi italiani e storie di vita quotidiana, “Radici” mostra come vivono gli immigrati e le loro comunità, in Italia, restituendoci così un originale punto di vista sulla nostra realtà.

 


 

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