“Sognare Casilino 900”

“Il suono delle ruspe ha invaso Casilino 900, il più grande campo rom d’Europa, il 19 gennaio 2010. Per Paola, da sempre, da 14 anni, era il centro del suo mondo. Lo sgombero rientrava nel Piano nomadi del Comune di Roma che prevedeva il trasferimento di tutti i campi rom fuori dal Raccordo Anulare”, spiega la giornalista di babelmed Cristina Artoni nel reportage video girato a un mese dal suo sgombero. Molti ex abitanti sono finiti in altri “campi attrezzati” autorizzati, altri hanno rischiato l’espulsione.

“Il problema”, spiega nel video Lorenzo Romito, architetto del collettivo di arte urbana StalkerLab, “è che si affronta la questione rom come se ci fosse una soluzione. Ma una soluzione, in realtà, non c’è. I rom sono un mondo complessissimo e molto variegato, la loro storia in Italia è molto complessa: ci sono rom italiani, rom arrivati qui durante e dopo la guerra, rom arrivati con la guerra in Jugoslavia, rom rumeni arrivati negli ultimi 15 anni. E, quindi, le soluzioni sono tante. C’è chi è pronto da tempo ad andare a vivere nelle case”.

A cinque anni dalla sua chiusura Casilino 900 è un immenso terreno incolto e abbandonato, usato perlopiù come discarica abusiva, e la maggior parte dei suoi ex abitanti ancora vive nei container dei campi attrezzati che, secondo le promesse dell’allora sindaco Gianni Alemanno, avrebbero dovuto ospitarli per massimo 4 mesi. Intanto, in città circa 9mila persone vivono in condizioni di forte disagio abitativo e l’amministrazione locale continua ad affrontare il problema sgomberando gli insediamenti considerati “informali” e non autorizzati e spostando chi ci vive nei cosiddetti “campi attrezzati”, tutti dislocati fuori città.

//Sognando Casilino 900

 


04/07/2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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