Hammam, un patrimonio in pericolo

1 ham 350Nella Tunisi dove l’aria è spessa dal calore, dove le persone camminano lentamente, fiaccate dalle temperature di un’estate eccezionale, è in corso una mostra “bollente”. Parla di vapori, di mestieri, di corpi e di leggende.

All’IFT (Institut Français de Tunisie) è stata presentata la seconda edizione di Regards Posés, una esposizione dedicata agli hammam della Medina di Tunisi; un progetto organizzato dall’associazione “L’Medina Wel Rabtine, actions citoyenne en Medina”, in collaborazione con l’Institut National du Patrimonie, l’associazione di salvaguardia per la Medina di Tunisi, il Comune di Tunisi e altre organizzazioni della società civile. In rue de Paris 22, nel cuore della città, è esposto il lavoro di diciannove fotografi tunisini ed europei: 114 immagini in cui ogni professionista si dedica a un diverso hammam, donando così varie prospettive, sguardi personali e particolari. L’obiettivo: far conoscere un patrimonio in pericolo.  

Dei cinquanta hammam storici segnalati nel XIX° secolo, infatti, solo 26 hanno potuto mantenere la propria attività, 17 sono stati distrutti e altri 7 sono chiusi. “Il fenomeno di degradazione di questi bagni sembra accelerare – si leggeva su La Presse magazine di domenica 26 luglio - Recentemente, altri due hanno chiuso i battenti”. Difficoltà enormi ne impediscono un funzionamento regolare e positivo: la mancanza di utenti a causa di norme igieniche sempre più stringenti, il fatto che la gente preferisca usare la propria stanza da bagno (tutti possiedono ormai l’acqua corrente), il depauperamento e il degrado della qualità dei luoghi e dei servizi, una normativa strangolante che impone vari obblighi, come quello di rimpiazzare il carbone per il riscaldamento con il gas o il petrolio; l’aumento delle tariffe d’evacuazione delle acque usate, la mancanza di trasmissione dei mestieri alle nuove generazioni. “Come fare – si chiede Souad Ben Slimane, autrice dell’articolo su La Presse - per riabilitare questo patrimonio, preservarne la bellezza e l’architettura che non ha eguali in nessuna parte del mondo?

Le suggestive immagini di “Regards Posés”sono sguardi posati su una ricchezza fragile e preziosa. Ogni fotografo racconta a modo suo un ambiente diverso (Hammam Er- Remmimi, Hammam Tammarine, Hammam Sidi Rassass, Hammam Eddhab): chi gioca sui colori e sui contrasti, chi descrive solo un luogo vuoto e quasi spettrale ma memore di fasti antichi; chi fotografa le persone da lontano, non volendo oppure non osando disturbare momenti di intimità; chi invece si impone, delicatamente ma senza pudori, sui corpi distesi di uomini e donne.

“Gli echi, le vibrazioni, i gemiti, i sospiri degli adulti e i pianti dei neonati risuonano ancora al di là delle loro mura - racconta Hamideddine Bouali, fotografo - Basta passare a fianco di un hammam perché questi ricordi rimontino in superficie e vi prendano all’improvviso. Tutto inizia là: l’acqua, primo ricordo, dimenticata dallo spirito ma memorizzata dal corpo. Reminiscenze dell’universo amniotico. L’hammam è tutto questo insieme”.

“Fotografie di hammam piene di emozioni – afferma il fotografo Hamideddine Bouali – di sensazioni e di impressioni. Immagini che riflettono delle gioie solo in parte contenute dopo la ginnastica del bagno e dei visi puri e luccicanti. Vi sono delle costruzioni che perdono il loro senso, la loro legittimità in assenza di coloro che la occupano. Gli hammam sono fatti così: deserti, sono tristi, quasi fantomatici. Il più piccolo respiro diviene fracasso”.

“Ho fotografato per le persone dell’altra parte del Mediterraneo – afferma Arthur Perset, uno dei fotografi protagonisti della mostra - Volevo presentare loro un mondo strano, fatto di chimere e di fantasmi. Un luogo fatto da luoghi oscuri, misteriosi, che possono ingannare”.

 


Rosita Ferrato

23/08/2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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