Tammarine, l’hammam più autentico

//Alì BakirMonsieur Alì Bakir è in proprietario dell’hammam Tammarine, uno dei più belli della Medina. Una struttura con due ingressi e un bel portale antico a Bab Jedid, a pochi metri dalla Kasbah, la piazza principale di Tunisi. Mister Bakir è un uomo dal fare deciso, cordiale e preciso. Lavora in campo finanziario, è un uomo d’affari. L’hammam dei suoi avi era un centro di vita sociale: c’erano un parrucchiere, spazi riservati di relax in cui gli uomini si incontravano per discutere e prendevano decisioni importanti per la famiglia e la città. Gli chiedo di raccontarmi la storia di questo edificio.

«Questo è un bagno autentico che apparteneva alla nostra famiglia - racconta – ed è stato trasmesso di padre in figlio. Noi siamo di origine turca, il mio bisnonno si è stabilito qui verso il 1860, fu lui ad acquistarlo e se ne è occupato fino alla sua morte, nel 1915. Poi è rimasto di proprietà della famiglia, io rappresento la quinta generazione.»

E oggi?

«Ho lavorato nel campo finanziario, ma con la mia famiglia abbiamo voluto mantenere e conservare questo patrimonio. Abbiamo fatto l’errore di affittarlo, ce l’hanno distrutto, dopodiché abbiamo deciso di ristrutturarlo.»

Si dice sia l’hammam più bello di Tunisi…

«In Tunisia, è il solo hammam autentico rimasto in condizioni accettabili, come può vedere: i materiali, la boiserie, il marmo, è tutto autentico. Abbiamo fatto il possibile per conservare lo stato delle cose. È un mestiere che a partire dall’indipendenza ha iniziato a scomparire, perché ci sono le leggi sull’igiene, non si fanno più le vasche comuni, gli asciugamani… Molte cose sono state vietate dalla legge, ma noi abbiamo saputo resistere: di 78 bagni ne sono rimasti 18, ma se si continua così andranno a sparire. In realtà ora vorrei chiudere pure io, perché non è più un’attività redditizia.»

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Cosa si può fare per salvarlo?

«Il bagno rimane un luogo d’igiene per i musulmani. Per ogni moschea troverete almeno un bagno. Dato che non è più redditizio, ritengo che debba cambiare status: non voglio più concentrarmi sul passante, sul grande pubblico locale, la mia idea è quella di farne un luogo legato piuttosto all’attività turistica. La fermata del bus è proprio qui davanti e sto cercando di capire come includerlo nel circuito turistico. Se funziona, il turista avrebbe la possibilità di utilizzare l’hammam, e questo diventerebbe una tappa della visita della medina perché sarebbe una sosta in un bagno turco autentico, non come tanti altri.» (l’intervista è stata presa prima della strage di Sousse ndr)

Quindi un luogo esclusivo.

«Se i risultati saranno positivi, vorrei creare un’attività: massaggi, trattamenti di bellezza, utilizzare gli spazi più ampi per installare attività come una spa, l’idroterapia… Penso in particolare a una struttura di alto livello per i turisti, stabilendo un limite attraverso una selezione basata sul prezzo: il passante non avrebbe più la possibilità di fermarsi. In termini fiscali e di costi di manutenzione (elettricità, acqua, gas, manutenzione e personale) ho fatto un calcolo approssimativo: dovrebbe costare tra 4.5 e 5 dinar, il doppio del prezzo normale. Quindi non sarebbe alla portata di molta gente, mentre per i turisti sarebbe un prezzo di ingresso molto basso.»

L’hammam era un luogo per le decisioni degli uomini ma è chiamato anche il caffè delle donne…

«Certo. È vero che i bagni, inizialmente, erano solo per gli uomini. Dopo l’indipendenza, per esigenza sociale poiché le donne lavoravano negli uffici, e non avevano più tempo per sé, avevano espresso giustamente l’esigenza di avere un bagno anche per loro. Si fecero allora distinzione orarie, per cui determinate ore erano per uomini e altre per le donne, che andavano al bagno, per esempio, dopo aver cucinato. Questo è il posto ideale per stare insieme. Le donne arrivano alle due e vanno via alle otto, il rito del bagno prende solo una mezz’ora, rimane molto tempo per bere un caffè e chiacchierare.»

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Rosita Ferrato

24/08/2015

 

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