Kosovo nell’UNESCO, è polemica

//Monastero Dečani

I monasteri di Dečani Gračanicail patriarcato di Peć, la chiesa di Bogorodica Ljeviška a Prizren in Kosovo sono luoghi sacri per i serbi ortodossi, i luoghi fondanti della loro identità religiosa e statuale.  Durante la guerra del ‘98-99, e nel periodo successivo, questi monasteri e chiese furono distrutti e danneggiati da parte degli estremisti kosovari. Ora, invece, il governo di Priština (la capitale kosovara) offre la possibilità che quegli stessi monumenti ottengano un riconoscimento a livello internazionale.

Con 27 voti favorevoli, 14 contrari e 14 astensioni, il consiglio esecutivo dell’UNESCO, lo scorso 20 ottobre ha espresso parere favorevole all'inclusione come proprio membro del Kosovo. Però, la decisione definitiva spetterà alla conferenza generale di questa organizzazione che sarà entro il 18 novembre. I paesi membri dell’organizzazione sono 195, e Priština avrà bisogno del supporto di due terzi. Fin’ora i 111 paesi dell’UNESCO hanno già riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, però questa volta la Serbia conta molto sulla Russia, ma anche sui paesi come Cina, Cuba, Argentina e India, che sono in grado di impedire che la candidatura del Kosovo raggiunga la maggioranza. La richiesta di ammissione del Kosovo era stata presentata ufficialmente all'Unesco dall'Albania, dal momento che il Kosovo non è membro dell'Onu. 

Per Belgrado, un eventuale riconoscimento sarebbe un ulteriore distacco del territorio kosovaro che per il governo serbo è ancora considerato parte del paese. Il capo del team serbo che conduce le trattative sull'adesione della Serbia all’Unione europea, Unesco ha dichiarato che l’adesione del Kosovo all’Unesco sarebbe un precedente che causerebbe molti danni al suo funzionamento. Lei ha aggiunto ancora che la Serbia userà tutti i mezzi diplomatici per impedire che il Kosovo diventi membro dell’Unesco. 

Il premier serbo Aleksandar Vu
čić ha invitato i membri del consiglio esecutivo dell’UNESCO a respingere e rifiutare questa candidatura, sottolineando che la Serbia non riconoscerà mai l’indipendenza del Kosovo, però rimane aperta per un dialogo diplomatico per migliorare la relazione con gli albanesi.

Dall'altra parte l’opinione del presidente dell‘Accademia Serba di Scienze ed Arti SANU, Vladimir Kostić, che “la Serbia dovrebbe lasciare il Kosovo in un modo dignitoso” è diffusa tra molti belgradesi. “E’ arrivata l’ora che qualcuno debba dire al popolo serbo che Kosovo non è più Serbia. I nostri monasteri a Kosovo saranno per noi sempre un punto di riferimento, però il Kosovo non è più parte del nostro paese”, ha dichiarato Kostić suscitando molte polemiche tra i dirigenti politici serbi.

Per quanto riguarda Pristina, invece, il vice ministro degli Esteri Petrit Selimi ha detto che il patrimonio culturale di Kosovo appartiene a tutta l’umanità e che, con l’ingresso nell'UNESCO, il Kosovo avrà nuovi meccanismi per proteggerlo.

Il premier attuale kosovaro Isa Mustafa ha detto che è
grato a tutti coloro che li sostengono e che attraverso l'adesione all'UNESCO, il beneficio sarà di tutti i cittadini del Kosovo, a prescindere dalla appartenenza etnica o religiosa.

Ma cosi non la pensano i manifestanti serbi, tra cui molti studenti che sono scesi nelle piazze a Belgrado e Kosovska Mitrovica per protestare pacificamente accusando Priština di volersi impossessare dell'immenso patrimonio artistico e culturale serbo presente in Kosovo.

Il rappresentante dell’ organizzazione studentesca SKONUS, Milan Savić, ha detto che trova ingiusto che quelli che hanno saccheggiato e distrutto le chiese ortodosse in Kosovo adesso vogliano prendersi cura di loro. “Qualunque sia la decisione dell’UNESCO, Kosovo sarà sempre un sinonimo della cultura, storia e identità serba, il nostro legame indissolubile con i nostri eroi come Miloš Obilić e il principe Lazar Hrebljanović”, ha concluso Savić.

 


Tatjana Đorđević

2/11/2015

 

 

 

 

 

 

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