Il Giornale della Medina

Il Giornale della Medina |

 

Raoul Cyril Humpert è giovane e sprizza energia e voglia di vivere. Lavora per l’Università di Stoccarda in collaborazione con l’Università del Cairo, ed è un cittadino del mondo. Qui a Tunisi, per un programma chiamato CCP (Cross Cultural Project), finanziato dall’IFA (Institute for Foreign Affairs), istituto che fa parte del Ministero degli Esteri tedesco, coordina un progetto interessante: le Journal de la Medina”, il Giornale della Medina.

 

“Gratuito con uscita mensile, vedrà la partecipazione attiva della comunità della città vecchia – racconta Raoul - di chi ci vive, ci lavora, ma anche di chi la visita o ci passa semplicemente il suo tempo libero. I temi: dalla storia del singolo allo spazio pubblico, arte, tradizioni, attività innovative e iniziative.

L'obiettivo: portare l'attenzione su un enorme patrimonio, spesso dimenticato o negletto, raccogliere e declinare in chiave moderna un'eredità (materiale e immateriale ) della tradizione, e sfatare i luoghi comuni per cui la Medina sarebbe luogo pericoloso, “labirintico” o solo da cartolina”.

 


 

 

Com'è nato il progetto?

tunis journal 180“Con un’idea dell’Association pour la sauvegarde de la Medina (ASM), dove ho lavorato lo scorso anno. Nella Medina di Tunisi niente è prodotto dalle (o per le) persone che vi abitano: esistono progetti culturali, eventi, festival o opere teatrali, ma in genere a parteciparvi sono persone appartenenti alla borghesia o provenienti da fuori. Da qui l’ispirazione principale del progetto: fare qualcosa per gli abitanti della Medina.

Si è quindi pensato alla creazione un progetto relativo alla salvaguardia della storia, con l'obiettivo di sensibilizzare le coscienze, cercando di “catturare” antiche tradizioni, abitudini e costumi, canzoni, storie, danze… tutto ciò che è difficile da mantenere, e che con il tempo potrebbe andare perso se non tramandato di generazione in generazione. Ecco allora il Journal de la Medina, un giornale basato sulla comunità della città vecchia e del suo dialogo con il suo contesto urbano e sociale. Per parlare prima di tutto con le persone, cercare di capire che cosa pensano, qual è la loro storia, che cosa fanno nel quotidiano, che ci raccontino cosa significa vivere qui da generazioni. Raccogliere memorie, sensazioni e atmosfere, e includerle nel Journal, affinché le persone della Medina si rendano anche conto della propria ricchezza culturale.

 

Il target del Journal de la Medina?

Naturalmente gli abitanti della Medina, ed è il motivo per cui abbiamo deciso di realizzare alcune parti del giornale in dialetto tunisino. Ci saranno anche sezioni in francese (rivolte ad esempio all'enorme comunità francese che vive qui e alla borghesia), altre in inglese e in arabo in un mix equilibrato. Anche la grafica ricorda le pubblicazioni locali degli anni Ottanta, perché gli abitanti sentano che è un prodotto fatto qui, nella loro tradizione e nel loro modo di pensare. L'auspicio è che poi diventi anche un magazine in grado di coinvolgere sempre più persone, tra cui anche le istituzioni culturali.

 

tunis journal 250aaQuali i partner per questo progetto?

Vi è una collaborazione con diversi stakeholders. Predisporremo forse delle mappature con Doolesha, un’agenzia che organizza tour nella Medina per gli stranieri, con la chambre d’hôtes Dar ben Gacem. Lavoreremo anche con la Maison de l’Image, per la rassegna “The Tunisians”, (legata all’idea del progetto newyorkese “Humans of New York”), con foto di tunisini e le loro storie.

 

C'è un modello a cui il Journal de la Medina s'ispira?

Di certo è il Cairo Observer, creato da Mohammed Elshahed, un buon esempio di giornale di successo; ha conosciuto un grande sviluppo, passando da un una foliazione di 4-5 pagine per diventare, in quattro anni, un grande giornale di 60-70 pagine con scrittori internazionali.

Il nostro Journal vuole essere un po’ così, iniziando con 6 o 7 pagine a doppia facciata, pochi contenuti ma di buona qualità, per poi vedere la reazione delle persone e capire quale sia la domanda o l’interesse suscitato. In seguito, capiremo se più persone vorranno collaborare, in modo da avere più contenuti e più pagine. Vediamo come si evolverà nel tempo. Anche per la distribuzionepensiamo a diversi posti nella Medina e a diverse istituzioni culturali, musei come il Musée de la Ville o al centro Tahar Haddad o hotel e ristoranti come El Ali, etc. Se poi vi saranno uscite speciali, ad esempio sull'artigianato della Medina, potremmo chiedere agli stessi artigiani di distribuire il giornale. Si pensa anche a volontari, si vedrà.

 

La redazione come sarà organizzata?

Sarò Project Manager con due Project Coordinators, un tunisino che ha già lavorato a progetti per il Ministero per lo Sviluppo per le Nazioni Unite e una canadese che ha vissuto in Tunisia e conosce piuttosto bene la Medina. Con noi, due o tre consulenti esterni locali che collaborano con diverse istituzioni e che vengono dalla Medina: ci aiuteranno nell'approccio migliore con le persone e nella ricerca delle informazioni.

Non è un progetto a tempo pieno né per i miei coordinatori né per me. Ci incontreremo sempre con i nostri consulenti esterni e con il partner di progetto per capire cosa può essere di interesse e che tipo di contenuto scegliere. Avremo inoltre dei fotografi che cattureranno le atmosfere e i movimenti attraverso immagini di persone e spazi, in una bella interazione con la comunità; le persone porteranno il loro materiale per aiutare il magazine nel suo progetto, e la redazione lo userà nella sua forma originale per dare al giornale una forma di diario.

 

La prima uscita?

Sarà all’inizio di novembre. E per quanto riguarda il tema, si è pensato di dare importanza ad un argomento che non sia un focus tradizionale…come ad esempio il falafel o gli anziani; vorremmo qualcosa di più astratto e più ampio, come l’atmosfera o l’ambiance. Forse la prima uscita sarà proprio sul “Welcoming”, e tutto ciò che riguarda l’accoglienza, il saluto o perché sia così speciale vivere nella Medina, dove quando cammini conosci tutti, come in un piccolo villaggio, in un'atmosfera unica e davvero amichevole.

 

//La medina di Tunisi - (© Photos E. Buchot)Come pensi verrà accolto dalla popolazione della Medina?

L'intento è di adattarci non ai bisogni, ma alle aspettative delle persone, al loro modo di pensare, e in anteprima non c’è il modo di sapere con certezza se l'idea sarà ben accolta. Dopo ogni uscita, di certo faremo una sorta di revisione per capire cosa è andato bene e cosa non ha funzionato, per migliorare il progetto e soddisfare maggiormente le persone. Si tratterà di un processo costante di adattamento. Impareremo strada facendo.

 

 


Rosita Ferrato

14/10/2015


 

 

 

 


 

Related Posts

Il paesaggio radiofonico tunisino

23/09/2014

tunrad 110 bistazzina 30x30abstractOramai è la radio che sta a sentire gli ascoltatori. Hanno invaso le frequenze radio decine e decine di programmi radiofonici in cui viene chiesta l'opinione dell'ascoltatore per telefono, mail o sui social network. Non è facile rendersi conto dei cambiamenti che ha conosciuto il mondo della radio tunisina dopo la rivoluzione.

La Tunisia sotto la lente del “Corriere di Tunisi”

26/10/2014

cor tun 110Intervista a Silvia Finzi, docente universitaria, direttora dell’unica testata italiana in tutta la fascia sud del Mediterraneo e nel Medio Oriente. Un’analisi precisa su luci e ombre della realtà tunisina dopo la rivoluzione: dalla realtà politica e sociale alla libertà di stampa e delle donne.

“Un’Italiana a Tunisi”

31/01/2016

italiana 110Giada Frana, giornalista italiana free-lance, collaboratrice dalla Tunisia per alcuni quotidiani italiani, è curatrice di una pagina face book molto seguita, “Un’Italiana a Tunisi”, in cui racconta la bellezza di quello che considera il suo nuovo Paese d’adozione, ma anche i limiti, i punti di debolezza. Dal suo osservatorio un’analisi dell’attuale situazione tunisina dopo le ultime proteste.