Il manifesto dei giovani rom e sinti

primavera 545

Siamo giovani rom, sinti e non rom, italiani e stranieri.

Molti di noi vengono da una storia di disagio, soprusi ed esclusione, ma non ci siamo fermati e non ci fermeremo.

Nella storia dei nostri nonni, dei nostri padri e delle nostre madri ci sono state persecuzioni, deportazioni, crimini contro l’umanità. Anche oggi molti di noi vivono la fuga dalle guerre, la ghettizzazione e il dolore del rifiuto, e ci sembra che quella storia non finisca mai.

Questo non ci impedisce di essere qui e di scrivere insieme una nuova pagina per la nostra Italia, perché vogliamo andare oltre ed essere attori di un cambiamento di cui tutti possano giovare.

Non accettiamo più che i nostri figli vivano in un paese di ghetti, separazioni, disuguaglianze, povertà, odio e razzismo, né oggi, né domani. La memoria di ciò che è stato, e la consapevolezza di ciò che è, sono per noi la spinta verso la costruzione di una storia diversa.

Sogniamo per l’Italia un risveglio di umanità.

Vogliamo essere un esempio di società unita e libera, come l’Italia dovrebbe essere. Un paese orgoglioso dei suoi valori, aperto verso i deboli, che consenta a ciascuno di essere apprezzato, amato e riconosciuto per le proprie passioni e qualità.

Un’Italia che abbracci le differenze e si consideri fortunata per la ricchezza di tutte le culture che la compongono. Un’Italia serena.

Siamo convinti che questo possa essere realizzato attraverso azioni concrete, particolarmente in quattro aree: le politiche relative ai giovani, all’alloggio, alla scuola e al lavoro.

//Manifesto Primavera Romanì

 


 

I GIOVANI

I problemi che vediamo:

  • I giovani non hanno la possibilità di partecipare in modo attivo ai diversi ambiti della società, hanno poche opportunità di una condivisione reale dei problemi della collettività e di offrire il loro contributo.
  • L’identità può rappresentare un problema e portare al disorientamento: il rischio per molti è non sapere chi si è, se immigrati, rom, sinti, italiani, o tutte queste cose insieme.
  • Il merito e le capacità spesso non vengono riconosciuti e i ragazzi che vogliono costruire il proprio futuro non vengono ricompensati per il loro impegno.

Cosa proponiamo:

  • Nelle scuole superiori dovrebbe essere previsto, tra le attività extrascolastiche che danno dei crediti, il contributo alla collettività, con la possibilità per ciascuno di partecipare a un’attività sociale che consenta di sentirsi protagonista e diventare un cittadino migliore (ad esempio facendo da tutor a un compagno in difficoltà che desidera ricevere aiuto, organizzando un’attività di gioco gratuita per bambini, aiutando il personale della scuola nelle pulizie, facendo volontariato in un’associazione che aiuta persone in difficoltà).
  • Dovrebbero essere istituite consulte giovanili presso Comuni e Municipi a cui poter accedere su basi eque, che abbiano tra i propri compiti il monitoraggio sui progetti che questi enti destinano ai giovani.
  • Le forme di aiuto ai giovani in difficoltà economica andrebbero basate sull’attivazione dell’autonomia, ad es. attraverso affitti a prezzi modici, progressivamente crescenti negli anni per favorire l’indipendenza.
  • L’accesso a musei e monumenti andrebbe reso il più possibile gratuito per i ragazzi fino ai 26 anni che non lavorano e andrebbero previste agevolazioni economiche per i trasporti, il cinema, il teatro e altre iniziative culturali.
  • La legge sulla cittadinanza dovrebbe essere basata sullo ius soli: chi nasce e vive in Italia è Italiano.
  • Andrebbe previsto un investimento in tutta Italia per la riattivazione dei centri di aggregazione giovanili.
  • Sarebbe necessaria una mappatura di spazi periferici in stato di abbandono, dando la possibilità ad associazioni giovanili no profit di ottenerne la gestione e riqualificarli, con la piena consultazione e condivisione degli abitanti del quartiere.
  • Andrebbe alzata la soglia di reddito che dà diritto alla borsa di studio universitaria per studenti in condizioni di disagio socio-economico.

L’ALLOGGIO

I problemi che vediamo:

  • Chi vive nei campi è escluso dalla società, fa fatica a trovare un lavoro, a raggiungere la scuola, a vivere la propria vita in serenità. Gli sgomberi forzati alimentano un circolo vizioso di povertà ed esclusione per chi ne viene colpito.
  • L’accesso all’alloggio discrimina molte categorie vulnerabili.
  • Avere una casa non basta all’integrazione abitativa, senza altri interventi di supporto per le persone in difficoltà.
  • Vi è un’alta incidenza degli sfratti da abitazioni in fitto, senza alternative abitative e in presenza di bambini, anziani, disabili.

Cosa proponiamo:

  • Andrebbe favorito il riutilizzo di appartamenti sfitti e abbandonati, ad esempio attraverso affitti agevolati per le categorie in emergenza abitativa, favorendo soluzioni progressivamente più stabili di autonomia.
  •  Andrebbero promosse soluzioni nuove, tra cui la ripopolazione di borghi storici in fase di spopolamento, comodati in cambio di ristrutturazione e il cohousing tra nuclei familiari.
  • Gli enti locali dovrebbero essere obbligati all’uso degli edifici pubblici inutilizzati nella propria disponibilità per dare un’abitazione ai senzatetto e dovrebbero essere sanzionati economicamente se non lo fanno.
  • Andrebbe previsto un aiuto economico per chi ha perso il lavoro e rischia il pignoramento della casa.
  • Il modello abitativo per soli rom basato sui campi va definitivamente abbandonato, superando i campi esistenti, formali e non formali, che sono luoghi di segregazione e sofferenza.
  • L’accesso alle case popolari andrebbe garantito su basi eque, in particolare rimuovendo ostacoli burocratici come il criterio della residenza ed equiparando lo sgombero da un campo allo sfratto da abitazione, considerandolo come criterio prioritario di accesso.
  • Bisognerebbe garantire che chiunque non disponga di alloggio adeguato abbia accesso all’edilizia popolare, senza eccezioni per chi vive in centri di accoglienza o altri luoghi di ospitalità pubblici.
  • L’inadeguatezza dell’abitazione dovuta a povertà non andrebbe mai considerata un motivo di allontanamento dei minori dalle famiglie, che invece vanno supportate nel rispetto dell’unità familiare.

SCUOLA

I problemi che vediamo:

  • Il sistema scolastico è inadeguato, in quanto troppo nozionistico e non inclusivo.
  • Non c’è un collegamento efficace tra la scuola, la famiglia e i servizi e questo aumenta le difficoltà di molte famiglie nel supportare il bambino nel percorso scolastico.
  • Vi è un alto abbandono scolastico connesso alle condizioni socio-economiche.
  • Esistono trattamenti discriminatori in ambito educativo, tra cui l’alta percentuale di alunni rom e sinti certificati come portatori di handicap; programmi educativi speciali riservati ad alunni rom e sinti; trattamenti lesivi della dignità del bambino o che comunque oltrepassano i confini della potestà genitoriale, tra cui le docce ai bambini all’entrata a scuola.

Cosa proponiamo:

  • Attraverso una riforma, andrebbero modificati i programmi scolastici, integrandoli con insegnamenti partecipativi, laboratoriali ed esperienziali.
  • Andrebbero promossi programmi istituzionali mirati all’intercultura, attraverso figure professionali interne al corpo docente, quali mediatori culturali che utilizzino strumenti innovativi come il plurilinguismo.
  • I rom e i sinti dovrebbero essere riconosciuti come minoranza linguistica.
  • Andrebbe facilitato il contatto tra genitori e scuola. In particolare, andrebbero incluse nelle scuole figure di pedagogisti che : conoscano le problematiche di ogni singola classe e alunno; se ne facciano portatori e risolutori supportando gli insegnanti anche nell’ambito della didattica; favoriscano il rapporto tra famiglie, scuola e servizi; siano disposti all’ascolto all’interno e all’esterno del sistema scuola; promuovano la partecipazione attiva dei genitori e gli incontri tra gli stessi attraverso attività extracurriculari come laboratori, scambi culturali tra famiglie, uscite esterne tra genitori, corpo docente e alunni; identifichino le famiglie non alfabetizzate e le indirizzino verso percorsi di alfabetizzazione per adulti; intervengano nelle situazioni che si presentano tenendo conto delle diverse velocità di inserimento e apprendimento di ciascun bambino.
  • Il personale docente e non docente, incluso il personale ATA, andrebbe formato all’intercultura e al plurilinguismo.
  • Andrebbe disposto un investimento economico statale attraverso : borse di studio che coprano i costi scolastici diretti e indiretti (libri, trasporti) per disincentivare l’abbandono scolastico, in particolare tra il primo e il secondo ciclo di studio; doposcuola con gruppi di studio e attività laboratoriali come informatica, musica e arte; voucher spendibili per eventi culturali.

LAVORO

I problemi che vediamo:

  • La disoccupazione è allarmante ed è particolarmente preoccupante la disoccupazione giovanile e femminile.
  • Il lavoro irregolare e lo sfruttamento sono diffusi in molti ambiti e colpiscono molti gruppi vulnerabili.
  • L’accesso al lavoro è per molti impossibile a causa della mancanza di documenti di soggiorno.
  • Stereotipi e pregiudizi ostacolano l’accesso al lavoro per molti gruppi.

Cosa proponiamo:

  • Andrebbero garantiti corsi gratuiti di formazione, riqualifica e orientamento, che includano la preparazione ai colloqui di lavoro attraverso figure esperte quali psicologi che sappiano indirizzare, ottimizzare e valorizzare le competenze del candidato.
  • Andrebbe favorito l’incontro tra il mondo dell’imprenditoria e i gruppi svantaggiati, anche sperimentando metodi innovativi.
  • Bisognerebbe prevedere incentivi per le aziende che consentano di far emergere il lavoro irregolare e prevedere più controlli per combattere lo sfruttamento lavorativo.
  • Bisognerebbe prevedere incentivi per le aziende che assumono categorie colpite da forme di svantaggio diffuse, tra cui persone mai occupate o con un lungo periodo di disoccupazione e persone in emergenza abitativa (senzatetto, residence, campi).
  • Bisognerebbe prevedere un programma di inserimento lavorativo ad hoc per chi vive nei campi, che consenta di promuovere l’indipendenza, l’uscita dall’assistenzialismo con l’obiettivo di contribuire al bene comune.
  • Andrebbe favorita la creazione di cooperative che valorizzino lavori tradizionali dei rom, come sartorie e laboratori per la lavorazione del rame, etc.
  • Bisognerebbe prevedere un percorso di regolarizzazione per le persone straniere senza documenti e agevolazioni per il costo delle tasse sui permessi di soggiorno.
  • Bisognerebbe trasporre e contribuire a promuovere le iniziative dell’European Roma Institute sulla lotta alla discriminazione in ambito lavorativo.
  • Andrebbe garantito un uso pieno da parte delle Regioni dei fondi europei per la promozione dell’occupazione. Noi crediamo che questo Manifesto sia per l’Italia una preziosa opportunità per non ripetere più gli errori del passato nei confronti della comunità rom e sinte e di ogni persona e comunità discriminata.

I giovani rom, sinti e non che hanno partecipato alla Convention Primavera Romanì

(Roma, 19-21 settembre 2015)

 

 

 

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