Addio a Fatema Mernissi, femminista islamica

mernissi stef 250Ha saputo far capire la globalizzazione e il fallimento dei confini – “la vera questione, oggi, non è come difendere le frontiere ma come tutelare le persone” - il contributo fondamentale delle donne allo sviluppo del mondo musulmano, le potenzialità di internet, delle televisioni satellitari “per rompere il monopolio dell’informazione”, ha demistificato l’immaginario occidentale sull’Islam e il mondo arabo, convinta che sia sbagliata l’idea secondo cui Islam e democrazia sono incompatibili. Con la morte della scrittrice e sociologa marocchina Fatema Mernissi, il mondo arabo, la cultura tutta, perde una delle sue intellettuali più lucide e brillanti, impegnata a rinnovare da una prospettiva laica la cultura arabo-islamica.

Era nata 75 anni fa in un harem di Fez. Ha raccontato il retaggio patriarcale della società marocchina nel libro La terrazza proibita attraverso i suoi ricordi di bambina poco remissiva, capace di convincere la famiglia a ritirarla dalla scuola coranica e a lasciarla frequentare le prime scuole pubbliche del Marocco post-coloniale e l’università. Poi sarà la volta di Parigi, la Svizzera, gli Stati Uniti, i tanti libri che l’hanno resa famosa, l’insegnamento di sociologia a Rabat, all’università Mohammed V.

Sulla base di approfonditi studi coranici, aveva saputo smontare i pregiudizi degli ultraconservatori raccontando il ruolo fondamentale che avevano le donne nella società immaginata da Maometto (Le donne del Profeta), ma anche quelli occidentali sul velo e sulla “passività femminile” nelle culture islamiche, ironizzando sui condizionamenti subiti dalle donne occidentali, “schiave della taglia 42” (L’harem e l’Occidente). In Shehrazad non è marocchina e in Le sultane dimenticate aveva fatto conoscere le numerose figure dimenticate dalla storia, di donne capi di Stato nell’Islam, come l’egiziana Sagarat al-Durr che prese il potere al Cairo nel 1250, dando loro la giusta visibilità. Il suo impegno per la liberazione delle donne si traduceva sia nel valorizzare i saperi della tradizione, come il lavoro delle tessitrici dei monti marocchini, sia battendosi per il cambiamento culturale attraverso le innovazioni giuridiche, come la riforma della Moudawana, il nuovo codice della famiglia, e la lettura di libri nei più sperduti villaggi dell’Atlante, tanto da inventarsi le “Carovane civiche” con la libraia di Marrakesh Jamila Hassoune (Karawan. Dal deserto al web).

Fatema Mernissi si entusiasmò per le Primavere arabe “nulla sarà più come prima, anche se ci vorrà tempo. Indietro non si torna” e considerava abominevole l’estremismo islamico, la violenza. Meritato il premio Mediterraneo di Cultura che le fu conferito nel 2005 dalla Maison de la Mèditerranée “per aver saputo cogliere gli elementi di trasformazione e cambiamento all’interno del mondo arabo che sembrano offrire nuovi strumenti di collaborazione tra società tradizionali e universo globalizzato”. Più che mai in questi momenti difficili che dividono culture e valori, mancherà la sua voce lucida. Restano i suoi libri da leggere o rileggere per aiutarci a capire la complessità del mondo di oggi.

 

mernissi stef 120Le opere di Fatema Mernissi tradotte in italiano:

-        Le donne del Profeta (Ecig, 1992)

-        Le sultane dimenticate (Marietti 1992)

-        Shehrazad non è marocchina (Sonda 1993)

-        La terrazza proibita (Giunti 1996)

-        L’harem e l’Occidente (Giunti 2000)

-        Karawan. Dal deserto al web (Giunti 2004)

-        Le 51 parole dell’amore (Giunti 2005)

 

 

 


Stefanella Campana

03/12/2015

 

 

 

 

 

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