Quando gli arabi esportavano il tarab

Quand les Arabes exportaient le Tarab  | Lamia Ziadé, Hoda Chaaraoui, Badia Massabni, dandy oriental, Oum Kalthoum, Ahmad Rami

Quand les Arabes exportaient le Tarab  | Lamia Ziadé, Hoda Chaaraoui, Badia Massabni, dandy oriental, Oum Kalthoum, Ahmad RamiOh notte, o occhi miei (Ya lil, ya âyn), l’ultimo romanzo grafico di Lamia Ziadé, mescola erudizione, malinconia e leggerezza per costruire una notevole narrazione per immagini la gloriosa storia del tarab, la canzone, il cabaret e il cinema egiziano che hanno cullato il mondo arabo, dal Marocco al Libano, per oltre cinquant’anni. Un periodo in cui soffiava un vento potente di libertà e creatività attraverso tutto il Medio Oriente.

Al di là dell’evidente nostalgia che ci ispirano, oggi, le immagini, i suoni e i testi di quel tempo - che secondo l’autrice inizia con la rivoluzione egiziana del 1919 e su chiude con la guerra in Libano nel 1975 – quello che ci interessa oggi della ricostruzione di quel periodo di libertà e creatività è di sottolineare, per contrasto, lo stato di caos apocalittico nel quale è caduta attualmente la regione.

Lamia Ziadé è libanese. E dunque non dimentica di ricordare l’apporto che un gran numero di artisti originali di quella regione che lei chiama Cham hanno portato alla scena del tarab, la cui capitale era naturalmente il Cairo.

Che cosa è successo nel frattempo? Perché il Levante è ormai solo una valle di lacrime e fuoco? L’imperialismo e l’interventismo delle potenze straniere non spiegano tutto. La celebre Nahda araba ha dolorosamente fallito. Perché ha saputo coinvolgere solo una élite sconnessa dal popolo profondo? La risposta non è così semplice! Domanda difficile!

Ecco dunque, ispirata dall’opera di Lamia Ziadé, una piccola galleria la cui lettura, ne siamo persuasi, vi procurerà un piacere colpevole.

 

Hoda Chaaraoui, dall’harem alla rivoluzione

Quand les Arabes exportaient le Tarab  | Lamia Ziadé, Hoda Chaaraoui, Badia Massabni, dandy oriental, Oum Kalthoum, Ahmad Rami

È nata in un harem sorvegliato da eunuchi. Suo padre era un pacha di alto rango. A 13 anni sposa un cugino.

Durante la rivoluzione egiziana del 1919, Hoda Chaaraoui marcia per le strade alla testa di un gruppo di trecento donne della buona società. Certo, sono tutte velate come si deve, ma le egiziane pretendono dei diritti, ed un primato storico.

1923. Di ritorno da Roma, dove ha partecipato al suo primo congresso femminista internazionale, Hoda Chaaraoui e la sua compagna Ceza Nabaraoui si tolgono il velo e scendono dal treno. Passato il primo momento di stupore, il pubblico venuto ad accoglierle alla stazione del Cairo applaude. Questo gesto sarà ripetuto da molte altre, tra le quali la molto influente Saphia Zaghloul. Quest’ultima si toglie il velo in mezzo alla folla venuta ad accogliere suo marito Saad Zaghloul, celebre leader nazionalista, di ritorno dall’esilio.

 

Rose el Youssef, dal teatro al giornalismo

Quand les Arabes exportaient le Tarab  | Lamia Ziadé, Hoda Chaaraoui, Badia Massabni, dandy oriental, Oum Kalthoum, Ahmad Rami 

Il suo vero nome era Fatma. Sua madre era morta dandola alla luce, a Beirut. Suo padre, ricco uomo d’affari, percorre in lungo e in largo l’Impero ottomano. Affida la figlia a pensione a una famiglia cristiana che la chiama Rose. Un giorno, la pensione smette di arrivare. La ragazza è abbandonata al suo destino. Potrà avere 13 anni.

Alessandria. Rose frequenta l’ambiente del teatro, composto in larga parte da libanesi cristiani. Un certo

Aziz Eid la prende per mano. A 14 anni la sua carriera d’attrice prende il volo. Nel 1925 pone fine alla sua carriera teatrale, lasciando la compagnia Ramsèsdi Youssef Wahbi, la più celebre del Cairo. Fonda una rivista a cui dà il suo nome.

Inizialmente consacrata interamente alle attività artistiche, Rose el Youssef comincia piano piano a trattare tematiche sociali e politiche, non esita a opporsi agli inglesi, a criticare il re e a difendere le donne. La caricatura ha ampio spazio nel periodico. A causa della sua impertinenza, Rose finisce in prigione. Rose el Youssef continua a essere pubblicata al Cairo ancora oggi.

 

Badia Massabni, coreografa e regina della notte

//Sala Badia. Situato nella celebre via Emad Eddine, accoglieva sia gli ufficiali egiziani che quelli inglesi. È qui che hanno debuttato Taheya Carioca e Samia Gamal

//È. Badia Massabni a inventare questo abito scollato, composto da un due pezzi in mussolina ornato di paillettes Anche lei è nata a Beirut, in una famiglia cristiana di condizione molto modesta. A sette anni viene stuprata. I suoi fratelli, violenti e alcoolisti, non glielo perdoneranno mai.

1926. Dopo lunghi anni di vagabondaggi e miseria in compagnia della madre, che la porta da Beirut al Cairo passando per l’Argentina – con “pause” nei bordelli, un finto matrimonio ma soprattutto un gran numero di “comparsate” in diversi cabaret del Medio Oriente – Badia Massabni apre il suo locale.

Situata nella celebre via Emad Eddin, tra il Majestic e il Semiramis, non lontano dalla Sala Marie Mansour, la Sala Badia diventa rapidamente il cabaret cairota più conosciuto.

Nel suo locale, frequentato sia da ufficiali egiziani che da ufficiali inglesi, Badia propone un’alternanza di numeri europei e orientali. Ma la grande opera di Badia Massabni sarà di rivoluzionare, letteralmente, la danza orientale, la cosiddetta danza del ventre. Sarà lei la prima a far indossare alle giovani ballerine della sua compagnia questa famosa tenuta seminuda, costituita da un due pezzi di mussola finissima, ornata da perline, che ha fatto sognare tante generazioni! Grande consumatrice di commedie musicali americane, Badia Massabni trasformerà i movimenti e le coreografie dei suoi spettacoli ispirandosi ai balli più diversi che vedono la luce in questo periodo così ricco dal punto di vista creativo.

Sotto l’ala protettrice di Badia Massabni si formeranno due danzatrici d’eccezione: la molto voluttuosa Taheya Carioca e la non meno sensuale Samia Gamal. Entrambe diventeranno rapidamente delle stelle luminose del cinema egiziano.

Fin dai suoi inizi, infatti, il cinema si appoggia sulla presenza quasi sistematica di almeno una sequenza di danza orientale in ogni film, abbinata a una bella e lunga canzone, anche se spesso – va detto - non coerente con la sceneggiatura.

Rovinata dai suoi amanti e spogliata di tutti i suoi beni dal nipote, l’ex regina che aveva dominato incontrastata le notti cairote e alessandrine grazie ai propri casino invernali ed estivi, finirà i suoi giorni in una piccola fattoria della Valle della Bekaa, sulla strada che da Beirut porta a Damasco. Venderà formaggi, succhi di frutta e panini. Durante le loro tournée nella regione, Taheya Carioca e Samia Gamal non mancavano mai di renderle visita, per abbracciare colei che aveva loro insegnato tutto.

 

Abdelwahab, dandy orientale e genio musicale

//Al cinema, la silhouette e i modi da dandy di Abdelwahab contribuirono al pari della sua voce a renderlo immensamente popolare.  

 

//Il cantante giovanissimo, in compagnia del suo mentore, il poeta Ahmed Shawki BeyÈ nato due anni dopo il secolo XX, figlio di un muezzin e lettore del Corano affiliato alla moschea Saïdi al Shaarani del Cairo. Suo padre sogna per il figlio una carriera all’università Al Azhar. Ma lui decide diversamente. Molto presto comincia a frequentare le feste di matrimonio, per apprezzare e studiare il canto. A dieci anni, da bambino prodigio, calca la scena per la prima volta. A tredici registra il suo primo disco. L’anno successivo all’Hotel Stefano di Alessandria viene notato da Ahmed Shawki. Il principe dei poeti che chiede di incontrare il ragazzo.

Ahmed Shawki Bey è in quel momento il personaggio più in vista del regno delle lettere arabe. A causa dei suoi poemi patriottici, gli inglesi lo hanno spedito in esilio per lunghi anni. È anche un uomo ricco e raffinato. Si trasferisce con il suo giovane protetto nella sua sontuosa villa di Giza.

A partire da quel momento, Mohamed Abdelwahab frequenta i locali alla moda, i salotti letterari e i circoli del potere. Impara il francese, scopre le vestaglie da camera di seta, le scarpe di vernice, lo smoking e il fumo delle sigarette. I due uomini passano l’inverno al Cairo, l’estate in Libano, l’autunno a Parigi. Ogni volta che il giovane canta i poemi del suo pigmalione, è un trionfo.

Al cinema, la fisionomia e i modi da dandy di Mohamed Abdelwahab contribuiscono al pari della suaincredibile voce a donargli una notorietà fenomenale.

Abdelwahab non è un bell’attore con la voce soave. È un compositore capace di innovare e insieme un produttore formidabile. Ben prima della fine degli anni Venti, fonda il tarab tradizionale che il futuro Maestro intesse di jazz, rumba e tango. Con buona pace degli Antichi, che demolisce uno a uno.

Abdelwahab si spegne nel 1992, circondato dal massimo rispetto. A partire dagli anni Ottanta si era ritirato dalla vita pubblica, circondando la sua vita privata di un aura di mistero. Si sa che si è sposato tre volte e ha lasciato una discendenza numerosa.

 

Oum Kalthoum, la diva assoluta

//Non si ha notizia di mariti né di amanti della Sitte (la Dama, soprannome di Oum Kalthoum). Ha avuto solo due ammiratori in lacrime: il poeta Ahmed Rami e il compositore Mohamed Qasabgi 

//Oum Kalthoum ha cantato una sola volta a Parigi, all’Olympia nel 1967. Al suo arrivo, Orly era sommersa dai fans, con grande stupore dei giornalisti francesi che non la conoscevanoÈ nata intorno al 1904 in un povero villaggio del delta del Nilo. Suo padre era l’imam della moschea. A cinque anni la iscrive al kouttab dove impara a memoria il Corano.

L’imam, suo figlio e suo nipote eseguono i canti religiosi in occasione dei matrimoni nella regione. Oum Kalthoum impara tutto. Un giorno sostituisce suo fratello malato, vestita da maschio. Avrà avuto 8 anni. La sua voce eccezionale la trasforma ben presto in un’attrazione nella regione. Comincia a guadagnare dei soldi.

L’imam suo padre è un uomo pio. Oum Kalthoum canterà vestita con abiti ampi, asessuati, in luoghi dove non circola alcool. È sempre circondata dai suoi familiari maschi, garanti dell’onore del clan.

Di villaggio in villaggio, di successo in successo, Oum Kalthoum ormai ragazza arriva fatalmente nei saloni della borghesia cairota, che da un lato è affascinata dalla potenza della sua voce androgina, dall’altro è sedotta dalla purezza originale, arabo-beduina, dei temi che interpreta. Piace ai nazionalisti. Hoda Shaaraoui la invita spesso a esibirsi in incontri militanti.

Sia mai! I maschi un po’ rozzi in galabbiyyehe keffieh che la circondano, le sbavano dietro, come si direbbe oggi. La poesia arabo-beduina, sì! I fellahin, no! Le critiche piovono da tutte le parti. Nella sua rivista, Rose el Youssef suggerisce alla cantante di dotarsi di un takht (piccola formazione musicale) come si deve, adatta ai tempi nuovi.

Poco a poco, con difficoltà ma senza scoraggiarsi, Oum Kalthoum si separa dalla sua parentela e cambia pelle. Due uomini, colpiti dal suo talento eccezionale, contribuiranno alla sua metamorfosi: il poeta Ahmad Rami e il compositore Mohamed Qasabgi.

Oum Kalthoum porta ormai una pettinatura arricciata. Indossa abiti di sartoria, impreziositi da un filo di perle. Si nutre di letteratura e poesia araba. Impara le basi del francese, la lingua comune nei salotti della borghesia cosmopolita egiziana, nonostante il paese sia sotto l’influenza inglese.

Ciononostante, la futura diva assoluta che dominerà il mondo arabo e non solo, conserverà sempre un’evidente austerità che rimanda alle sue pie origini contadine. Niente trucco esagerato, né tantomeno scollature profonde. Fino a cristallizzare, nella terza parte della sua vita, quest’immagine oggi iconica: tailleur nero in città, abito lungo con perle, ma rigorosamente a maniche lunghe, in scena. Il tutto sottolineato dai suoi irrinunciabili chignon e dagli occhiali stile anni Sessanta.

Oum Kalthoum non fuma e non beve. Non si ha notizia di mariti né di amanti: solo due ammiratori disperati, Ahmad Rami e Qasabgi. Fino alla fine la diva, dal noto carattere irascibile, li tratterà male, anche dal punto di vista economico. Le sue nemiche, numerose, hanno fatto circolare la voce che la Sitte (la Dama) preferiva le donne, visto che non c’era alcun uomo nella sua vita. Ma nulla è stato mai provato.

Oum Kalthoum ha saputo utilizzare la radio, il media più potente della sua epoca, come nessuno prima di lei. Tutti i primi giovedì del mese interpretava in diretta una canzone inedita. Per essere più stimolata, ma anche per beneficiare dei famosi “Ya Allah !” necessari a dare il ritmo al concerto, che durava in media due ore, pretendeva che ci fosse il pubblico presente durante la registrazione. Erano due ore in cui milioni e milioni di adepti, dal Marocco al Libano, restavano letteralmente ipnotizzati da questa voce fuori dal comune.

Il 4 febbraio 1975 Radio Misr interrompe le sue trasmissioni per trasmettere dei versetti del Corano. I funerali di Oum Kalthoum sono altrettanto impressionanti di quelli di Nasser, il leader panarabo che la Sitte aveva tanto sostenuto. Con lei se n’è andato un certo mondo arabo. O meglio, una certa idea del mondo arabo…

 


 

Jamal Boushaba

Traduzione di Cristiana Scoppa

25/01/2016

Contenuto pubblicato da Le Desk e diffuso da Babelmed nell’ambito del programma Ebticar

 

Lamia Ziadé

Autrice e artista libanese, vive a Parigi.

1968. Nasce a Beirut.

1975. Ha 7 anni all’inizio della guerra del Libano. La sua famiglia, maronita, non lascia il paese.

1986. Inizia gli studi alla Scuola superiore di arti grafiche Penninghen, a Parigi.

2003. Debutta presso gli stilisti Jean-Paul Gaultier e Issey Miyake. Illustra libri per bambini e pubblica dei disegni erotici. Il suo lavoro si ispira alla Pop Art.

2010. Pubblica presso l’editore Denoël la sua prima graphic novel, Bye Bye Babylone, che racconta i primi anni della guerra attraverso i suoi ricordi di bambina.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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