Muri e recinti: non è questa l’Europa in cui vogliamo vivere

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Donne in rete per un altro genere di politiche,  per un altro genere di accoglienza, per un’Europa solidale e inclusiva. -  Sabato 13 febbraio 2016 - 10.30 - 18.30 - Secondo incontro nazionale: Casa Internazionale delle Donne Via della Lungara 19, 00165 Roma

 

“Poter andare dove si vuole è il gesto originario dell'essere liberi, mentre la limitazione di tale libertà è stata da tempi immemorabili il preludio della schiavitù”. “Non possiamo scegliere con chi coabitare il mondo”. (Hannah Arendt)

 

 

Dopo l’appello lanciato in novembre come rete di donne che vogliono mettere in campo un altro genere di politica sull’immigrazione e un altro genere di accoglienza, la situazione in Europa è ulteriormente peggiorata, in un crescendo di chiusure e di razzismi.

Il sogno di un’Europa solidale e inclusiva, mai realmente nata, sta definitivamente tramontando nel cinismo e nell’ipocrisia delle politiche sulla popolazione migrante. Inutili parole “umanitarie” smentite da accordi più o meno segreti che mirano a costruire un vero e proprio muro della vergogna a sud dell’Europa, bloccando ogni libero accesso a migliaia di donne, di uomini, di bambini in fuga dalle guerre e dalla fame. Nel frattempo si ricomincia a parlare di un intervento armato dell’Italia in Libia, accodandosi alle richieste degli Usa. Un delirio di cui non si vede la fine, nonostante i disastri provocati dalle guerre occidentali che sono ormai sotto gli occhi di tutto il mondo.

Di fronte a questa situazione, le persone che siedono in quelle stanze istituzionali stanno di fatto decidendo sulla vita o sulla morte di altri esseri umani. Esiste non il diritto, ma il dovere di dare asilo a chi è in pericolo, e l’Europa lo sta violando. Non basta: a chi ha la “fortuna” di scampare ai naufragi, i civilissimi paesi nord-europei chiedono addirittura di farsi spogliare dei propri averi e dei pochi oggetti preziosi. Queste richieste risvegliano orribili ricordi purtroppo non così lontani, soprattutto in questi giorni della memoria. I simboli sono potenti.

Una volta di più è necessario far sentire le voci delle donne e degli uomini che a questa deriva umana e politica si oppongono. L’Europa in cui ci possiamo riconoscere è quella della splendida gente di mare delle coste mediterranee che sfida mille pericoli per salvare vite, è quella delle tante associazioni di volontariato che s’impegnano generosamente per assistere e proteggere, è quella della società civile che offre accoglienza e riparo.

Non ci possiamo invece riconoscere nei fantasmi securitari costruiti ad arte come alibi per riportare le nostre vite sotto meccanismi polizieschi di controllo. Sono le gabbie identitarie e regressivamente nazionaliste che si stanno moltiplicando nei paesi europei a farci paura, perché sappiamo benissimo quale pericolo rappresentino per la libertà delle donne, come sempre è avvenuto a occidente e a oriente, a nord come a sud. Un neopatriarcato egoista e predatore che tenta di farci tornare indietro, a un mondo di fortezze e di barriere che confina i corpi, impoverisce le vite ma arricchisce i mercati. Dire no al muro della vergogna per noi significa dire no alla violenza, all’esclusione, al razzismo. Un mondo che porti il segno del femminile non ha bisogno di muri.

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Per adesioni:

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Roma segreteria@casainternazionaledelledonne.org

Milano effe.elle42@gmail.com; info@casadonnemilanomilano.it

 

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