La commedia siriana.. tra “assadismo”, immoralità e high society

Le soap syrien : mélange d’assadisme, d’immoralité et de jet-set | Ebticar, Ramadan, Bab al-Hara, Saria Al Sawas, Abwab al-Hara

“Quando vediamo che viene calcato l’accento su modelli ormai estinti, come la totale sottomissione della donna, il prezzo di sangue, il settarismo o i quartieri che si fanno la lotta, sentiamo che dietro si cela un desiderio di far tornare tali idee nella società”. Nada si chiede: “Dopo quarant’anni di oscurantismo sotto gli al Asad, abbiamo ancora bisogno di fare riferimento al passato?”

Per molti siriani il mese di Ramadan si identifica con le serie tv, quasi come con la liquirizia e il tamarindo, dato che nelle ultime decadi ne è divenuto elemento cardine e rituale da non perdere. Dopo anni di sfrenato pompaggio delle compagnie di produzione e fedeli appuntamenti dei telespettatori, il Ramadan si è trasformato prima di tutto nel mese delle serie tv, e un po’ meno di rituali religiosi, che alcuni rispettano e altri evitano. Sembra che la produzione continui a gonfiare i numeri anno dopo anno: in confronto alle 23 serie del 2015, questo Ramadan la produzione siriana ha raggiunto più di 32 serie, mentre di fronte alle 130 serie arabe del 2015 oggi ne troviamo 170. Ma l’aumento della quantità riflette un miglioramento della qualità? Che cosa pensano i telespettatori delle serie trasmesse quest'anno?

 

La commedia soffre di psicosi

Per Nada, una studentessa universitaria di Hama, l'attore siriano ha perso il rispetto e la posizione che aveva nei cuori degli spettatori, "Come posso continuare a seguire qualcuno che sullo schermo rappresenta dei valori, ma nella vita reale ne svela il contrario? Prima della rivoluzione, molte serie contenevano una critica politica diretta, come “Maraya” (Specchi), “Boqet Dawo” (il riflettore), “De‘a Da‘ya” (Un paesino perduto), o le comiche teatrali “Kasak ya watan” (alla tua, o patria!) e altre ancora, ma da quando la gente è insorta, attori che ieri criticavano il governo, oggi ne fanno brillare l’immagine e gli dichiarano lealtà. Come possiamo continuare a rispettarli?”

Una delle ragioni per cui Nada si astiene dal seguire la commedia contemporanea è il dominio che l’”assadismo” esercita su di essa, “sia nella scenografia, sia attraverso gli attori. L’ufficiale dell’esercito viene dipinto al massimo grado di umanità e levatura, i fatti reali vengono distorti, come se lo spettatore fosse stupido o cieco alla realtà che lo circonda”. La commedia siriana deforma la situazione attuale. È una vera e propria psicosi, purtroppo.

 

Solo l’high society

Walid, un professore della periferia di Damasco, è d’accordo con Nada rispetto al cosiddetto ”assadismo” presente nelle serie. “Prima, se vedevamo un attore per strada ci affrettavamo a salutarlo per scattarci una foto con lui o chiedere l’autografo, li amavamo davvero. Mentre poco tempo fa ho visto Abbas al Noury e Nizar Abu Hajar in una via di Damasco e non ho provato alcun desiderio di avvicinarli. Oggi camminiamo su due strade diverse”.

La commedia siriana rappresenta solo una piccola fetta del popolo, ovvero le famiglie straricche secondo l’espressione di Walid, che spiega “vediamo ragazzi di 25 anni su auto di lusso, l’ambientazione scenografica è in case e ville che mai ho visto in vita mia, l’attore indossa marche famose e tra una scena e l’altra cambia abbigliamento, la maggior parte degli appuntamenti si svolge in ristoranti che l’80 % della popolazione siriana ha scordato” e continua ironico “se andassi a pranzo fuori con quel ritmo, il mio stipendio finirebbe in tre o quattro pasti, la commedia dovrebbe rispecchiare la realtà, non tradirla”.

La percentuale di siriani sotto la soglia di povertà è arrivata all’87%. Secondo un recente studio di un centro di ricerca e sondaggio, una famiglia per vivere avrebbe bisogno sei volte tanto di quello che percepisce.

 

La commedia non rispecchia i siriani

Quando ho chiesto cosa pensava della commedia siriana alla signora Umm Adnan una casalinga di Homs, mi ha risposto con poche parole “un’etica in declino” -- elemento prevalente nella maggior parte delle serie che dovrebbero essere destinate alle famiglie. “I vestiti sconci aumentano di anno in anno, le scene tra ragazzi e ragazze superano i limiti delle buone maniere e dei nostri costumi, prima le scene di passione non andavano oltre a parole sdolcinate e mani intrecciate, mentre oggi le scene di letto e di nudo sono diventate prioritarie in tutte le serie”. Umm Adnan non segue più le serie con il figlio minore che ha tredici anni. “Erano un bel rituale familiare, alle nove ci riunivamo tutti per vedere una commedia che ci rispecchiava e ci raccontava delle nostre preoccupazioni, ma oggi tutto questo è andato perduto, non voglio trovarmi da un lato ad educare mio figlio e dall’altro constatare che la commedia indebolisce la sua etica. Quello che viene trasmesso oggi non ci rappresenta.”

 

Vino anziché acqua

“Il vino ha preso il posto dell’acqua”, così Ruba, una studentessa d’Ingegneria dell’università di Damasco, descrive quello che vede in tv. “Amo intrattenermi con le serie, ma ciò che viene trasmesso oggi è provocatorio e imbarazzante, non le posso più guardare con uno dei miei fratelli o con la famiglia”.

Ruba addita quello che definisce una profusione del bere alcolici nella maggior parte delle serie “c’è una parte della società che beve, ma non così tanto come viene passato dalle serie”. Guardo film stranieri e non vedo una tale concentrazione sull’alcol come da noi. Per non parlare della moda del fumo, le serie incoraggiano a fumare e bere alcol per far parte della high class o di quella degli intellettuali. A proposito del Ramadan 2016 Ruba dice che di certo non invoglia proprio a guardarla. La puntata d’apertura di “Bala Ghamad” è una scena in un casinò tra bicchieri di araq, ballerine e canzoni di Saria Al Sawas, oltre all’incredibile quantità di “assadismo” che incombe, l’esercito viene descritto come possessore di un’elevata moralità e un’immaginaria coscienza umana. L’orientamento è fin troppo chiaro dalla prima scena e non si differenzia tanto da una serie e l’altra. “Perché non viene indicato che è per maggiorenni e viene trasmessa in un orario in cui i bambini dormono?”

 

Le stagioni di Bab al Hara (la porta del quartiere)

Bab al Hara è una serie iniziata nel 2006, ovvero dieci anni fa, la gente è ancora entusiasta di guardarla? Ci risponde Umm Adnan: “Sì e no, no perché è diventata noiosa, sì perché è l’unica che posso vedere con mio figlio piccolo, visto che contiene meno scene libertine”.

Mentre Ruba dice che la ripetizione è diventata insopportabile. “Si è trasformata in un vero e proprio prodotto commerciale, le storie si ripetono, si potrebbe dimezzarne la durata se dai dialoghi venissero cancellate le espressioni “ibn ammy” (mio caro) e “toqborny” (mi fai morire per quanto ti amo).

Walid osserva che Bab al Hara da rituale dei rituali del Ramadan si è trasformata in una “storia fiacca”, in cui si inseriscono a forza storie che non reggono: “Bab al Hara quest’anno affronta il tema dell’intolleranza religiosa in maniera ridicola, mostrandolo nel personaggio di Sam’o, un uomo così bigotto che si allontana parecchio dalla nostra società e dalla religiosità siriana, in poche parole, Bab al Hara è un’attrazione solo per bambini, anzi anche loro sono poco convinti di quello che vedono”, e aggiunge ironico: “persino la sottomissione delle donne è presente quest’anno nel personaggio chiamato Nims”

 

Il fenomeno delle Abwab al-Hara (le porte di quartiere)

Nada osserva che oggi siamo di fronte al fenomeno di “Abwab al Hara”, riferendosi alle numerose serie con la stessa ambientazione damascena di Bab al Hara. Quest’anno sono: “Bint al Mawaldi”, “Tawq al Banat” (la collana delle ragazze), “Etr Al Sham” (il profumo di Damasco) “Sadr el baz” (il quartiere di Damasco Sadr el Baz) e “Khatoun” (la gentildonna).

Secondo Nada tutto questo è legato alla “nostalgia del passato” fino ad arrivare all’“abbrutimento del popolo”, e spiega: “quando vediamo che viene calcato l’accento su modelli ormai estinti, come la totale sottomissione della donna, il prezzo di sangue, il settarismo o i quartieri che si fanno la lotta, sentiamo che dietro si cela un desiderio di far tornare tali idee nella società”. Nada si chiede: “Dopo quarant’anni di oscurantismo sotto gli al Asad, abbiamo ancora bisogno di fare riferimento al passato?”

 

Una commedia malata

Durante l’intervista, il professor Asem Jaradat, un ricercatore in comunicazione che ha presentato domanda di dottorato in Cinema e Televisione, afferma che la commedia siriana oggi è vittima della stessa frammentazione di cui soffre la società siriana, e aggiunge “la commedia siriana era una vera e propria scuola, la sua ricca varietà si era creata un nome all’interno dell’arena araba. Dall’inizio della rivoluzione ha subìto un duro colpo con la separazione tra registi, attori e montatori ed è rimasta intrappolata nella frammentazione, esattamente come la società”.

Jaradat osserva i molti tentativi di recupero, ma afferma che non c’è rimedio che tenga. “Se vogliamo darne una definizione è una commedia malata in tutti i sensi, anche nelle serie storiche troviamo una realtà distorta.

Inoltre, dice che Bab al Hara si sarebbe dovuta fermare alla seconda stagione “se non alla prima” e aggiunge “tutte le sue stagioni, prima o dopo la rivoluzione, non sono di elevata qualità artistica e mettono in ridicolo l’intelletto delle persone. Anche se, ammette, è uno dei lavori arabi più guardati, “può essere paragonato ai film commerciali americani sono sì seguiti da tantissime persone, ma sempre film commerciali rimangono, non c’è paragone con i film francesi e italiani di grande valore artistico che partecipano ai festival e vincono premi internazionali, nonostante i loro spettatori potrebbero non superare le tre migliaia”.


Hanin al Naqri

Traduzione dall’arabo di Lea Martinoli

Articolo ripreso dal sito Enab Baladi nell’ambito del programma Ebticar

http://www.enabbaladi.net/archives/84283

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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