Ricordi di donna da un campo minato

Souvenirs de femme dans un champ de mines | Kasserine, attentat

Sono in viaggio verso il governatorato di Kasserine, non sto nella pelle per la felicità. Durante il tragitto mi tornano in mente stralci di vita, dall’infanzia alle medie, quando eccellevo sui miei compagni di classe, ma anche le sofferenze che ho patito quando mi sono iscritta all’università e ho scelto di specializzarmi in giornalismo. La maggior parte delle persone mi consigliavano una specializzazione diversa, più adatta a una ragazza, ma l’ostinazione mi ha sostenuto sempre fino alla laurea. Ero fiera di me e, forte dei miei successi, speravo di ottenere facilmente un posto di lavoro.

La pellicola dei ricordi mi passa fulminea davanti agli occhi sulla strada per Kasserine, dove la redazione mi ha mandato a girare un’inchiesta sul terribile attentato lì avvenuto. Mentre l’autista sfreccia veloce per farci arrivare prima possibile, io e i miei colleghi parliamo della funzione che ognuno di noi avrà sul posto. Di tanto in tanto i ricordi ritornano, con i particolari delle fatiche alla disperata ricerca di un posto di lavoro. Avevo mandato un’infinità di domande e ogni volta le speranze si trasformavano in delusioni che si susseguivano senza fine e io, sempre più determinata, progettavo nuovi tentativi. La frustrazione aveva avuto la meglio solo quando mi ero resa conto che molti dei miei colleghi, meno diligenti di me negli studi, ottenevano incarichi e iniziavano rapidamente a farsi strada.

Prima di arrivare nella zona dell’attentato ci imbattiamo nei vari posti di blocco delle forze di sicurezza. Riusciamo a superali tutti fino a raggiungere il punto più vicino al luogo dell’attacco dove erano stati uccisi dei soldati. Siamo tra i primi giornalisti ad arrivare sul posto. L’adrenalina è alle stelle, lì a pochi passi c’è appena stato un attentato e si tratta del primo incarico importante da quando sono stata assunta settimane fa. Finalmente è arrivata l’occasione che aspettavo da tempo per mettermi alla prova.

Andiamo direttamente all’ingresso dove i soldati tesi stanno in estrema allerta. Mostriamo i nostri tesserini per ottenere il lasciapassare e riprendere il luogo dell’attentato. I soldati mi guardano interrogativi e fanno un cenno al tenente che prende a scrutarci uno a uno, dalla testa ai piedi, fino a quando arriva a me. Mentre continua a fissarmi chiede pungente: “Chi di voi entrerà per riprendere?” e io ribatto veloce: “Tutti, entreremo tutti”. Il tenente, che aveva appena spostato lo sguardo sul mio collega, mi ribatte intransigente: “Non se ne parla”. “Perché? Siamo una troupe al completo e vogliamo entrare tutti insieme”, insisto io. La discussione s’accende e la tensione aumenta perché stiamo perdendo l’occasione di avere lo scoop e per me in particolare significa indebolire a priori il mio lavoro. Alla fine il tenente cede e dà il permesso solo a due dei miei colleghi. Tento invano di convincerlo che la mia presenza come relatrice dell’inchiesta è fondamentale. Il tenente mi dice che il luogo è pieno di sangue e ci sono ancora dei soldati feriti che devono essere portati via: è una scena difficile da sopportare per me che sono donna.

I piedi mi si inchiodano al suolo quando sento il tenente che pronuncia quella frase: “Questo tipo di scene non è adatto alle donne”. Mi chiedo se non sia proprio questo, la visione di scene simili, un esempio delle vere cause che portano a discriminare le donne dagli uomini. Non c’è dubbio che sia una scena dura e cruenta, ma chi ha detto a quel tenente che non ce la faccio a sostenerla?

Mentre i miei colleghi continuano a discutere, io annego nel mare di ricordi che si richiamano l’un l’altro: “Questa specializzazione non è adatta a una ragazza”; “Questa mansione non fa per te”; oppure “Questo è un tipo di lavoro solo per uomini”, e così via. Improvvisamente realizzo che la nostra cultura e società sono ancora impregnate di discriminazione fin dalle fondamenta. La donna è ancora una donna secondo quella cultura che ripropone distinzioni e divisioni in ogni aspetto della vita quotidiana, così da rendere la vita delle donne simile all’andatura che si ha quando si attraversa un campo minato.

 


Nabil Dowaikat

Traduzione dall'arabo Lea Martinoli

Souvenirs de femme dans un champ de mines | Kasserine, attentat

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