DOSSIER. Omicidio di Giulio Regeni. Come oscurare informazione e ricerca sociale in Egitto

REG 110 ritagliataMentre l’Italia e l’Egitto provano a normalizzare i propri rapporti, sullo sfondo degli accordi commerciali che legano i due paesi e del piano Minniti per contenere i flussi migratori nel Mediterraneo, si cerca di spingere l’omicidio di Giulio Regeni nel dimenticatoio. Sui media filogovernativi si costruisce una narrazione che individua capri espiatori e molti media online indipendenti, tra gli altri Mada Masr, da cui è tratto questo dossier, non sono più accessibili dall’Egitto. La ricerca sociale è sempre più sgradita alle autorità. La paura è ovunque, anche e soprattutto in chi fa ricerca. Un meccanismo psicologico profondo, il cui svelamento aggiunge un tassello importante alla comprensione della deriva autoritaria che l’Egitto sta vivendo dopo l’avvento al potere del generale al Sisi.

 

1-IMMAGINE 1L’Egitto nella morsa di al Sisi. Informazione e ricerca sociale imbavagliate

Sono passati quasi due anni dal brutale assassinio del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni. Mada Masr, media indipendente che lettori e lettrici di Babelmed conoscono per la collaborazione che lega le due testate, ha dedicato molti articoli al suo caso. Questo dossier ne presenta una selezione che racconta la deriva autoritaria sempre più marcata del governo al Sisi, la morsa nella quale sono stretti media e ricerca sociale, sempre più sotto attacco, mentre l’Italia normalizza i rapporti con l’Egitto nonostante non ci sia ancora alcuna “Verità per Giulio Regeni”.

 

2-IMMAGINE 2Sotto i riflettori. Giulio Regeni secondo gli opinionisti dei media egiziani

Gran parte della scarsa cronaca fatta da giornali e talk show TV egiziani ha alternato la tesi della cospirazione dei media stranieri contro l’Egitto – un discorso ricorrente nella narrazione del governo – ad appelli per difendere gli interessi nazionali, in particolare le trattative economiche del paese con l'Italia e il suo ruolo di mediatore con la confinante Libia. Intanto la censura chiude un sito d’informazione indipendente dopo l’altro, e c’è sempre meno spazio per chi la pensa diversamente dal governo del generale al Sisi.

 

3-IMMAGINE 3Giulio Regeni, il nostro paese e la ricerca sociale

Giulio Regeni era un esponente di quella corrente della ricerca sociale che intende il proprio lavoro anche come strumento per migliorare le condizioni delle compagini sociali di cui si occupa. Per questo forse ha pagato – e nel modo più atroce possibile – la chiusura del governo egiziano verso le scienze sociali, accusate di essere sobillatrici di rivolte. Ne parla su Mada Masr Yasmine M. Ahmed, socio-antropologa all’American University del Cairo.

 

4-IMMAGINE 4-2Sull’essere perseguibili. Fare ricerca in Egitto dopo Regeni

Essere ricercatori sociali in Egitto oggi significa fare i conti con la paura. Non la paura comune, quella che può avere chiunque, quella di cui il/la ricercatore/trice è testimone passivo, seppure empatico. Dopo l’omicidio di Giulio Regeni, chi fa ricerca sociale in Egitto fa i conti con la propria paura. Helena Nassif ha così individuato il meccanismo di disciplinamento della paura, dove l’impunità del reato serve a rafforzare il meccanismo di autocensura dei ricercatori sociali. Un disvelamento essenziale.

 

5-IMMAGINE 5Il sito Mada Masr rimane bloccato

Inchiesta prorogata fino al 22 ottobre: ancora nessuna decisione sul ricorso di Mada Masr contro l’oscuramento del suo portale d’informazione indipendente, inaccessibile in Egitto ormai dal 24 maggio. Il rimpallo sull’attribuzione di poteri e competenze tecniche per imporre tale blocco tra le autorità egiziane lascia aperti molti interrogativi su chi, davvero, ha predisposto questa misura che ha colpito Mada Masr e altri 20 siti di informazione, tra cui Al Jazeera, e ormai coinvolge 434 siti web oscurati in Egitto.


- Traduzione dall'inglese di Lea Martinoli
- Editing Cristiana Scoppa
 

 

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