Abbecedario all’era del Coronavirus

Molte cose sul coronavirus, più o meno “virali”, circolano liberamente in rete. E all’improvviso questo grande vuoto al quale siamo stati di colpo costretti tutti quanti si riempie fino all’orlo, a volte addirittura troppo.

Chiusi in casa, i nostri smartphone non cessano di trillare: scherzi e piccoli stereotipi si affollano sui nostri schermi. Di questo passo potremmo stilare una lista alla Bouvard e Pécuchet. “Non tutti i mali vengono per nuocere”, “guerra al nemico invisibile”, “Italiani brava gente”, come si dice qui. I nostri gesti di solidarietà sono altrettanto noti: cantiamo tutti insieme contro il virus, applaudiamo dai balconi gli sforzi del personale sanitario, rendendoci conto che lo slogan “RestiAmo a casa” vale solo per chi ha un tetto sulla testa.

Uno si improvvisa professore a distanza, impiegato/a digitale e psicologo on line, i meno fortunati vanno al lavoro, con guanti e mascherina. Quanto ai bollettini medici, sono sempre più allarmanti: più di tremila morti dallo scoppio dell’epidemia. Il virus colpisce ormai i quarantenni come gli ottantenni. Ma il mio telefono non smette di squillare, e le battute di susseguirsi, come tanti campanellini lanciati dalle nostre solitudini.

Si passa dal riso folle all’angoscia, dal completo isolamento al flashmob musicale. Un po’ schizofrenico, forse, ma nel frattempo l’umorismo ci salverà…

Davanti a questa frenesia, nel mezzo del mio salone deserto, devo pur reagire in qualche modo: ecco il perché di questo piccolo abbecedario al tempo del Coronavirus che comincio qui.

L’appuntamento è per domani con la lettera A, come Assenza, dove confluiscono Attesa, Aiuto, Amore, Altro.

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Traduzione dal francese Federica Araco