Falce e rastrello: la rivoluzione delle ortiste romane

“Nuovo attacco notturno del nucleo autonomo ‘Nuovo Salario’: messo a dimora un rosmarino, in prossimità di una salvia e di una lavanda, frutto di un attacco precedente. Api, siate le benvenute!”, annunciavano su Facebook i Giardinieri sovversivi romani il 23 maggio scorso. Nelle settimane precedenti, un oleandro, un ligustro e un gelso nero erano stati interrati al grido di “più ossigeno, meno CO2!”.

Apartitici e senza sovvenzioni, questi appassionati giardinieri anonimi dal 2010 organizzano blitz notturni per piantare alberi e fiori in aree verdi incolte e rinsecchite aiuole spartitraffico. I loro interventi sono gesti poetici e di attivismo politico che rivendicano la sacra legge della biodiversità.

“Agiamo localmente e autonomamente”, spiega Barbara, che ha aderito al gruppo insieme al marito Sergio. “Recuperiamo semi e talee dove capita e, quando arriva il momento, le mettiamo a dimora vicino alle fontanelle pubbliche per poterle annaffiare regolarmente, almeno nei primi due anni. Spesso sostituiamo alberi morti con nuovi esemplari più resistenti, prediligendo quelli con bacche edibili per gli uccelli in cerca di cibo”.

1. Il simbolo dei Giardinieri Sovversivi Romani. Fonte: Facebook.

Nel comune agricolo più grande d’Europa, con una superficie rurale pari al 40 percento della sua estensione, si moltiplicano le azioni di guerrilla gardening e agricoltura spontanea negli spazi interstiziali, lungo gli argini dei fiumi, nei parchi trascurati delle periferie.

Il comitato Pigneto Vivo organizza periodicamente interventi di recupero per ripulire le aiuole del quartiere e arricchirle con nuova vegetazione.

I volontari di Green Rome in pochi anni hanno messo a dimora oltre cento piante ispirandosi al cortometraggio d'animazione di Frédérick Back L’uomo che piantava gli alberi, tratto dall’omonimo romanzo di Jean Giono.

C’è, poi, Retake Roma, un movimento spontaneo no-profit che promuove qualità, vivibilità e decoro urbano attraverso 85 gruppi di quartiere e oltre 40 città gemellate in tutta Italia. Insieme ai volontari della Temple University e di Restart from Zero, Retake ha recentemente creato “Rome Riverwalk”, un progetto per restituire l’intero parco fluviale del Tevere alla cittadinanza.

2. Il 15 giugno scorso adulti e bambini hanno estirpato erbacce e smaltito rifiuti tra Ponte Milvio e il Ponte della Musica per recuperare uno spazio urbano completamente abbandonato a se stesso. Credits: Retake Roma.

“Il fenomeno è in continua espansione”, spiega Silvia Cioli, architetta e co-fondatrice di Zappata Romana, un progetto di studioUAP che dal 2010 censisce le iniziative presenti sul territorio. “Abbiamo mappato finora circa 200 realtà, tra giardini (102), orti (67) e giardini spot (31). La maggior parte si concentra nei municipi a est e sud-est di Roma, sia per motivi morfologici sia per la tradizionale inclinazione all’associazionismo di alcuni quartieri, mentre nelle zone a nord il fenomeno è quasi inesistente, per i diversi stili di vita e per l’impervietà del territorio, articolato in forre e crinali. La presenza femminile è preponderante e, scherzando, ho più volte detto che l'orto è donna: esistono anche orti di sole donne”.

Il fermento è tale che, nel 2015, il Comune ha istituito l’Ufficio Orti Urbani per assegnare gli spazi da coltivare con specifici bandi, privilegiando le categorie sociali più in difficoltà. Il Nuovo Regolamento è, tuttavia, ancora in attesa di approvazione e, finora, solo 3 progetti sono nati sotto l’egida capitolina, di cui solo uno è ancora esistente. “A Torino, Milano, Udine e in altre città italiane, le amministrazioni locali sono molto più attive e sensibili. A Bologna è stato addirittura indetto un concorso di architettura per rendere gli orti esteticamente più gradevoli, con appositi percorsi, recinzioni e casette per gli attrezzi. A Roma, invece, agiamo ancora tra legalità e illegalità, in balìa del sindaco di turno e dei lunghissimi tempi della burocrazia. Qui tutto si basa sull’azione spontanea di piccole associazioni o singoli cittadini: è una vera rivoluzione dal basso”, conclude Silvia.

Numerosissimi sono gli orti urbani per l’autoproduzione di frutta e verdura, come quello di Garbatella, tra tutti il più longevo, nato sotto gli uffici della Regione Lazio dalla mobilitazione del quartiere contro la costruzione di un centro commerciale in un’area destinata al verde pubblico. In 25 appezzamenti di circa 40 metri quadrati ciascuno, oggi 200 persone coltivano “rapporti umani, ortaggi, frutta, alberi, fiori, olive ed erbe aromatiche”.

3. Gli orti urbani di Garbatella. Credits: OUG.

Ci sono, poi, gli orti sociali come l’EutOrto, creato dai Lavoratori Scomparsi Agile ex Eutelia Information Technology: 16 sistemisti, ingegneri e programmatori, tra cui 7 donne, che hanno deciso di reagire al trauma del licenziamento con resilienza e creatività.

Moltissimi sono i giardini e i parchi pubblici salvati dallo stato di abbandono e trasformati in spazi condivisi co-gestiti dagli abitanti di zona. Ne è un esempio il Parco del Drago, un appezzamento di circa 20 ettari tra Dragona, Dragoncello e l’area golenale del Tevere. Un luogo ricco di interesse storico, archeologico e naturalistico lasciato per anni nel degrado più assoluto e oggi riportato alla sua originaria bellezza grazie al costante lavoro di manutenzione dei volontari di Insieme per la Curtis Draconis, un’associazione che prende il nome da una villa romana qui rinvenuta. Oltre a numerose altre domus del II e III sec d.C., strutture ipogee e interessanti sepolture, nell’area c’è anche una torre di avvistamento contro le invasioni saracene del IX secolo, in via di disfacimento, e diversi esemplari del rarissimo eucalipto argentato, una specie arborea presente solo qui, nel Parco del Circeo e in Australia. Le combattive Tatiana e Alessandra, insieme a Ludovico e Oberdan, i soci fondatori, organizzano molti incontri per bambini ed eventi per sensibilizzare la cittadinanza e rinegoziare con il Comune un Piano di Recupero Urbano che prevede la costruzione di 8 palazzine e altri edifici destinati a servizi proprio al centro del terreno. Falciando, potando e ripulendo a spese proprie, i volontari hanno reso il Parco quasi completamente riconoscibile nella sua forma complessiva e realizzato una sentieristica (#SentierodelDrago) che collega il X Municipio al mare attraverso le pinete di Castel Fusano e Castel Porziano (#DorsaleciclabileMareTevere).

4. Una veduta aerea del Parco del Drago. Credits: Insieme per la Curtis Draconis.

Alle attività per bambini sono destinati, infine, gli orti didattici come l’Hortus Urbis, l’Orto di Roma, un progetto sperimentale nato nel 2012 dalla collaborazione tra i cittadini e il Parco dell’Appia Antica. In 16 aiuole su uno spazio lungo circa 50 piedi romani, pari a 225 metri quadrati, vengono coltivate 70 varietà di piante già diffuse nell’antichità e selezionate da esperti tra quelle menzionate da Catone, Virgilio e Plinio il Vecchio. Le più note sono: l’achillea millefolium, che energizzava le truppe in guerra; la malva, amata da Cicerone; la lattuga, usata a scopi terapeutici da Augusto; le margherite pratoline, che lenivano le ferite da taglio dei legionari; la borago officinalis, che adornava le case degli sposi; i gigli e le rose che, mischiati al rosmarino, impreziosivano le corone sacre agli dei; ma ci sono anche calendule, narcisi, giacinti, viole e bocche di leone. L’Hortus ospita, inoltre, un allevamento di lombrichi, un semenzaio, un roseto con rose galliche, canine e damascene e un frutteto con specie arboree anticamente impiegate per uso medicinale, culinario, simbolico e tintorio.

“È una vera novità che un ente pubblico abbia coinvolto i cittadini in questo modo”, commenta Silvia, co-fondatrice del progetto. “Prima era un’area incolta inaccessibile: è stata ripulita e adesso viene curata da un gruppo di volontari eterogenei, tra cui professionisti, pensionati, giovani e disoccupati, con un rapporto tra donne e uomini di 10 a 2. Anche nei corsi che organizziamo le iscritte sono molto più numerose, a volte addirittura in una proporzione di 10 a 1 rispetto agli utenti maschi”.

5. Laboratorio di orticultura e giardinaggio per bambini all’Hortus. Credits: Zappata Romana.

6. Laboratorio di acquerello botanico e naturalistico all’Hortus. Credits: Zappata Romana.

7. Domenica in famiglia all’Hortus Urbis. Credits: Zappata Romana.

Ogni anno circa duemila persone partecipano alle numerose attività didattiche e ricreative, tra laboratori con illustratori, giardinieri e teatranti, atelier di acquerello naturalistico, letture dei classici en plein air, corsi di panificazione naturale nel forno in terra cruda e visite guidate.

Oltre a ricostruire la storia agricola della città valorizzandone la biodiversità, questo progetto è oggi un prezioso punto di aggregazione sociale intergenerazionale che ha il merito di aver restituito uno degli spazi verdi più suggestivi della Capitale alla sua originaria bellezza.

Federica Araco

26 giugno 2019